Tredozio, scrigno di tesori

Di Lorenzo Bosi (Scrittore)

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La creatività, l’ingegno e la fantasia possono celarsi ovunque, anche negli angoli più reconditi della nostra bella Italia. La sensibilità di chi ci ha preceduti ha reso questa terra, la culla della cultura occidentale e mi piace pensare che nel nostro DNA siano rimaste tracce indelebili di questo glorioso passato. Un passato che ci permette di essere circondati da tanta bellezza declinata in ogni sua versione. Sì perché la bellezza non è solo il risultato delle arti visive o figurative ma è frutto della cultura in generale, dell’espressione estetica dell’animo umano.

Qui, ogni angolo racchiude perle preziose e sta a noi scoprirle e goderne.

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Potremmo paragonare l’Italia al territorio ideale di una caccia al tesoro ma in cui è altresì interessante sbagliare percorso col rischio di imbattersi in nuove meraviglie inaspettate e proprio per questo ancora più apprezzate e amene. Probabilmente questo è l’unico modo per capitare a Tredozio, un piccolo centro in provincia di Forlì-Cesena, adagiato sull’appennino Tosco Romagnolo. Un po’ come arrivare all’Isola che non c’è…

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La piccola comunità che vive in questo borgo possiede una non comune sensibilità alla cultura, ama le proprie radici e c’è chi arriva ad emozionarsi all’udire della propria leggendaria fondazione, presentata in rime da un’erudita concittadina del 1800, la poetessa Maria Virginia Fabroni:

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Ritratto di Silvestro Lega

[…]

Tre Giovinette dal le bionde chiome

questo abitaro un dì sfatto Castello;

e prime furo a dar principio e nome

al piccolo solingo paesello

che discendendo per difficil calle

s’incontra giuso ne l’angusta valle.

[…]

e Tredozio il paese fu nomato

da le tre doti che l’avean fondato.

Ma chi era questa Maria Virginia Fabroni? Un nome sconosciuto ai più ma Maria Virginia era una poetessa che, seppur in soli ventisette anni avesse raggiunto una fama a livello nazionale, nel XX secolo è caduta nell’oblio... vittima forse del fatto di vivere in un luogo troppo lontano dai circuiti culturali della società dell’epoca e, non meno importante, a causa della sua condizione di donna. Essere donna nel 1800 costituiva senza dubbio un grosso limite e questo soprattutto in un’Italia dove imperversano battaglie per una nuova dimensione nazionalista. È sì risaputo che, nelle famiglie abbienti, le figlie venissero incoraggiate all’apprendimento delle arti ma fino ad un livello ritenuto “sicuro” senza cioè che l’istruzione fosse tale da generare i cosiddetti grilli per la testa e purtroppo tale condizione di inferiorità restò inalterata per buona parte del 1900. Ecco perché sarebbe lodevole indirizzare la nostra volontà e la nostra attenzione anche sui luoghi un po’ estranei al grande pubblico ma soprattutto su queste figure smarrite nei meandri di un iniquo passato. La loro riscoperta porterebbe ad una conoscenza più completa della storia letteraria e culturale del nostro paese, prendendo in considerazione anche le periferie che sono parte integrante del nostro territorio e del nostro patrimonio culturale.

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