Spagna: Parlamento decide di non mettere sott’indagine Juan Carlos I.

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Fino a poche settimane fa in pochi avevano mai sentito parlare di Corinna zu Sayn-Wittgenstein, l’illustre nobildonna tedesca ex moglie del principe teutonico Johann Casimir, eppure, sembra che negli ultimi giorni il nome dell’aristocratica sia improvvisamente balzato agli onori delle cronache europee non solo per la singolarità della sua storia ma soprattutto a causa di uno dei più enigmatici e al tempo stesso ambigui gialli che abbiano mai coinvolto qualunque monarchia occidentale negli ultimi decenni. Sono in molti infatti ad attribuire all’aristocratica tedesca un profondo legame con il Re emerito di Spagna Juan Carlos I al punto che da settimane la stampa iberica avrebbe ribattezzato la donna “l’amica speciale del Re”: inizialmente tali voci non erano state etichettate che come l’ennesimo tentativo da parte di qualche giornale scandalistico di trovare una notizia in grado di destare scalpore e di alimentare i pettegolezzi locali, tuttavia a delineare un contorno ben diverso intorno a questa faccenda ci ha pensato il ritrovamento di un conto multimilionario presso la banca privata svizzera “Mirabaud” intestato alla “Lucum”, una fondazione panamense controllata direttamente dall’ex Re di Spagna.

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Secondo gli inquirenti, la generosa somma di denaro sarebbe stata donata direttamente dal Ministero delle finanze saudita e sebbene siano in molti a interrogarsi sulle ragioni per cui una nazione straniera avrebbe dovuto versare circa ottantotto milioni di euro a un monarca in pensione sono stati in molti a concludere che una simile operazione finanziaria sia stata motivata da interessi tutt’altro che filantropici. Secondo un sempre crescente numero d’indiscrezioni, ad alimentare tale sospetto sarebbe stata proprio la testimonianza di Corinna zu Sayn-Wittgenstein la quale, approfittando dei segreti di cui era entrata a conoscenza grazie alla propria amicizia col Re madrileno, avrebbe rivelato che tale somma sarebbe la conseguenza di un accordo sottobanco tra Re Juan Carlos e gli arabi per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità tra Medina e La Mecca. A detta del quotidiano elvetico Tribune de Geneve inoltre, la donna avrebbe dichiarato di aver ricevuto a propria volta ingenti somme di denaro (circa 65 milioni di dollari) dal potente sovrano iberico a partire dal 2012 e sebbene ufficialmente tale generosità non sia stata che il frutto di un forte affetto da parte del reale Borbone nei confronti di Corinna e del suo giovane figlio Alexande, è inevitabile che tale notizia abbia ancora una volta sollevato più di un interrogativo in merito all’effettivo ruolo della nobildonna in tutta questa vicenda nonché sui suoi effettivi rapporti con la corona spagnola.

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Naturalmente ogni accusa, fino a quando non verrà vidimata da una sentenza, non rimarrà che una semplice ipotesi giuridica e in quanto tale potrebbe in ogni momento essere smentita o contraddetta, eppure, a lasciar intuire la gravità dei fatti ci ha pensato non solo la decisione del procuratore Bertossa di aprire immediatamente un’indagine per “riciclaggio di denaro” così da far luce sull’accaduto, ma soprattutto la radicale spaccatura che sembra aver lacerato l’esecutivo spagnolo dividendo l’attuale maggioranza di governo fra chi, come i rappresentanti di Podemos, hanno manifestato un approccio particolarmente critico nei confronti dell’ex sovrano e chi invece, come il Premier socialista Sànchez, sembra aver invece scelto di adottare una posizione ben più cauta e moderata.

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Tale dicotomia si sarebbe ulteriormente palesata nella giornata di martedì quando in Parlamento il partito di Pablo Iglesias ha chiesto di creare un’apposita commissione per indagare su questa vicenda vedendo tuttavia la propria mozione respinta da una maggioranza trasversale composta da socialisti e popolari. Pericolo scampato per Juan Carlos? non ancora, sebbene infatti la votazione dell’altro ieri lo abbia indubbiamente sottratto all’umiliante prospettiva di essere indagato da quello stesso parlamento che lui stesso negli anni 70 aveva fatto riaprire dopo i decenni bui della dittatura franchista, le leggi della nazione iberica prevedono che l’immunità penale spetti solamente al sovrano regnante ed avendo Juan Carlos abdicato nel 2014 a favore del figlio Filippo egli non sarà dunque immune alle indagini della giustizia ordinaria che, se lo vedranno colpevole, potranno forse scrivere la più difficile e triste pagina della sua decennale carriera.

(foto dal web)

Gianmatteo Ercolino

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