UNA LUNGA STORIA D’AMORE

Dedicato a Sir Thomas Lipton

UNA_LUNGA_STORIA_D_AMORE.jpg

Eureka! L’Italia ha vinto Euro 2020. Tutta l’Italia è in festa. Il Presidente della Repubblica Mattarella ha ricevuto gli Azzurri al Quirinale, sono loro giunti titoli onorifici – come avvenne per le vittorie ai mondiali del 1982 e del 2006 con gli allora Presidenti Pertini e Napolitano – i milioni di italici improvvisati allenatori hanno concordato sulla bontà dell’opera di Mancini e del suo gruppo. Nella stranezza di un campionato postergato di un anno per Covid, la lietezza del successo degli Azzurri.

Incollato agli schermi, un popolo di sportivi – dall’Atlantico al Mar Nero, dal Baltico al Mediterraneo – ha gioito e sofferto. Il calcio sa muovere passioni e sa essere fulcro delle dinamiche sociali. Sport e storia si intrecciano.

Fino agli inizi del ‘900, non si intravedeva, nel Belpaese, la funzione sociale del calcio. Non si era colto quanto tale sport potesse essere strumentale per altri scopi. Esemplificativo è che a Palermo, il 13 e 14 maggio 1910, si svolse un torneo di football, organizzato dal Comitato coordinatore dei festeggiamenti nel Primo Cinquantenario del 27 Maggio 1860, per ricordare e celebrare l’insurrezione contro i Borboni. Quale occasione migliore per rinvigorire l’unità d’Italia? Invece, al torneo parteciparono solo squadre dell’ex Regno delle due Sicilie e dell’ex Stato della Chiesa. Immaginiamo, invece, il valore simbolico che avrebbe avuto, in detto torneo in Trinacria, la partecipazione di compagini del nord, del centro e del sud.

Sempre nel 1910, si svolse anche il campionato italiano di football. Ci risiamo: quale occasione migliore per rinvigorire l’unità d’Italia? Invece, al campionato “italiano” parteciparono solo squadre di tre regioni del nord: Piemonte, Lombardia e Liguria.

In una Italia non proprio neonata ma non ancora coesa, non si pensò di “investire” nell’aggregazione, sfruttando la divinità sferica. Restarono steccati e distinzioni. Qualcuno sostiene che la vera unità italiana si concretizzò nelle trincee. Un brivido ci coglie: meglio un pallone, a unire, che una pallottola.

I giornali dell’epoca, di quel 1910, descrissero l’evento siciliano e riportarono che, tra il pubblico, il sesso gentile era largamente rappresentato da uno stuolo di elegantissime signorine e graziose signore…. Certamente, le donne non avevano ancora parità di diritti ma erano comunque tenute in grande considerazione, almeno in Sicilia.Non a caso Sciascia parla di società matriarcale, nel descrivere i costumi della Trinacria nei primi anni del secolo scorso.

Una persona lungimirante, considerando le capacità delle donne – in parte messe in evidenza e in parte nascoste … per non fare sfigurare l’uomo –, poteva prevedere che prima o poi ci sarebbe stata la sacrosanta parità di diritti e di opportunità tra uomini e donne. Ma mai e poi mai “un mago” dell’epoca poteva prevedere la popolarità e l’importanza sociale, politica ed economica che avrebbe assunto il calcio nel 2021.

cms_22613/2v.jpgForse qualcosa aveva intuito Sir Thomas Lipton, un mecenate dello sport e un appassionato di football a cui furono intitolati tre storici tornei a Palermo, a Torino e in Sudamerica. A Palermo, dal 1909 al 1915, il torneo Lipton, con squadre dell’ex Regno delle Due Sicilie. A Torino, dal 1909 al 1911, il torneo “Sir Thomas Lipton Trophy”, con squadre di diverse nazioni. In Sudamerica, dal 1905 al 1992, “La Copa Lipton”, tra le nazionali di Argentina e Uruguay che si affrontarono complessivamente 29 volte in 29 anni non consecutivi.

