Strage di Bologna: ancora tante ombre da dissipare

Il ruolo fondamentale della memoria, dopo 40 anni dall’accaduto

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Sono trascorsi 40 anni dalla strage di Bologna, ma le lancette del grande orologio della stazione, ferme alle 10.25, congelano per sempre quegli attimi impressi nelle immagini eterne di quel giorno, testimoni di uno dei capitoli più cruenti della storia del nostro paese. Una realtà caratterizzata da un immobilismo che ritroviamo spiacevolmente ancora oggi nel lungo e controverso processo di ricerca della verità, in parte coperto da segreto di Stato, a causa di vari risvolti connessi alla vicenda che interesserebbero direttamente i poteri forti, e che da 40 anni ostacolano la possibilità di assicurare giustizia alle 85 vittime della strage, alle loro famiglie e ad un intero popolo ancora pervaso da mille quesiti insormontabili. A causa del protrarsi negli anni delle vicende giudiziarie e dei numerosi comprovati depistaggi, intorno alla matrice, ai veri esecutori e ai mandanti dell’attentato, si sono sempre sviluppate numerose ipotesi e strumentalizzazioni politiche divergenti dai fatti processuali che hanno portato alle condanne definitive degli esecutori materiali della strage, tutti esponenti del gruppo eversivo di ispirazione neofascista dei “Nuclei armati rivoluzionari”: Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, a cui si sarebbe aggiunta quest’anno la condanna di Gilberto Cavallini.

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I depistaggi e la disinformazione sono stati fin dal primo momento gli elementi caratterizzanti della vicenda; si pensi alle dichiarazioni del magistrato Libero Mancuso, che ricordando la primissima posizione assunta dal governo italiano, allora guidato da Francesco Cossiga, e dalle forze di polizia, circa l’esplosione di una vecchia caldaia sita nel sotterraneo corrispondente all’ala ovest, ed escludendo quindi nelle prime ore la natura dolosa dell’esplosione e la matrice terroristica, avrebbe permesso agli esecutori di dileguarsi indisturbati. Nel tempo, un susseguirsi spropositato di ipotesi circa il coinvolgimento di forze esterne, estremamente lontane dalla pista del terrorismo nero, ha incastonato la strage nel quadro della cosiddetta “strategia della tensione”, un modus operandi negli anni del terrore in Italia, una strategia politica volta alla destabilizzazione dell’ordine costituito attraverso un disegno eversivo. Era appunto questa la ratio su cui si fondavano associazioni segrete quali la P2, la grande loggia massonica aderente al Grande Oriente d’Italia, guidata all’epoca della strage di Bologna dall’imprenditore toscano Licio Gelli, il quale fu condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione, insieme ad altri esponenti di quell’ambiente, per calunnia aggravata con finalità di depistaggio.

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Compaiono anche in determinati fascicoli, teorie circa il coinvolgimento di forze di intelligence straniere, quali la CIA o Mossad, come forma di ritorsione nei confronti del filo arabismo italiano e i suoi contatti con l’OLP, che sarebbero risultati controproducenti agli interessi atlantici. Ai magistrati furono anche forniti indizi e segnalazioni secondo cui i sospetti avrebbero dovuto essere in realtà indirizzati oltre confine, da cui la teoria sul complotto internazionale che coinvolgeva terroristi stranieri e neofascisti italiani latitanti all’estero con collegamenti in Italia. È così che a 40 anni dalla strage, restano ancora troppe ombre da dissipare, e in mancanza di un’unica verità consolidata e dimostrata circa i mandanti, la memoria di quel giorno rimane imprescindibile per far si che tutto quel sangue versato non rimanga senza colpevoli. "L’urgenza mai sopita di una verità sui mandanti troppo a lungo negata, anche colpevolmente nascosta, e il dovere e il coraggio di fare memoria", ribadisce il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini a 48 ore dal giorno della commemorazione, seguito dalle promesse del Presidente Mattarella, circa l’impegno nel raggiungimento della verità, in occasione della sua visita al luogo della strage, durante la quale ha incontrato le famiglie delle vittime.

Federica Scippa

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