TEMPO DEL SIGNORE

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La comprensione più profonda dello scorrere del tempo è quasi la percezione di una continua privazione. Il tempo sottrae gli attimi migliori della vita, i volti amati, le sicurezze su cui ci si costruisce. Constatare la presenza di una realtà significa già considerare la sua prossima assenza e, nel gioirne, si percepisce già la tristezza della perdita.

cms_21897/2.jpgSe questa fosse l’unica riflessione possibile sul tempo, l’angoscia sovrasterebbe l’esistenza e il fluire dei giorni diventerebbe una fuga verso il proprio limite, priva di significato.

Per quanto alcuni possano avere questa tragica sensazione, non è così: il tempo divora alcune realtà, contemporaneamente compensandole con altre, tenuto conto che non è soltanto artefice di privazione ma anche di arricchimento e, cancellando e sostituendo, di rinnovamento.

Ci si accorge, allora, che laddove sembra esserci l’ultima stazione di arrivo, si può invece scorgere un nuovo punto di partenza.

In antitesi, forse, con l’opinione di alcuni, il mutamento del carattere, della personalità si protrae per tutta la vita, senza limiti, per il fatto che la psiche è sempre, in condizioni di normalità, in rapporto col mondo.

Ogni stagione della nostra esistenza offre occasioni di arricchirsi, di accrescere la consapevolezza di sé.

Lo sviluppo dell’assetto psicologico, anche se può arrestarsi o rallentare a causa di fattori e circostanze esterne, non dovrebbe mai ritenersi concluso, nemmeno nella vecchiaia, che dovrebbe essere considerata come il principio di un nuovo percorso, non come preludio della fine.

La metà della vita può ritenersi come una fase intermedia verso una nuova tappa dello sviluppo psicologico, una fase critica, dato che implica la consapevolezza del termine di un ciclo della vita, un po’ come accade nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Si entra in crisi perché ci si trova a fare i conti con se stessi, a riconoscere pieni e vuoti, a fronteggiare la sensazione di non potersi sostenere a nulla che dia sicurezza.

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E’, tuttavia, l’inizio di un nuovo viaggio, realizzato attraverso intime riflessioni e sornioni approfondimenti: la seconda metà della vita è il tempo della migliore conoscenza della propria natura.

Chi siamo davvero? Atomi alla mercé di forze impazzite? Grandi bambini che bivaccano sulla spiaggia della vita senza mai guardarla dentro, intenti a costruire castelli di sabbia che durano lo spazio di un mattino? Vale la pena affannarsi tanto?

Mi sembra che le lancette di parecchi orologi siano impazzite …

Qualcuno ha sentenziato “Tutti hanno un orologio e nessuno ha tempo. Scambiate le due cose: lasciate il vostro orologio e riprendetevi il vostro tempo”.

cms_21897/4.jpgQuesta affermazione sul rapporto tra orologio e tempo mi sembra meritevole di profonda considerazione.

L’orologio è diventato, soprattutto ai nostri giorni, una sorta di giudice inesorabile: persino quando si è in chiesa, è facile vedere fedeli che controllano l’ora quasi a contingentare anche il tempo destinato al Divino. Si diventa, così, schiavi delle scadenze prefissate. Guai a infrangere la sequenza degli impegni di un ufficio, guai a interrompere una serie di affari e di incombenze per restare da soli, fermarsi, passeggiare, pensare, respirare! Certo, non bisogna dilapidare “il tempo che divora ogni cosa”, un tempo che si è fatto breve. Tuttavia, in una società frenetica come la nostra, convinta solo che “il tempo è denaro”, è necessario qualche volta di più buttar via l’orologio e riappropriarsi del nostro tempo per viverlo in modo personale, libero, intimo, creativo, quieto e sereno.

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Prendiamo, ad esempio, il tempo della settimana: anche se per noi non è il giorno festivo per eccellenza, il sabato è diventato ormai per tutti una data di riposo come la domenica. Purtroppo queste due giornate, segnate dalla tradizione ebraica e cristiana da una tonalità spirituale, si sono ridotte ad essere semplicemente un generico “fine settimana”.

Sarebbe il caso, invece, di ricondurle alla loro vera anima primordiale: giorni di distacco dalle cose, dagli strumenti e dagli affari pratici, e di attaccamento allo spirito. Riduciamo, invece, sabato, domenica e vacanze a un tormentoso ed esagitato spostamento da un luogo all’altro, aggiungendo fatiche, moltiplicando lo stress.

Il giorno del vero riposo è “un’isola di tranquillità” in cui ritrovare se stessi e ritrovare Dio.

Ritrovare se stessi e ritrovare Dio.

cms_21897/6.jpgLa riflessione che l’uomo fa su stesso, sul mistero indecifrabile che talvolta la sua vita rappresenta per lui, lo mette alla ricerca: ogni tentativo di capire di più, di essere di più, nasconde, al fondo, una ricerca di Dio. L’uomo si sorprende di fronte al mistero della sua vita, nella quale grandezza e miseria si intrecciano. L’uomo fa ogni giorno l’esperienza della sua grandezza, ma si accorge che essa è segnata, in radice, dal limite, dal finito, dal temporaneo. Tutto questo sollecita domande sul senso del tempo, del vivere, del morire, dell’essere uomini; pone in ricerca di Colui che ha messo in noi il desiderio della totalità, pur avendoci creati come esseri limitati, e il desiderio dell’infinito, pur avendoci creati finiti e messi nel tempo.

La ricerca può portare a scoprire Dio, a credere in Lui, ad affidarsi a Lui.

Ma non esaurisce il piano in cui ci si affida; anzi se la nostra ricerca terminasse, rischieremmo di vivere Dio come un possesso, come un presente: Dio invece è sempre al di là del tempo e dell’uomo. Dio è nel futuro dell’uomo e gli domanda l’umiltà dell’attesa e l’intensità del desiderio.

(Servizio fotografico realizzato da Marina Tarozzi)

Fausto Corsetti

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