TRA CINEMA E ARTE

Brama di vivere e Il caffè di notte

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cms_27937/0.jpgContinuando a cercare materiale sul connubio tra cinema e arte mi sono accorta che alcuni registi, oltre a riprodurre “dal vivo” quadri all’interno delle loro pellicole, hanno dedicato proprio interi film alla vita dei pittori, cercando di andare oltre la semplice bellezza dell’opera, per far comprendere allo spettatore cosa ha portato l’artista a dipingerla. E’ il caso del film Brama di vivere del 1956 diretto dal grande regista Vincente Minnelli che scelse di riproporre l’intera vita del grandissimo Vincent Van Gogh e le ambientazioni presenti in alcuni dei suoi capolavori come Il caffè di notte, tela del 1888 che abbiamo l’occasione di vedere all’interno del suo film che, seppur datato, ancora oggi è considerato un autentico capolavoro della cinematografia, a cui contribuisce degnamente uno dei mostri sacri del cinema mondiale: Kirk Douglas che appunto interpreta Van Gogh . Non credo, infatti, che altri attori sarebbero mai riusciti a calarsi in una parte tanto impegnativa con una interpretazione così intensa e credibile, considerando anche la stupefacente somiglianza tra l’attore e l’artista olandese.

Il Confronto

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Fonte: https://www.keblog.it/

Nella tela si coglie un’atmosfera di desolante abbandono, la medesima che possiamo notare nell’opera cinematografica di Minnelli che con maestria e professionalità trasporta lo spettatore all’interno della tela. Tutto ritorna: gli avventori addormentati che comunicano un senso drammatico di solitudine, la spietata rappresentazione di una umanità degenerata, le quattro lampade che emanano un pesante alone di luminoso e le tavole del pavimento che, invece, guidano lo sguardo verso l’unica porta da cui proviene la luce. Tuttavia, le regole prospettiche, che Van Gogh ben conosceva, sono volontariamente trasgredite e ciò destabilizza le normali percezioni spaziali; i tavoli e le sedie, le cui raffigurazioni sono interrotte ai bordi della tela, sembrano completamente spinte fuori dal dipinto e fanno il vuoto attorno al grande biliardo verde che diventa il vero protagonista. Proprio la non comunicazione e la solitudine che caratterizza i personaggi sono i temi fondamentali dell’opera; questo “silenzio” ed il distacco di ciascuno, mescolato ai forti colori, contribuiscono a rendere l’atmosfera del locale quasi “irrespirabile”. Anche le tonalità sono praticamente identiche e creano un contrasto intenso fra lo squallore del luogo e le passioni che governano i personaggi ritratti. Predominanti sono il rosso, il verde e il giallo che sono stati scelti con il chiaro obiettivo di trasmettere un senso di disagio.

A Vincent Van Gogh, artista fra i più apprezzati dal pubblico e dalla critica, sono stati dedicati tantissimi documentari, lungometraggi, oltre che svariati film.

Ma, a mio modesto parere quello che lo rappresenta più di tutti è proprio questo film, in quanto ne tratteggia un profilo di straordinaria verosimiglianza, poiché ripercorre le tappe principali della sua vita tormentata, il suo profondo affetto per il fratello Theo, il carattere irascibile e l’amore-odio con Gauguin.

Il regista si è sicuramente ispirato al racconto biografico di Irving Stone che è stato uno scrittore americano e autore di biografie di personaggi storici, oltre che di artisti e letterati, studiosi e di scienziati. Rivisitando i luoghi in cui ha vissuto, il regista ripercorre la vicenda umana e pittorica di Vincent Van Gogh. E ciò è stato possibile grazie alle numerose lettere indirizzate a suo fratello, Theo, nelle quali racconta il suo travaglio interiore oltre che la genesi di alcuni dei suoi più celebri opere pittoriche.

Grazia De Marco

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