TUTTO PARTE DAL PUNTO ZERO

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Nella teoria quantistica il termine energia di punto zero è sinonimo di energia del vuoto: si tratta di una quantità di energia presente ovunque nello spazio, anche quando privo di materia.

Lo scienziato statunitense Frank Wilczek, nel suo trattato La leggerezza dell’essere, afferma:

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“Ciò che noi percepiamo come spazio vuoto è un mezzo potente la cui attività modella il mondo. Lo spazio ed il tempo sono riempiti da un ingrediente primario che brulica di attività quantistica; l’ingrediente primario genera la forza di gravità ed è la forza espansiva dell’universo”.

Consapevoli di essere parte integrante dell’universo e di tutti i suoi fenomeni vibrazionali ed energetici, possiamo meglio comprendere quale sia il collegamento tra questa forza matrice dell’universo e la danza.

Dopo anni di danza classica e contemporanea, in cui il movimento del corpo è guidato principalmente dalla mente, Fabienne Courmont all’età di 24 anni scopre una pratica rivoluzionaria con il Taï-ji. Nell’arte marziale cinese ogni movimento parte dal “Chi”, dall’energia vitale che si concentra nel ventre, più precisamente nel punto zero situato due dita sotto l’ombelico. Attraverso la pratica di questa tecnica, Fabienne Courmont è riuscita a liberarsi dagli stereotipi posturali e mentali della danza classica ed anche a curare le tensioni e dolori corporali provocati dall’intenso allenamento. Oltre alla trasformazione fisica, questo le ha permesso anche di interiorizzare il suo movimento e percepire la spinta primordiale che parte dall’interno, dal nostro centro e si espande verso l’esterno…proprio come le forze motrici dell’universo.

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Per danzare in connessione con l’universo, con la Terra e il Cielo, prima di elevarsi verso l’alto ed espandersi nello spazio, è necessario discendere in profondità, riconnettersi con la propria forza matrice, da cui attingere la nostra energia vitale. Nella danza dell’essere il Chi, detto Hara come nella tradizione giapponese, è il punto focale e di partenza di ogni movimento. Prima di cominciare qualsiasi danza, ci si connette con il proprio Hara, che è: il centro istintivo, naturale e di equilibrio di ogni movimento e azione; il nostro cervello primordiale che ci riconnette alla madre Terra, alle nostre radici; il punto zero, la nostra forza di gravità.

Respirando con coscienza, nel silenzio, ci si dissocia dalla torre di controllo celebrale e ci si abbandona al vuoto, liberi da ogni restrizione mentale. Una sorta di stato meditativo in movimento, in cui il corpo energetico guida il corpo fisico. Basta chiudere gli occhi, concentrare la propria attenzione sulla respirazione ventrale e con una mano sull’Hara percepire la forza di questa energia, che seppur concentrata in un punto, è la forza motrice di tutto ciò che noi siamo. Se ogni nostro movimento, azione e pensiero partisse dall’Hara piuttosto che dalla mente, saremmo molto più equilibrati, coscienti e nel pieno delle nostre forze psico-fisiche.

La nostra vera forza fisica non proviene solo dalla resistenza e forza muscolare, ma soprattutto dipende dalla nostra intenzione e dalla forza motrice proveniente dall’Hara, che se ben utilizzata può permetterci di superare ogni limite fisico come sollevare pesi senza alcun sforzo, spezzare in due una barra di legno, camminare sui carboni ardenti etc. Sono tante le pratiche in cui l’Hara è utilizzato per concentrare l’energia in un punto con l’intenzione, non soltanto per creare un movimento, ma anche per schiarire i pensieri e trovare le risposte dentro di sé.

In Occidente, la società ha ormai perso quasi del tutto il contatto con le proprie radici, la propria forza interiore, in quanto prevale una disequilibrata dispersione di energia. Ogni individuo è continuamente distratto dall’esterno, offuscato da mille pensieri, frastornato da mille rumori e ipnotizzato dalla sua mente ingannevole, elementi che gli impediscono di ascoltarsi e di percepire il proprio micro-cosmo. Sarebbe necessario invertire il funzionamento di tutto il sistema, ripartire dal punto zero per ritrovare l’equilibrio perso e canalizzare l’energia vitale del ventre per radicarsi in profondità alla Terra prima di spiccare il volo verso il cielo, proprio come gli alberi: quanto più in profondità vanno le proprie radici, tanto più in alto si eleva.

Immaginiamo di essere nel grembo della madre terra e l’Hara è il cordone ombelicale da cui ci nutriamo dell’energia cosmica, che necessitiamo per vivere non solo come uomini in carne ed ossa, ma come anime, in spirito la cui coscienza diviene “Una” con la fonte divina da cui proveniamo. Danzare con l’essere vuol dire far nascere ogni movimento dall’hara e lasciare che la danza primordiale di questa forza universale si compia attraverso il nostro corpo.

(Photo Credit: Sotiris Zafeiris)

Rossella Rubini

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