THAILANDIA, IL REGIME REPRIME LE PROTESTE

Dichiarato lo stato di emergenza, vietati i post online e i raduni. Arrestati i leader pro-democrazia

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Caos in Thailandia. Il governo a trazione militare, che risponde al Re Rama X, il quale pretende di essere considerato una specie di semi-divinità come dimostrano le pene dai 3 ai 15 anni previste per il reato di lesa maestà, ha annunciato lo stato di emergenza in seguito al rinvigorirsi delle proteste pro-democrazia nel Paese. Tra le misure più scandalose vi sono il divieto di pubblicare qualsiasi post online che sia potenzialmente nocivo per il regime e il divieto di aggregazioni per gruppi superiori alle 4 persone (nel periodo della dittatura militare, dal 2014 al 2019, la legge marziale vietò le riunioni da 5 persone in su). I manifestanti, i cui leader sono stati in gran parte arrestati, chiedono la rimozione del primo ministro in carica, una riforma costituzionale in senso liberale, lo stop alla persecuzione dei dissidenti politici e una riforma di un sistema monarchico che sembra essere rimasto a secoli fa. Il governo ha immediatamente bollato le proteste come “incostituzionali”, ai sensi, si ricordi di quella Costituzione firmata dal Re nel 2017, in piena dittatura.

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Le tensioni sono scoppiate mercoledì mentre migliaia di manifestanti si sono radunati intorno al Monumento alla Democrazia a Bangkok prima di un giro pomeridiano di un corteo reale che trasportava il re Maha Vajiralongkorn e la sua famiglia. Mentre la polizia aveva isolato la maggior parte dei manifestanti lontano dal percorso reale, in parecchi erano ancora presenti al passaggio del corteo. Purtroppo, in un Paese che nell’ultimo decennio è stato martoriato da un’instabilità politica drammatica che ha portato, come già accennato, ad una dittatura militare durata cinque anni e solo in parte mitigata dopo il 2019, dato che il Primo Ministro è ancora quel Prayuth Chan-o-cha che prese il potere con il golpe, il rischio di scontri violenti è altissimo.

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Moltissimi cittadini, soprattutto giovani, si rifiutano di continuare a riconoscere il ridicolo dogma della semi-divinità del Re, e vedono nelle immagini delle proteste una speranza; dall’altra parte, però, ci sono quelle persone (la maggioranza tra le fasce d’età più elevate e le élites economiche) che continuano a considerarsi fedeli sudditi, e vedono in quelle stesse proteste un orrore di infedeltà e smarrimento del senno da parte, magari, dei loro stessi figli. Il gruppo in difesa dei diritti umani Amnesty International ha criticato la repressione. Il suo vicedirettore regionale Ming Yu Hah ha esortato le autorità thailandesi a "impegnarsi in un dialogo costruttivo con i manifestanti". "L’entità degli arresti mattutini di oggi sembra completamente ingiustificata sulla base degli eventi di ieri. Le assemblee sono state straordinariamente pacifiche. Queste mosse sono chiaramente progettate per eliminare il dissenso e seminare paura in chiunque simpatizzi con le opinioni dei manifestanti", ha sottolineato il gruppo in una dichiarazione.

Giulio Negri

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