UNA GIORNATA CELEBRATIVA DI TE, DONNA!

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Lontana dalle sponde lambite dal qualunquismo del criticismo o della banalizzazione della "festa" della donna, la celebrazione di oggi è volta a convogliare la nostra attenzione, a non disperdere il capitale di sacrificio, appartenente a tutti noi. Stimola ad attingere nel pozzo della memoria, pieno d’acqua per alcuni ma secco, prosciugato per altri. La memoria è cultura, radice, linfa, vita che rende consapevoli, immortali. Bisogna combattere il male, la bestia ancora imperanti, consapevoli della fragilità, ma al contempo della forza, del coraggio della donna che, in quanto dà la vita, è essa stessa la vita. Non importa che esistano donne malvagie come uomini eccezionali, la Donna va protetta, ancora soffocata, vilipesa da lungo retaggio di sopraffazione. Mi fanno tenerezza i venditori nelle solite postazioni per le cicliche ricorrenze, festività, l’8 marzo vendono mazzetti di mimose con orsacchiottini, per racimolare qualche spicciolo, magari non sanno niente del perché di “giornate delle donne”, di Rosa Luxemburg, di lotte, di diritti femminili…del resto tanti, deficitari in cultura, non sanno che la giornata internazionale fu istituita l’8 marzo 1917, in Russia, quale Giornata internazionale della donna operaia.

I venditori tuttavia, nel proporre i loro pensieri di umile fattura, sono più puri di coloro che propongono diamanti, di certi uomini che omaggiano le loro donne di doni abbaglianti per nascondere la putritudine del loro agire, tradire, mercificare, o annebbiati le considerano come l’esclusa pirandelliana. Essi magari non sanno perché si regalino le mimose, non importa; presso le bancarelle mi piace spiegare il simbolo di questi minuscoli piccoli mondi sferici, perfetti, che trovano consistenza nell’essere insieme, leggeri, fragili per la sensibilità che “spolverano” nell’aria, riempendola di profumo, del colore che richiama la luminosità solare, la luce.. L’8 marzo dovrebbe essere omaggiata la luce, quella che illumina la notte oscura, riscalda il cuore desolato, rischiara l’anima affranta, fa compagnia alla paura, alla triste solitudine, incoraggia a trasportare gravi pesi, addolcisce la via buia senza barlume, speranza. I venditori di mimose ci ricordano la ciclicità, quale è la sofferenza dell’universo donna, posta spesso nelle condizioni di incapacità a difendersi dagli attacchi, di cui non riconosce le armi, consegnandosi nuda, integra a mani che immagina la accarezzino, stringano amorevoli, mentre invece la sacrificano, uccidono! Il bisogno del maschio di prevalere non è stato estirpato! La donna deve sempre attivarsi, il suo essere è un mondo sfaccettato, poliedrico, fatto di contrasti, di luci, ombre, silenzi, urla, amore, tenerezza, genialità, fantasia, creatività che ne fa un unicum, nella bellezza dell’unione delle donne, come i piccoli mondi sferici, profumati, sensibili dei grappoletti di mimosa, fiore simbolo, povero: tutti possono raccoglierlo, apparentemente fragile, crescendo anche nella terra non fertile, come la donna apparentemente debole ma dal coraggio immenso, dalla forza di dare la vita ovunque si trovi.

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Non sia impedito vivere sentimenti autentici alle donne, siano libere, non silenziate, vilipese dal gallismo maschilista, rese patetiche dalla manipolazione luccicante pseudomodernista, opacizzate dal velo del fanatismo religioso, violate, massacrate dalla consapevolezza maschile di avere perso il potere del possesso. La donna è come una stella che esplode, miriadi di stelline si propagano nell’universo ognuna fa splendere una parte di cielo, conquistato sempre più da chi sembrerebbe nata, per essere sacrificata, incolpata delle sciagure umane. Eva è la tentatrice, induce Adamo a perdere il paradiso terrestre. Nessuna storia per la "femmina" in autonomia positiva, creatrice. L’homo è il vir, forza, detentore di potenza, di cui il fallo è emblema, signore della vita a partire dal mito dei popoli primigeni, espressione di potere, adoperato nella iconografia anche in funzione apotropaica, a scacciare il malocchio, sventure, propiziando benessere. La femmina incarna il male, la seduzione distruttiva, diventando vittima sacrificale. Ovidio, Virgilio, Euripide, Shakespeare penetrando nei meandri della psiche umana, attraverso la scrittura mitica, epica, tragica ci presentano il sacrificio della donna sull’altare dell’uomo: Ifigenia sacrificata da Agamennone per una buona navigazione, Dafne costretta, respingendo Apollo, a perdere l’umanità, trasformata in pianta. Donne che scoprono il sentimento, ritenuto fragile, secondario dal vir, che vuole disfarsi degli effetti femminilizzanti della passione, deprivativi di forza, distruttivi nella sfera pubblica. Plutarco ne Le vite parallele parla di Paride, fuggitivo, rifugiato nel talamo di Elena, Antonio rinunciatario alla vittoria per seguire Cleopatra. Ercole sottomesso ad Onfale, perde la forza, castrazione simbolica. Il vir obbedisce al dio fallico Priapo, riconoscendone la superiorità. Sulla femmina, essere inferiore, non riverente, vittima sacrificale, si abbatte la violenza del vir. Francesca da Rimini, amando Paolo, trucidata dal marito Gianciotto Malatesta, Desdemona, moglie innocente, uccisa da Otello per reprimere la presenza della donna in sé, nel mondo. La donna ha lottato contro la demonizzazione medievale, la bambolizzazione, la cortigianizzazione, per secoli, l’angelefocolarizzazione fascista, la canonizzazione fisica top model. Nell’era della parità dei diritti di genere, ancora si uccide la femmina, voce urlante la debolezza dell’uomo. Dalle nostre viscere provenga il grido di fermo alla violenza. Convogliamo i pensieri su treni che transitino sullo stesso binario. Oggi viaggiamo su quello della civile convivenza, i vagoni sfrecciano sicuri, il male dai finestrini appare essiccato, lontano, ma attenzione! è pronto a sorprenderci sardonico alla fermata del treno. Si presenta quale mano violenta sferrante colpi, in un mondo di piaghe sociali, aculturale, automatizzato, emotivamente analfabeta, di arrogante pseudopotere, frantumatosi, rivelante immane fragilità.

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L’"essere donna" è la mano della sensibilità, dell’amore, l’afflato magico, divino del mondo! È la creta estratta dalla terra, plasmata dalla mano di Dio, emblema della Grande madre, generatrice di vita. È il velo delle Grazie contro la ferinità brutale, la favilla che scatena il fuoco dell’amore, dell’Alfa privativa che sconfigge la morte, partorendo la vita. È la fiaccola alimentata dall’olio del sacrificio, della dedizione per i propri "messi al mondo". È il capo di Venere, soffio rigeneratore, primaverile, reclinato su Marte, per distoglierlo, seducendolo, dalla distruttiva guerra. È "di foglie un cader fragile" nel vissuto ricco di sentimento. È "amor ch’a nullo amato amar perdona”, nel tessere il filo della vita, affidatole dalla Parca. È i quattro elementi Terra, Aria, Acqua, Fuoco che costituiscono la substantia, l’essenza del mondo!

Cettina Bongiovanni

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