Sir Thomas merita un pensiero mentre beviamo una calda tazza di tè tra il primo e il secondo tempo di una partita di calcio. E merita anche un brindisi. Ma si può brindare a Lipton con una tazza di tè?

cms_22613/3.jpg Nel primo dopoguerra, il calcio iniziò a unire l’Italia. Nel 1926, furono costituiti due gironi trasversali con squadre di tutta la penisola e nel 1929/30 si disputò il primo campionato a girone unico, una formula che è rimasta immutata fino ad oggi. Gli anni trenta furono caratterizzati da grandi vittorie internazionali della nazionale: nel 1930 vince la Coppa Internazionale; nel 1934 e nel 1938 i Mondiali di calcio; nel 1936 le Olimpiadi. Il regime fascista comprese l’importanza del calcio dal punto di vista politico e sociale. I giornali, la radio e gli altri mezzi di comunicazione di massa, si adeguarono ed esaltarono anche le sconfitte della nazionale con il termine “vittoriosa sconfitta”. Ritorna in mente il Professore eoliano Franco Scoglio: Che libidine quando perdo. La sconfitta mi esalta come le vittorie: posso riassaporare degli stimoli insostituibili. Nel 1934, gli inglesi sfidarono i Campioni del Mondo italiani. L’allenatore Vittorio Pozzo teme il confronto con i Maestri che avevano snobbato i Mondiali. Dalla rosea dell’11 luglio 2021… Ma è Mussolini in persona a imporre il viaggio a Londra e al Duce non si può dire di noLa Nazionale perde 3 a 2, ma esce tra gli applausi. Nasce la leggenda dei “Leoni di Highbury”. La Gazzetta recita … gli azzurri del Duce attaccano la ripresa a grande andatura, spiegano le insuperabili virtù della loro intelligenza e del loro stile e chiudono la partita con un punteggio brillante e un ardore meraviglioso. La partita, disputata il 14 novembre 1934, ufficialmente amichevole, passò alla storia come “La Battaglia di Highbury”. Un insuccesso reso epico e infiocchettato come vittoria, tra retorica e sapiente utilizzo di strategie per illudere la massa: un classico di quei tempi sempre più cupi. Ma l’impresa sportiva, beninteso, v’era tutta.

cms_22613/4.jpgAltra partita importante per la propaganda fu quella del 12 giugno 1938, allorquando l’Italia affrontò, nei Mondiali, i padroni di casa della Francia con un completo nero, lo scudo sabaudo e il fascio littorio sul petto. Come se non bastasse, i giocatori salutarono con il braccio teso, come da canovaccio di regime. Salì una bordata di fischi. Pozzo fece ripetere provocatoriamente il saluto. I Neri – che fortunatamente ritornarono a essere Azzurri ben presto – vinsero 3 a 1. Una vittoria in terra straniera, anzi in territorio ostile…; così scrisse “Il Popolo D’Italia” nel commentare la partita. Propaganda di regime.

Nel 1922, il dittatore aveva asserito come la cinematografia fosse “l’arma più forte”. Negli anni Trenta, prodromici ai disastri bellici, una interessante forza era ravvisata nella strumentalizzazione del calcio.

Nel secondo dopoguerra, il primo invito alla Nazionale arrivò dalla Svizzera. Così scrisse “La Gazzetta dello Sport”: Amici svizzeri: col vostro invito ci avete donato questo alto privilegio ch’è d’amore, di civiltà, di vita. Noi sportivi italiani non lo dimenticheremo. E difatti, lo ricordiamo anche oggi, nel 2021. La partita venne disputata l’11 novembre 1945: fu un pareggio, 4 a 4.

Con i mutamenti politico-istituzionali, si ritenne logico cambiare il nome allo Stadio di Torino: da Stadio Mussolini a Stadio Comunale. Alcune squadre mutarono nome e magliette. Basti pensare all’Inter che, dopo il periodo “Ambrosiana”, tornò a essere tale, come contrazione di Internazionale, già denominazione da ulcera per i fascisti. Il mitico Pozzo continuò ad allenare la nazionale, il cambio di regime non lo tange, si dimise solo per motivi sportivi, dopo la sconfitta casalinga del 16 maggio 1948, per 4 a 0, inflitta dall’Inghilterra.

