TRANSGENDER NELL’ANTICHITA’ - I^

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Le notizie che abbiamo su questo fenomeno nel mondo antico sono scarse e i racconti non sempre esaustivi, tanto da non fornire una chiara idea dell’esatta natura del fatto esposto. Per quanto riguarda il mondo classico non disponiamo di notizie specifiche sulla situazione transgender, ma dalle fonti siamo informati che l’ermafroditismo era conosciuto e uno splendido esempio in marmo di ermafrodita è conosciutissimo e rappresenta uno dei pezzi più belli dell’arte ellenistica. Per quanto concerne, invece, il periodo medievale e rinascimentale disponiamo di testimonianze più precise che ci forniscono dettagli anche sull’approccio giuridico e sociale che la società del tempo aveva al riguardo

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L’argomento è facilmente passibile di fraintendimenti tra l’adozione di abbigliamento maschile da parte di donne per motivi squisitamente di moda o per ragioni di sicurezza personale in caso di viaggi compiuti da donne sole o per l’esigenza di contribuire attivamente alla difesa della propria dimora anche combattendo, cosa che implicava spesso l’uso di abbigliamento maschile per ragioni di ordine pratico.

Di esempi rientranti in tali situazioni ne sono arrivati diversi fino a noi, e si può notare che i casi di difesa in armi del proprio territorio e, naturalmente, in abiti maschili, riguardano donne dell’aristocrazia quali Sichelgaita di Salerno (morta nel 1132), combattente con il marito contro i bizantini, Matilde di Canossa (morta nel 1115), Jeanne di Monfort (morta nel 1300) combattente nelle guerre di successione per la Bretagna, Ermerganda di Narbonne (morta nel 1192) nella difesa dei suoi territori, e in Italia Bartolomea Orsini con il marito Bartolomeo d’Alviano nella difesa di Bracciano e dei feudi Orsini nel 1496; ma conosciamo anche casi di difesa con armi da parte di donne con abbigliamento femminile, che si sono trovate in situazione di assedio del centro abitato o addirittura del monastero in cui vivevano, e si può constatare la frequenza con cui ciò avveniva. In tutte queste testimonianze, però, è evidenziata l’eccezionalità del fatto e l’obbligo del ritorno all’abbigliamento e alle modalità di vita consuete e conformi al ruolo femminile riconosciuto alla donna in quei periodi storici nel momento di ritorno alla normalità.

In questo contesto, però, vogliamo rivolgere la nostra attenzione a quei casi che propriamente si possono definire transgender registrati da fonti attendibili per il periodo medievale e rinascimentale. Va notato che in epoche storiche passate l’abbigliamento, ancor più di oggi, costituiva una specie di biglietto da visita con cui la persona si qualificava in ambito sociale in tutti gli aspetti: uomo o donna, nobile o plebeo, mercante o servo, cristiano o ebreo, affinché tutto fosse ben inserito e codificato nell’ordine sociale e ogni trasgressione a queste regole convenzionali universalmente riconosciute veniva sentita come un attentato alla stabilità dello Stato e dell’ordine sociale.

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Nel mondo romano queste limitazioni riguardavano i colori: il rosso porpora e il dorato erano riservati alla figura dell’imperatore e alla classe senatoria, così come il calceus repandus (un sandalo particolare) e l’anello d’oro, mentre la toga era riservata esclusivamente agli uomini con cittadinanza romana di ogni ordine sociale.

Nel periodo medievale e rinascimentale le leggi che regolano l’abbigliamento divengono molto più complicate e dettagliate e vengono inserite nel novero delle leggi suntuarie. Si specificava con precisione quale tipo di tessuto e di quale colore poteva usare un certo tipo di artigiano e sua moglie, se una stoffa poteva essere usata per confezionare tutto l’abito o una parte di esso, come per esempio le maniche, se il mantello poteva essere tutto foderato di pelliccia o solo i bordi, si specificava la grandezza ed il peso dei bottoni d’argento, naturalmente sempre più grandi e pesanti proporzionalmente alla classe sociale. Anche la classe borghese non sfuggiva a tali regole, non uniformi per tutta la penisola italiana, ma diverse da uno Stato all’altro. Inutile dire che la nobiltà non rientrava in tali limitazioni, anche se in periodi di crisi le magistrature tentarono di moderare il lusso degli aristocratici.

cms_22527/0.jpgNel sec. IV d.C. le donne romane adottano la moda di indossare la toga, abito maschile, fatto che viene riferito dagli storici come una curiosità, senza però che l’uso rientrasse nel rigore legale e senza che fossero coinvolte ragioni di carattere religioso.

Il fatto che la distinzione dell’abbigliamento fra uomo e donna si limitasse alla toga, dipende dall’omogeneità di modello fra i due sessi per quanto concerne gli altri capi d’abbigliamento, quali scarpe, cappelli, mantelli, tuniche.

I ritrovamenti e le raffigurazioni comunque mostrano come le donne usassero adornare le calzature e le borse con pietre dure e decorazioni in cuoio.

Le fonti antiche presentano la cosa semplicemente come una moda, senza che vi fossero coinvolte attinenze all’ambito legale o religioso.

(Continua)

Maria Laura Annibali

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