TECNOLOGIE PER LA VITA: NASCE IL PRIMO “CERVELLO BLUETOOTH”

In Australia malati di Sla possono usare Twitter in autonomia

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L’obiettivo di tante persone costrette ad affrontare una disabilità è quello di vivere il più possibile un’esistenza prettamente “normale”. Per questo, lo svolgimento delle attività quotidiane in autonomia rappresenta un’importante conquista in termini di progresso personale nonché un elemento cruciale in termini di dignità personale. Recentemente, l’Australia ha compiuto un grande passo in tal senso restituendo il sorriso e la libertà a due malati di Sla. A dispetto della classica compassione che si può provare verso questi pazienti, la scienza è la dimostrazione palese di come l’ingegno di pochi può rappresentare un progresso per molti. Insomma, una svolta positiva, che di questi tempi non fa di certo male.

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La storia di Philip O’ Keefe è un inno alla vita, perché la sua malattia non spegne la sua gioia nel poter usare un semplice social come Twitter. Affetto da Sla da diversi anni, Philip è stato coinvolto nella sperimentazione di un nuovo dispositivo, che permette di tradurre l’attività elettrica dei neuroni in parole. Si tratta di un apparecchio molto piccolo (8 millimetri), impiantato nel cervello.

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“Ciao mondo! Piccolo Tweet. Progresso enorme”. Queste le prime parole di O’ Keefe, che non cela il suo entusiasmo per aver compiuto un piccolo grande passo verso la libertà. Questo traguardo è di vitale importanza perché gli consente di non isolarsi dalla società, oggi costantemente connessa al pullulante mondo del web. Philip è stato il primo a comprenderlo, e le sue dichiarazioni devono essere lette come un nuovo stimolo per tutti: “Quando ne ho sentito parlare per la prima volta, sapevo quanta indipendenza avrebbe potuto restituirmi”. La grande svolta non consiste solo nell’uso di un social, ma nella produzione di un esclusivo dispositivo che funziona come un cervello bluetooth. Momentaneamente è stato impiantato in via sperimentale su due malati di Sla in Australia, ma è solo l’inizio, come annunciano gli stessi ricercatori. La speranza di queste persone è una boccata di ossigeno per tutti noi, perché aspirare ad una nuova vita può e deve essere realtà.

Giuseppe Capano

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