Grazie anche alle vittorie del Grande Torino il calcio continuò la sua ascesa in popolarità. La tragedia di Superga del 4 maggio 1949, con il piangente Pozzo a riconoscere le salme dei giocatori granata, e i conseguenti funerali che videro la partecipazione di circa 600.000 persone, dimostrarono a tutti l’importanza del calcio. Per puro caso si salvò Nicolò Carosio: non era nell’aereo per la concomitante cresima del figlio. Miracolosamente vivo, ebbe modo di continuare nelle sue bellissime radiocronache e telecronache, donando tanto al successo del calcio.

cms_22613/5.jpg

Dal 1933 al 1970 commentò, alla radio e in TV, circa 3.500 partite. Sarti, Burnich, Facchetti, Bedin, Guarnieri, Picchi, Jair, Mazzola, Domenghini, Suarez Corso. Era bello sentire la voce appassionata di Nicolò Carosio che presentava, negli anni Sessanta del boom economico, i giocatori della mitica Inter del “Mago” Helenio Herrera. Tutti conoscevano a memoria la formazione tipo, e molti settantini di oggi la ricordano ancora; ma tutti aspettavano di sentirla “cantata” da Nicolò Carosio. Erano le prime partite in bianco e nero, le prime edizioni della Coppa dei Campioni con avversari come il Real Madrid, Il Benfica, il Celtic e il Liverpool. Partita rimasta nella storia, quella contro i “rossi”: sconfitta per 0 - 2 in Inghilterra e vittoria per 3 a 0 a San Siro. Intanto, Rita Pavone, Pel di carota, cantava La partita di Pallone. Donne che reclamano spazio, nel maschile mondo pallonaro. Se ne fa voce lei, torinese di origini siciliane.

Sul finire degli anni Ottanta,riappaiono gli stranieri nel campionato di serie A che non sono sempre star come Zico, Falcao, Platinì e la mano de dios Maradona (oh mama mama mama, lo sai perché mi batte il corason? ho visto Maradona…ho visto Maradona e innamorato son..). Ma è la svolta. Negli anni 2000,Battipaglia, si cambia!”: il calcio prende un nuovo binario. I tornei nazionali si infarciscono massicciamente di atleti stranieri, così da essere via via sempre più pochi gli italiani che giocano nelle grandi squadre, oggi sono in genere 2 o 3. Per esempio, nella formazione tipo dell’Inter campione d’Italia 2020/2021 ci sono solo 2 italiani: Barella e Bastoni. Il calcio si globalizza. Molti tifano per due o tre squadre e per i campionissimi.

cms_22613/6.jpg

Se la star cambia squadra, molti tifosi, specie i più giovani, tifano per la nuova squadra. L’idolo è Leo Messi. Negli ultimi anni è stato sotto contratto col Barcellona per circa 65-70 milioni di euro l’anno (Corriere della Sera, 15 luglio 2021). Netti, sia chiaro: al lordo la cifra supera i 100 milioni di euro all’anno!Il suo competitor è Cristiano Ronaldo, CR7, con oltre 300 milioni di followers.

Anche se poche regole calcistiche sono mutate rispetto a quelle di un secolo prima, il contesto è completamente diverso. Letteralmente dominato dagli interessi economici e tenuto in grande considerazione dai politici. Basta pensare alla reazione di milioni di tifosi e dei governi europei quando alcuni tra i più importanti club hanno tentato pochi mesi fa di realizzare la superlega continentale di calcio.

cms_22613/7.jpg

Ancora una volta scopriamo che lo sport veicola ed esalta il sentimento nazionale, come se fosse diventato l’unica espressione umana capace di generare e legittimare democraticamente lo spirito patriottico”, così scrive Ezio Mauro, su “La Repubblica” del 12 luglio 2021, dopo la vittoria dell’Italia agli europei. Una rivincita dei figli dei “Leoni di Highbury” – copyright Nicolò Carosio – contro i Maestri Inglesi. Una vittoria vista in TV da decine di milioni di spettatori, solo in Italia gli spettatori sono stati circa 21 milioni.

