Turingia: Bodo Ramelow eletto nuovo presidente

L’AfD finisce in minoranza

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Quando nel 1990 la Germania venne finalmente riunificata furono in molti i cittadini tedeschi che, per scelte personali o per ragioni economiche, scelsero di emigrare da una regione all’altra del neonato Paese; tra di essi vi fu anche un venditore al dettaglio dalla cultura occidentale noto ai più semplicemente per la sua attività nell’HBV, il sindacato locale degli impiegati di commercio: il suo nome era Bodo Ramelow ed in pochi avrebbero potuto immaginare che di lì a trent’anni quell’uomo semisconosciuto sarebbe diventato il Presidente dello stato federato in cui si era appena trasferito.

Già, perché con gli anni la passione di Ramelow per le attività politiche e sociali crebbe sempre di più al punto da indurlo, nel 1999 a candidarsi con successo presso il Landtag della Turingia (il Parlamento Statale) divenendo appena due anni dopo il Vicepresidente del gruppo socialdemocratico dello stesso. Grazie alla sua leadership il partito ha conosciuto una notevole crescita elettorale al punto da sfiorare negli anni successivi il trenta per cento dei consensi: la possibilità di continuare su quella strada sarebbe stata probabilmente lusinghiera per chiunque, eppure, il nostro protagonista non ebbe alcuna remora quando nel giugno del 2005 dovette promuovere, insieme a numerosi colleghi, i negoziati per lo scioglimento del PDS al fine di creare un’inedita forza politica basata sull’Antimilitarismo e su un’ideologia che in molti assocerebbero ad un populismo di sinistra, la Die Linke.

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Il malcontento delle classi sociali più disagiate nei confronti dell’Establishment unito al progressivo declino dei partiti tradizionali portò nel decennio successivo la Linke a diventare una delle principali forze politiche della Turingia potendo così presentarsi alle elezioni dello scorso ottobre con la speranza di eleggere per la prima volta un proprio membro alla presidenza dello Stato. Tale ambizione tuttavia, dovette ben presto scontrarsi col carisma e con la retorica nazionalista di un inatteso ma non per questo meno agguerrito avversario, il leader dell’AfD locale Bjorn Hocke. Favorevole a un rigido controllo dei confini nazionali per prevenire l’entrata in Germania di immigrati irregolari e al ritorno alla valuta nazionale per fronteggiare la crisi del debito, fin dall’inizio della propria carriera Hocke si era distinto per alcune esternazioni ai limiti del politicamente corretto come quando nel 2014 aveva proposto l’abolizione della sezione 130 del codice penale (quella che, tra le altre cose, vieta l’incitamento all’odio e la negazione dell’olocausto) o come quando appena tre anni fa aveva asserito, in riferimento al memoriale dell’olocausto presente a Berlino per ricordare la Shoah che “i tedeschi sono l’unico popolo al mondo ad aver piantato nel cuore della propria capitale un monumento della vergogna.”

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Controversa o no, l’eloquenza del leader di Alternative for Deutschland sembra aver fatto breccia nel cuore dell’elettorato turingio al punto che il partito ha facilmente ottenuto oltre 250.000 preferenze attestandosi intorno al 23,4%, così facendo, forse non ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi ma al tempo stesso ha impedito a chiunque altro di fare lo stesso complicando non poco la scalata di Bodo Ramelow alla Presidenza. Negli ultimi mesi in Turingia hanno avuto luogo svariati tentativi di compromesso fra le diverse forze politiche al fine di poter ottenere una sia pur esigua maggioranza nel Landtag eppure la maggior parte di essi sono naufragati a causa delle reciproche diffidenze politiche, a complicare ulteriormente la situazione ci ha pensato un’ulteriore spaccatura della CDU (il partito classificatosi terzo nel corso della tornata elettorale) tra i vertici locali dello stesso, favorevoli all’idea di trovare un candidato condiviso con l’estrema destra, ed i vertici nazionali radicalmente contrari a tale ipotesi: la diatriba si è protratta così a lungo da spingere numerosi quotidiani tedeschi a interessarsi alla vicenda domandandosi se la Turingia potesse trasformarsi in un autentico laboratorio per testare un’ipotetica alleanza tra i gruppi politici nazionalisti e quelli di matrice popolare, nel mese di gennaio però, il tentativo di eleggere un Presidente gradito a tali forze politiche è naufragato a causa della mancanza di numeri, pertanto, in Turingia la situazione è tornata ancora una volta al punto di partenza.

Come spesso accade in questi casi per uscire dal pantano è stato necessario trovare un accordo di compromesso che pur apparendo assai ambiguo è stato in grado di appagare la maggior parte dei protagonisti di questa vicenda: Bodo Ramelow è stato eletto Presidente con la benigna astensione della Cdu e con i voti favorevoli, oltre che ovviamente del suo partito, anche dei Verdi e della Spd, superando così il quorum necessario per ottenere il tanto anelato incarico; in cambio ha dovuto garantire che la propria presidenza non si porrà che un orizzonte limitato: nella primavera del 2021 infatti la sinistra valuterà nuovamente i numeri in parlamento vagliando la possibilità di indire nuove elezioni in Turingia o addirittura di eleggere un Presidente diverso.

Bjorn Hocke, insieme all’intera AfD, non ha preso parte per protesta alla votazione finale dichiarandosi ovviamente contrario alla soluzione raggiunta; indipendentemente da questa scontata decisione però ha sorpreso il clima di freddezza presente in aula durante la seduta di ieri, un nervosismo che ha raggiunto il proprio culmine quando al termine della giornata Ramelow si è rifiutato di stringere la mano al suo rivale asserendo che questi “non difende la democrazia.”

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Al di là delle proprie opinioni politiche o del fatto che la soluzione raggiunta possa o meno essere di nostro gradimento, noi tutti ci auguriamo che le crescenti tensioni possano progressivamente stemperarsi: se da un lato infatti appare inevitabile che una dialettica politica fra due partiti e fra due leader con delle idee così radicali e così brutalmente opposte tra loro possa essere dura e arcigna, al tempo stesso occorre sempre sperare che fra i vari contendenti non manchi mai quella lealtà e quella correttezza che dovrebbe essere l’emblema d’ogni rappresentante istituzionale che si rispetti … anche al livello locale.

Gianmatteo Ercolino

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