Sociologia economica: il ritorno dei padri fondatori (parte seconda)

L’opera di Giddens analizza comparativamente le idee di Marx, Durkheim e Weber

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Parte Terza: Max Weber. La parte relativa a Max Weber dell’opera di Giddens è composta da quattro capitoli, ovvero “Max Weber: protestantesimo e capitalismo”, “I saggi metodologici di Weber”, “I concetti fondamentali della sociologia”, “Razionalizzazione, le religioni del mondo e lo spirito del capitalismo”.

Nel capitolo “Max Weber: protestantesimo e capitalismo” Giddens introduce l’opera di Weber. Per quest’ultimo, il protestantesimo punendo il lassismo spingerebbe all’attivismo. In modo particolare, il calvinismo è severo rispetto al lassismo. Secondo Weber occorre analizzare le dottrine protestanti per comprendere lo sviluppo del capitalismo: l’uomo in natura non vuole accumulare denaro. Per spingere l’essere umano a lavorare occorre una etica del lavoro implicita nella dottrina calvinista; tale dottrina ha generato lo spirito capitalistico. Per Weber è centrale il concetto di vocazione professionale, un prodotto della Riforma protestante che manca sia nella storia del cattolicesimo sia nell’antichità classica. Per svolgere il proprio dovere al cospetto di Dio, l’uomo deve mantenere una condotta morale negli affari mondani. La partecipazione produttiva al mondo è un compito specifico del protestante nella visione della salvezza. Un segno della grazia, concessa da Dio, è il successo nel mondo: l’opera dell’uomo nel mondo, da sola, è priva della capacità di fare scaturire la grazia. Il successo negli affari predice la presenza della grazia divina.

Il protestantesimo impone inoltre una autodisciplina coerente, in grado di manifestare la presenza della grazia nell’intera esistenza del credente. La ricchezza è priva della possibilità di sollevare l’individuo dall’obbligo di produrre per realizzare l’opera divina. Lo spirito capitalistico è quindi un prodotto dall’etica calvinista. La razionalizzazione economica ha un fondamento irrazionale nella fede e nella concezione della grazia calvinista.

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Nel capitolo “I saggi metodologici di Weber” Giddens affronta l’epistemologia di Weber. Per Max Weber le scienze sociali devono investigare anche fenomeni morali e spiritali esclusi dalle scienze naturali. Tale indagine deve essere svolta con gli strumenti della scienza. Weber analizza il paradosso della società socialista: la creazione di una burocrazia nello stato socialista impedisce di applicare gli obiettivi della rivoluzione socialista. Nelle scienze sociali il ruolo della soggettività del ricercatore è rilevante. Lo scienziato sceglie un certo punto di vista tra i molti disponibili. Per analizzare la realtà sociale, Weber utilizza l’idealtipo, una costruzione dello scienziato sociale di un ente che pure essendo costituito da dati di realtà viene individuato esplicitamente attraverso l’analisi di varie fonti. Per esempio, il rapporto tra etica calvinista e spirito del capitalismo è un idealtipo costituito dall’analisi di varie fonti. Weber critica inoltre l’utilizzo delle posizioni accademiche per svolgere attività politica.