La vittoria accresce il prestigio dell’Italia nel mondo. Per festeggiarla, un minuto di applausi per il Ministro Daniele Franco ha interrotto l’Eurogruppo riunito con tutti i ministri finanziari dell’Unione. Nel nostro piccolo possiamo testimoniare che amici turchi, francesi e austriaci, che non sentivamo da tempo, ci hanno scritto per congratularsi con noi per la vittoria dell’Italia.

Per Euro 2020, forse anche per distrarre le popolazioni dai disagi patiti per il Covid, c’è stata una campagna mediatica molto lunga e intensa che ha coinvolto, in tutta Europa, le televisioni pubbliche e private, oltre, naturalmente la carta stampata e i social. Tanto per intenderci: mille volte più persuasiva delle campagne mediatiche fasciste e certamente favorita da grandi interessi economici. Alcuni dati: cinque anni fa in Francia il fatturato totale dei Campionati Europei fu di 1,9 miliardi di euro con un utile netto per gli organizzatori di circa 847 milioni di euro. Per Euro 2020, nonostante il Covid e l’emergenza sanitaria, il fatturato lordo ha sfiorato i 2 miliardi di euro (“Il Fatto Quotidiano”, 7 giugno 2021).

Conclusione

Possiamo paragonare il calcio professionistico all’uomo. La passione e le regole del calcio sono sempre le stesse come lo sono i sentimenti umani: amore, odio, gelosia, ambizione di potere, ecc. Ma tutto intorno è cambiato. Fortunatamente, però, il calcio non si gioca solo ai massimi livelli. Quello giocato dai ragazzini nelle strade, nelle piazze, nei porti, nelle foreste e nei deserti, è la linfa vitale dello sport. La felicità di un giovanissimo che vince all’ultimo secondo una partita “importante”, giocata magari nel sagrato di una Chiesa, è paragonabile alla felicità di un professionista che vince gli Europei o i Mondiali di Calcio.

Avete unito l’Italia”, pubblica “La Repubblica” del 13 luglio 2021, forse dimentica Garibaldi e i Mille, Francesco Crispi e la rivolta di Palermo. La retorica non difetta neanche oggi. Al di là delle facili e scontate battute, non sono stati i calci di rigore sbagliati dagli spagnoli e dagli inglesi o le parate del ventiduenne Gigio Donnarumma - golden boy con contratto da 12 milioni di euro netti all’anno con i francesi del PSG - a unire gli italiani. Piuttosto, è proprio l’amore per il calcio, una lunga storia d’amore, che unisce le persone al di là delle vittorie e delle sconfitte.

La Tragedia di Superga insegna. Il calcio, a moltissimi, ricorda il proprio vissuto, la propria giovinezza, i propri padri, fratelli e gli affetti in genere; le partite viste in tv già decenni addietro anni assieme agli amici, magari anche con la futura moglie. Un goal come occasione di euforia, per strappare un timido bacio.

Il calcio somma ricordi e progetti. È dinamo di passioni. Non sorprende che, tra il 2010 e il 2020, sono stati realizzati in Europa 153 nuovi stadi, con 4 milioni di posti a sedere, per 20 miliardi di investimenti (Corriere della Sera, 16 luglio 2021). Anche le donne si stanno innamorando sempre di più di questo sport e negli ultimi anni si sono moltiplicate le calciatrici e le spettatrici. La domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallone Perché, perché una volta non ci porti anche me.

Infine, curiosità spicciole da granita al limone al bar sport “O Rey”. Mancini, è nato a Iesi nelle Marche e a Iesi nacque, nel 1194, Federico II, per oltre 50 anni Re di Sicilia. E, proprio alla Sicilia, sembra che spettino due primati: nel 1909, da Palermo, fu trasmessa la prima partita in diretta telefonica, da Villa Sperlinga a casa Bruschini, abbonato numero 358; nel 1913, a Palermo, fu girato il primo filmato di una partita, a opera dei proprietari del cineteatro palermitano Lucarelli. La deduzione viene spontanea, Nicolò Carosio non poteva che essere nato a Palermo.

Andrea Vaccaro e Camillo Beccalli

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


News by ADNkronos


Salute by ADNkronos