UE CONVOCA AMBASCIATORE RUSSO

Il tentativo di dialogo dopo il caso-Sassoli: la Russia disconosce le istituzioni sovranazionali?

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L’Unione Europea ha convocato l’ambasciatore russo a Bruxelles dopo le sanzioni da parte di Mosca che hanno colpito 8 alti dirigenti europei, tra cui il presidente del Parlamento David Sassoli. L’ambasciatore russo è stato ricevuto ieri pomeriggio dal segretario generale della Commissione europea e da quello del Servizio europeo per l’azione esterna. All’incontro, è stata comunicata la forte condanna delle sanzioni contro Sassoli, la vicepresidente dell’Esecutivo europeo, Vera Jurova, e gli altri dirigenti vittime del provvedimento. Quanto alla risposta alle sanzioni, la questione sarà discussa lunedì al Consiglio esteri dell’Unione, in vista di un’azione congiunta, qualunque essa sia. Per l’Alto Rappresentante per gli affari esteri Josep Borrell, spiega il suo portavoce, le sanzioni russe sono una “decisione senza fondamento e senza alcuna giustificazione legale". Più di tutte, ha destato sconcerto e sdegno la decisione ai danni proprio di Sassoli.

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Dichiarare come “non gradito nel Paese” il Presidente della massima espressione democratica delle istituzioni europee è un atto politico che assume sfumature che vanno ben oltre la semplice rappresaglia. Si tratta, da parte della Russia, della chiara volontà di escludere dalle relazioni gli organi comunitari, mantenendo invece i rapporti con quelle istituzioni che sono interstatali (ovvero che basano le proprie decisioni sull’unanime volontà dei diversi capi di governo degli Stati membri, invece che su procedimenti sovranazionali). Una situazione molto simile a quella, dall’alto valore simbolico, avvenuta in Turchia e poi rinominata “sofagate”, quando Erdogan fece sedere al posto d’onore il Presidente del Consiglio Europeo (organo interstatale) Michel, non riservando invece una sedia alla Presidente della Commissione Europea (organo sovranazionale) Von der Leyen.

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Va ricordato che il pretesto russo per questa azione contro David Sassoli e altri 7 dirigenti sono state le sanzioni inflitte dall’Europa a quattro funzionari di Mosca nell’ambito del caso Navalny, dissidente russo tutt’ora in carcere nonostante una degenerazione delle sue condizioni di salute, favorita anche dallo sciopero della fame da lui intrapreso, mentre nel Paese continuano le proteste, violentemente represse dalle forze dell’ordine. Senza dimenticare, poi, la crisi in Ucraina, riacutizzatasi ultimamente dopo un periodo di stallo. La ragione ufficiale addotta dal Cremlino non invalida però la tesi precedente: infatti, le sanzioni contro i funzionari russi sono state, ovviamente, una soluzione condivisa dall’intera Unione Europea, in un ambito, quello della Politica Estera e di Sicurezza Comune, in cui, tra l’altro, i poteri concessi dai Trattati istitutivi all’Europarlamento sono praticamente nulli.

Giulio Negri

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