UE, NUOVA ORDINANZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA A TUTELA DELLE FAMIGLIE ARCOBALENO

Un provvedimento volto a riconoscere la valenza dei certificati di nascita all’interno della comunità

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Il 24 giugno la Corte di giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha emesso un’ordinanza per incoraggiare tutti i paesi dell’UE a proteggere il diritto alla libera circolazione del bambino e della propria famiglia.

Quando un paese della Comunità riconosce due persone dello stesso sesso come genitori di un bambino, il paese comunitario natale deve rilasciare documenti di identità in cui vengono riportati i nomi di entrambi i genitori.

Per esempio in Polonia, dove le famiglie arcobaleno non sono ancora riconosciute, le autorità hanno rifiutato di riconoscere il certificato di nascita di Sofia, nata nel 2018 da madre irlandese Sinèad e polacca Kashka, privandola dell’accesso alla cittadinanza e ai documenti di identità.

Sofia è nata in Spagna, dove la coppia si era recata per sottoporsi a un trattamento di fecondazione in vitro. Le autorità spagnole hanno rilasciato un certificato di nascita con il nome delle due madri, ma non documenti di identità, in quanto i figli di stranieri non hanno automaticamente diritto alla cittadinanza nel paese.

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Inoltre nel 2018, in Irlanda, due donne non potevano essere riconosciute come genitori su un certificato di nascita. Agli occhi della legge irlandese, la madre era la donna che ha dato alla luce il bambino ed in quanto Kashka, quindi non irlandese, non venne rilasciata nessuna cittadinanza.

Per oltre due anni Sofia rimase senza alcuna prova documentale di alcuna nazionalità, a rischio di apolidia. In questo vuoto normativo, dunque, la famiglia era impossibilitata a lasciare la Spagna poiché la piccola non poteva viaggiare senza documenti.

Grazie all’ordinanza della CGUE tutti i paesi dell’UE devono rispettare i documenti che consentono al bambino e alla sua famiglia di esercitare il loro diritto di circolare e soggiornare liberamente nel territorio della Comunità. Si tratta, tra l’altro, delle protezioni a cui si riferiscono gli articoli 20 e 21 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e gli articoli 7 e 24 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE.

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Con questo ordine motivato, la Polonia ora ha l’obbligo di fornire alla bambina i documenti di identità indicando i nomi dei genitori e garantire a lei e alle sue madri il diritto di muoversi e soggiornare liberamente nel paese.

Nel frattempo, la Spagna le ha rilasciato i documenti poiché la legge spagnola prevede una misura di salvaguardia che consente ai bambini nati nel suo territorio, che altrimenti sarebbero apolidi, di acquisire la cittadinanza spagnola alla nascita. La coppia ha anche richiesto la cittadinanza irlandese per Sofia attraverso la naturalizzazione oltre due anni fa, ma non hanno ancora ricevuto alcun feedback da marzo 2020.

La storia della piccola Sofia non rimane un caso isolato ma è la punta dell’iceberg dei numerosi esempi delle difficoltà vissute dalle famiglie arcobaleno nell’UE.

Si spera che l’imminente legislazione della Commissione Europea sul riconoscimento dei genitori, incorporando le sentenze della CGUE, possa fornire un quadro per rimuovere gli ostacoli alla libera circolazione delle famiglie arcobaleno.

Marlen Cirignaco

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