Sulla strada tra Babele e Gerusalemme

Viaggio nella Milano sud est che due giorni fa ha accolto il Papa

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Scorrere le immagini milanesi di sabato scorso alle “Case Bianche”, col Santo Padre che parla e sorride a tutta quella gente incredula e commossa, è emozionante. Nessuno prima di lui aveva percorso quelle strade rattoppate di asfalto colato all’ultimo minuto, nessuno era mai entrato in quelle case, aveva abbracciato i bambini, confortato gli anziani, benedetto il pane.

Forse qualcun altro avrebbe provato disagio nel trovarsi davanti quel complesso ingrigito di edifici dove non si fa manutenzione e gli ascensori spesso si rompono. Francesco no. Perché quell’apparenza fatiscente di intonaci caduti e pareti ammuffite dall’umidità, la conosce bene. Ha vissuto anche lui in una casa bianca, a pochi isolati dalla basilica di San José di Flores a Buenos Aires. Era un ragazzo di vita, come tutti quelli di periferia che indossano l’armatura per proteggersi, ma che dentro amano e soffrono più degli altri perché sulla loro anima la vita ha impresso cicatrici, difficili da cancellare.

È l’altro volto di Milano, quello che troppo spesso resta nascosto perché al “mondo bene” fa vergogna. Ma se imparasse a conoscerlo, resterebbe impressionato da quel fervore di solidarietà, strette di mano e desiderio di riscatto. Francesco lo sa e per questo ha voluto iniziare da loro, gli “ultimi”. Un nugolo di fantasmi diversi, ma accomunati dall’affetto per la propria città. Non ci sono solo balordi e spacciatori nella terra di confine della periferia sud est, ma tanta brava gente che si sveglia al mattino, porta i bambini a scuola, va a lavorare quando è fortunata, cerca un impiego e si impegna nel sociale. Un esercito silenzioso che lotta con le buone maniere per ingentilire l’incuria e risorgere nel diritto alla dignità.

L’area è quella sotto la giurisdizione del Municipio 4, la stessa del boschetto dello spaccio di Rogoredo, dei campi rom irregolari di via Bonfadini e via Zama, del CES, il centro di emergenza sociale dove finiscono i rom che accettano un percorso di reinserimento.

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Le “Case bianche” sono un complesso di edifici realizzati nel 1977 dall’Aler, l’Azienda lombarda per l’Edilizia residenziale. Molti le chiamano ancora la Trecca, nome che un tempo, indicava le abitazioni popolari minime, le tre ca’, per l’appunto. Nei 477 appartamenti foderati d’amianto in via Salomone, strette tra i civici 28 e 62, risiedono circa milleduecento persone che negli anni, grazie ai regolari canali di assegnazione o al racket della mala, hanno trovato alloggio.

Dio, almeno Lui, non le ha dimenticate e a testimoniarlo ha inviato il Vicario di Gesù Cristo, uno di loro perché nella cristianità più povera, predicata da Papa Francesco, è la missione a contare. Quella che, stringendosi nella fratellanza, non distingue figli di serie A o B.

cms_5883/foto_3.jpgC’è tanto lavoro da fare nel Municipio, un “concentrato di difficoltà” come ha ammesso lo stesso Comune. Lo sanno bene il presidente Paolo Guido Bassi e il parroco di San Galdino, don Augusto Bonora. Per combattere il degrado c’è bisogno di stare sul campo, raccogliere le istanze, far sentire la propria vicinanza. Di martellare le istituzioni perché il decentramento non ha ancora sortito del tutto i suoi effetti politici e amministrativi e chi lo guida ha spesso le mani legate. Paolo – lo chiamiamo per nome – da che è stato eletto, non si è mai arreso. Anzi, sta facendo quanto è in suo potere per migliorare la situazione. Il suo sogno? L’aspettativa di una vita dignitosa per tutti, partendo da aggregazione e diminuzione della delinquenza.

“La visita di Papa Francesco diventi subito un punto di partenza per affrontare e risolvere le tante questioni aperte che riguardano i quartieri popolari - ha detto -. È stato un fatto storico, mai avvenuto prima. Siamo vicini a Linate e per questo siamo abituati a veder percorrere le nostre strade da capi di Stato, uomini di governo, personalità nazionali e internazionali. Molti passano, pochi si fermano. Il fatto che il Santo Padre abbia scelto di iniziare la sua prima visita a Milano dalla Trecca è senza dubbio simbolico. Un buon monito per la politica”.

Azioni di alto valore umano, come quelle del Presidente e del Parroco, sono sicuramente un esempio per tutti. Ma da sole non bastano. C’è bisogno di stanziamenti per combattere la povertà, di opere, di presenza stabile delle forze di polizia che aumenti la percezione di sicurezza, affinché la repressione della microcriminalità lasci gradualmente il posto alla prevenzione. “Sulla strada tra Babele e Gerusalemme” – per usare le parole di don Augusto – si deve agire subito, prima che l’emergenza sociale inneschi una guerra tra poveri che manderebbe all’aria tutti gli sforzi del quartiere. Gli abitanti con pazienza e coraggio stanno costruendo il loro domani.

Silvia Girotti

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