TOGLIAMO LE SANZIONI ALL’IRAN!

In questo momento è la scelta più sensata per salvare migliaia di vite

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Ora più che mai si fa molto sentire la stretta delle sanzioni USA all’Iran. Sono momenti drammatici per tutti, d’accordo, ma ci sono nazioni in cui il coronavirus trova terreno fertile per espandere il contagio, mietendo vittime e mettendole al tappeto, più velocemente di altre, anche dal punto di vista economico. E questo non accade solo per mancanza di dispositivi di prevenzione come mascherine e gel disinfettanti lavamani, bensì per la mancanza di beni di prima necessità e di farmaci. Se in queste ore prendiamo ad esempio il sistema sanitario italiano e lo mettiamo a confronto con quello iraniano, possiamo solo immaginare cosa significhi, per un paese sottoposto a pesanti divieti nell’import ed export delle merci, far fronte a una situazione di estrema emergenza medico-sanitaria.

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Le sanzioni all’Iran si protraggono dal 1979, anno della fuga dello Scià Reza Pahlavi e dell’assalto all’Ambasciata statunitense a Teheran. Consistono in una serie di blocchi finanziari, commerciali, scientifici e militari imposti alla nazione mediorientale dai governi americani con l’avvallo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e di alcune nazioni del Patto Atlantico. Sono 40anni che l’Occidente, attraverso le sanzioni, morde, come un famelico vampiro, il collo dell’Iran. Consentendo, solo in alcuni momenti, dei periodi di tregua che hanno permesso allo stato persiano di portare il proprio pil a competere con quello di nazioni del G20. Non dimentichiamo che l’Iran è ricca di petrolio; solo questo, e in assenza di embargo e sanzioni, permetterebbe allo stato governato dal presidente Rouhani e dalla guida suprema Khamenei di competere sui mercati mondiali. Nell’ultimo decennio, comunque, una sorta di ribellione sulla questione sanzioni, da parte dell’Unione Europea nei confronti dell’alleato americano, c’è stata, riuscendo a far allentare la morsa dell’embargo. Almeno per quanto riguarda lo scambio di determinate merci. Ma la Casa Bianca è sempre in agguato, pronta a minacciare dazi e deroghe al WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio).

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E allora togliamole queste sanzioni! Gli interessi economici o politici, imposti arbitrariamente su altri Stati di Diritto, devono far posto, quantomeno, alle vite umane da salvare.

Nel frattempo, riguardo alla pandemia di coronavirus, la situazione in Iran si aggrava sempre più: sono oltre 20mila i contagiati e le vittime fino a ieri erano 1600 circa. “In questo momento tutti noi, indifferentemente dalle posizioni geografiche e politiche, stiamo affrontando un comune nemico mortale", è l’appello di decine di artisti iraniani rivolto ai loro colleghi nel mondo perché chiedano la sospensione delle sanzioni. "Per noi artisti iraniani - si legge nel testo sottoscritto anche dall’attrice e regista Rakhshan Banietemad, dallo scultore Parviz Tanavoli, dalla coreografa Farzaneh Kaboli, dai cantanti Hossein Alizadeh e Homayun Shajarian - in questo momento d’emergenza umanitaria, è di vitale importanza sapere cosa voi, artisti di tutto il mondo, pensate delle condizioni in cui si trovano i nostri cittadini contagiati, bambini ed anziani ammalati di coronavirus, delle carenze disastrose della comunità dei medici iraniani e del sistema sanitario al collasso tra l’emergenza e le sanzioni. E’ fondamentale sapere come pensate di sostenerci”.

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Bisogna solo sperare che prevalga il buon senso prima che si arrivi a un punto di difficile ritorno. E “prima che sia troppo tardi, prima che pure qualcuno di noi resti senza respiro- si legge dall’appello rivolto dall’intellighenzia iraniana - gli artisti impegnati ed influenti sull’opinione pubblica farebbero bene a raccontare la storia dell’oppressione e dell’isolamento ai danni del popolo iraniano, facendo appello ai politici ed ai potenti del mondo".

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Al momento solo l’Italia, con l’Associazione nazionale autori cinematografici (Anac) ha aderito all’iniziativa, invitando tutti a firmarla: “Le autrici e gli autori italiani dell’Anac- si legge in un comunicato - sostengono gli artisti e il popolo iraniani, oppressi da questa terribile emergenza. Non possono e non devono sussistere sanzioni in un momento di assoluto bisogno come quello della pandemia, sanzioni che provocano grandi difficoltà a reperire adeguati strumenti e misure idonei a contenere il virus". Ma le preghiere o gli appelli, purtroppo, non sempre bastano, soprattutto quando dall’altra parte della barricata o del muro eretto con mattoni composti da retorica patriottica e pseudo valori democratici, c’è chi, ottusamente, pone ai diritti umani gli interessi economici e geo-politici.

Umberto De Giosa

Umberto De Giosa

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