Nel capitolo “I concetti fondamentali della sociologia” Giddens fa riferimento all’idea di sociologia comprendente, la quale consiste nella tensione generalizzatrice delle scienze sociali a differenza della storia. Tale tensione alla generalizzazione è possibile nonostante la soggettività della scelta del ricercatore sociale nel delineare le teorie e l’osservazione. Weber rimarca la distinzione tra sociologia e psicologia. Il sociologo è indifferente alla struttura psicologica degli individui. Weber rifiuta l’idea di un fondamento psicologico della sociologia e afferma al contrario l’esistenza di un fondamento sociologico della psicologia. Giddens passa in seguito all’analisi dei rapporti e delle relazioni tra gli attori sociali. In modo particolare, i rapporti vengono interrotti e ricostruiti continuamente nonostante vi siano dei rapporti che sono identificabili come stabili. Tuttavia, nei rapporti stabili non è detto che vi siano degli elementi di cooperazione: la stabilità dei rapporti è compatibile anche con lo stato di conflitto che può riguardare la struttura sociale per quanto essa sia fissa. Occorre pertanto che il sociologo indaghi i rapporti fissi. Weber rifiuta l’idea che i rapporti sociali ed i comportamenti individuali siano assolutamente imprevedibili, in quanto sottolinea vi sono comunque dei margini di predizione per quanto siano di basso valore. La casualità esiste, per quanto sia probabilisticamente difficile da computare. Con riferimento alla questione della legittimità del potere e dell’autorità, Weber sottolinea che l’esistenza di un ordinamento non necessariamente impone la presenza di un sistema poliziesco costituito. Infatti, la vendetta familiare opera come una punizione per quanto essa venga esercitata nell’assenza di una struttura ordinamentale. Non v’è modo di sfuggire dall’ordinamento, infatti anche il superiore intanto esercita il potere poiché è sottoposto all’ordinamento di potere. In seguito, viene introdotto il concetto di individuo carismatico, ovvero di persona dotata di poteri straordinari. Non è necessario che tali poteri siano veramente in possesso dell’individuo in questione, quanto piuttosto è necessario che il gruppo di riferimento creda che tale individuo possiede tali qualità. L’individuo carismatico deve dare prova del suo carisma attraverso miracoli e predizioni. L’orientamento è alla novazione normativa-ordinamentale sia formale che informale.

Nel capitolo “Razionalizzazione, le religioni del mondo e lo spirito del capitalismo” Giddens riporta le idee di Weber relativa alla razionalizzazione e alla dimensione religiosa. Weber mette in evidenza il contrasto tra profeti e clero. Tuttavia esistono due tipi di profezia: la profezia etica e la profezia esemplare. Nella profezia etica viene richiesto di realizzare un certo contenuto di regole di carattere morale. Nella profezia di carattere esemplare è il profeta che dà l’esempio con la propria esistenza. In seguito vengono analizzati i fondamenti religiosi delle civiltà indiana e cinese. Successivamente Giddens torna sulla questione della razionalizzazione. Il capitalismo è reso possibile dal calcolo. Per Weber l’occidente è stato orientato alla razionalizzazione dallo sviluppo del mercato. Tuttavia, la razionalizzazione contraddice in parte l’occidente nel contrastare la creatività degli esseri umani.

Parte quarta-capitalismo, socialismo e teoria sociale. È una parte che si compone di tre capitoli ovvero “L’influenza di Marx”, “Religione, ideologia e società”, “Differenziazione sociale e divisione del lavoro” e di una appendice ovvero “Marx e la sociologia moderna”.

Nel capitolo “L’influenza di Marx” Giddens analizza il ruolo del pensiero di Marx nel contesto europeo del diciannovesimo e ventesimo secolo. Le idee di Marx ebbero un ruolo nella costruzione del partito socialista tedesco per quanto il partito spesso si discostò dalle posizioni marxiste. Marx ebbe anche una certa influenza sul pensiero di Weber, per quanto Weber credeva che lo Stato tedesco avrebbe fatto proprio il partito socialista e non il contrario. Certamente Weber era molto vicino al partito socialista. Weber ammetteva il ruolo dei conflitti di classe per quanto effettivamente secondo Weber tali conflitti non erano così evidenti come indicato da Marx. Non tutti i conflitti inducono delle rivoluzioni dell’ordinamento sociale. Molti conflitti rimangono assopiti nella struttura sociale. Il ruolo dell’influenza di Marx su Durkheim è più complesso. Durkheim ha dato molta rilevanza alla religione nella determinazione degli assetti sociali e pertanto ha sostanzialmente rigettato l’idea marxiana della presenza di rapporti economici conflittuali in grado di spiegare da soli l’intero divenire economico.

Nel capitolo “Religione, ideologia e società” Giddens cerca di mettere ordine nel complesso delle cause non sociologiche in grado di determinare un certo assetto sociologico. Le religioni hanno senso sia per la loro capacità di introdurre dei simbolismi nel sistema sociale, ovvero positivamente, sia negativamente, per via del processo di laicizzazione che impedisce alla dimensione della religione di divenire l’elemento essenziale della vita sociale. Durkheim e Weber, in un certo senso, sono critici verso il marxismo in quanto riconoscono la presenza di forze non economiche e di carattere spirituale e morale in grado di orientare lo sviluppo economico della società capitalista. Tuttavia a tale presenza di moventi extra-economici si contrappone il processo di laicizzazione: quelle stesse forze spirituali e morali vengono laicizzate con lo sviluppo del sistema economico capitalistico. La religione viene intesa da Marx come ideologia. Ma occorre considerare che l’apporto di Marx ad una “sociologia delle religioni” è parziale e relegato alle opere giovanili e che peraltro lo stesso Marx criticava i filosofi per il loro essere eccessivamente distaccati dal mondo, volendo più che altro approssimare il ruolo del policy maker nell’opera di trasformazione del mondo. Le idee sono prodotti sociali e vanno compresi nel divenire storica-marxianamente. La religione è sottoposta alla medesima dinamica delle ideologie: essa è ordinamento esistente, eppure contiene in sé l’orientamento della società a venire. Weber concorda con l’idea che le religioni siano socialmente radicate e producano degli effetti di cambiamento sociale. Tuttavia, rifiuta la dominanza degli interessi di classe nella determinazione della religione come prodotto sociale. Altri elementi irrazionali sono determinanti, come il ruolo delle personalità carismatiche.

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Nel capitolo relativo a “Differenziazione sociale e divisione del lavoro” Giddens mette in evidenza il ruolo sociale dei comportamenti individuali partendo dall’opera di Durkheim. I comportamenti individuali non sono veramente individuali: essi sono sempre sociali, in quanto indotti o prodotti dall’ordinamento sociale. L’egoismo viene tuttavia distinto dall’individualismo: mentre il secondo è socialmente determinato, il primo rompe il patto sociale. L’individualismo è un prodotto della divisione del lavoro che l’essere umano deve accettare coscientemente per partecipare a pieno della società capitalistica secondo Durkheim. Per Marx il superamento dell’individualismo può avvenire solo con la ricostruzione dell’uomo universale. In sintesi le tensioni nel capitalismo non portano necessariamente al suo superamento nella società socialista, in quanto i vari gruppi e le varie forze che operano nella società sono in grado di costituire un tutto organico in grado di generare equilibri pure nelle diseguaglianze sociali.

Nell’appendice “Marx e la sociologia moderna” Giddens si interroga sul ruolo di Marx nella sociologia moderna. Marx, Durkheim e Weber hanno tentato di superare sia l’idealismo che l’utilitarismo. Essi hanno riconosciuto il ruolo della tecnologia e della civiltà occidentale sui paesi non industrializzati. Tutti e tre hanno posto dei problemi ancora aperti nella sociologia moderna. Giddens conclude sottolineando che per il sociologo l’analisi dei problemi che i tre fondatori hanno posto può portare ad una liberazione dalla loro pesante eredità.

Conclusione. Il libro di Giddens è molto chiaro e leggibile, anche per i “profani” della materia. Tuttavia, nel volume non v’è critica non v’è approdo. È una analisi comparativa a carattere scolastico-accademico, sistemico-pedagogico. Solo alla fine Giddens fa brillare la speranza del sociologo, nel tentativo di superare i maestri pur rimanendo nell’episteme.

Sociologia economica: il ritorno dei padri fondatori (parte prima)

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Angelo Leogrande

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