Siria. La trattativa che non si vede tra USA e Russia

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Chiusa la linea diretta per prevenire incidenti tra gli aerei militari in Siria. Lo ha annunciato nella tarda serata di ieri il portavoce, generale Igor Konashenkov: “Circa un’ora fa è stato convocato al ministero della Difesa l’addetto militare dell’ambasciata Usa, al quale è stata consegnata una nota sulla sospensione da parte russa, dalla mezzanotte dell’8 aprile, dei propri impegni nel quadro del Memorandum sulla reciproca comprensione tra ministero della Difesa e Pentagono per la prevenzione degli incidenti e per la sicurezza dei voli dell’aviazione nel corso dell’operazione in Siria”.La dichiarazione è arrivata in risposta all’attacco che gli Stati Uniti avevano lanciato nella notte di giovedì contro la base militare di Shayrat, nella provincia di Homs, da dove sarebbero partiti, martedì scorso, i raid con armi chimiche diretti ad Idlib. Già Bashar al Assad aveva bollato il comportamento degli Usa come “spericolato e irresponsabile”.

cms_5977/2.jpgIeri Buthayna Shaaban, consigliere politico del presidente siriano, ha aggiunto: “La Siria e i suoi alleati risponderanno in maniera appropriata a quest’aggressione”. Intervistata dalla tv panaraba al Mayadin, vicina all’Iran, ha assicurato che “il coordinamento tra Damasco e suoi alleati continua”.Non sono notizie incoraggianti perché la situazione in Medioriente sta facendosi in queste ore sempre più rovente. E non può escludersi che siano stati i ribelli a giocare un brutto tiro al regime siriano.Fox News ha riportato la notizia secondo la quale una nave da guerra russa, entrata nel Mediterraneo, starebbe dirigendosi verso i cacciatorpedinieri americani dai quali sarebbe partito l’attacco.La nostra azione è stata molto misurata e siamo pronti a fare di più, ma speriamo che non sia necessario - ha detto in Consiglio di sicurezza l’ambasciatrice Usa all’Onu Nikki Haley - Gli Usa non resteranno a guardare quando vengono usate armi chimiche. Ogni volta che Assad ha passato il limite della decenza umana la Russia è stata sempre accanto a lui”.Gli Stati Uniti starebbero verificando una possibile partecipazione della Russia nell’attacco, ma al momento non ci sarebbero prove. Questo secondo quanto riportato da alcune fonti del Pentagono.

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La Russia, che ha confermato di essere stata avvisata prima del raid, ritiene l’attacco chimico "un pretesto" per l’operazione americana già decisa in precedenza e ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.Mosca ritiene l’attacco un favore all’Isis e ad Al Nusra, proprio quando il risultato della guerra stava volgendo in favore di Assad.Prima di agire, Washington aveva avvisato anche gli alleati, tra cui la Nato e l’Ue. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker aveva dichiarato che l’uso delle armi chimiche "doveva avere una risposta".Il numero dei morti nell’attacco americano è salito a 15. Oltre a 6 soldati della base, sarebbero stati colpiti 9 civili, tra cui 4 bambini. Questi i dati forniti dall’agenzia ufficiale siriana Sana, secondo la quale i missili avrebbero colpito anche abitazioni civili nelle adiacenze. La Russia riferisce invece che, dopo il raid, i miliziani antigovernativi avrebbero lanciato un vasto attacco contro le truppe siriane.Non sembrano placarsi le tensioni tra Stati Uniti e Russia, venute a galla già il mese scorso, quando, secondo il Wall Street Journal, Donald Trump avrebbe rifiutato la proposta di un incontro, avanzata da Vladimir Putin, per il prossimo 25 maggio a Bruxelles, in occasione del vertice Nato. Un raffreddamento dovuto a una serie di mosse “provocatorie” da parte di Mosca, come la sua vicinanza all’Iran e i rapporti tormentati con l’Ucraina.Trump ha sempre detto: “Prima l’America”. E ancora il Wsj qualche settimana fa scrisse così: “Sta studiando aree potenziali di cooperazione”. Ma gli interessi non sembrano convergenti e il tycoon ha su di sé gli occhi tanto dei democratici quanto dei repubblicani. “Non vogliamo essere in una posizione in cui diamo tanto senza ricevere molto in cambio”.Allora in quest’ottica è probabile che il Presidente americano, non certo un pivello in politica, miri a vedere Putin alla prossima riunione del G20 – il 25 maggio sarebbe una data troppo vicina – arrivando all’appuntamento in posizione di forza e proponendo una partita di scambio: togliere le sanzioni imposte da Obama a fine dicembre per le interferenze della Russia nella politica statunitense in cambio di un passo indietro sul sostegno al regime siriano, continuando però a combattere il terrorismo, soprattutto alla luce del recente attentato che ha colpito San Pietroburgo.

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La guerra in Siria sta bloccando il progetto già finanziato di cui all’accordo stipulato nel 2011 tra Damasco, Baghdad e Teheran concernente un gasdotto che, attraverso l’Iraq, avrebbe trasportato il gas naturale iraniano in Siria e da lì all’Europa. Nel biennio 2014-2016, nonostante Bruxelles avesse chiesto di ridurre l’approvvigionamento di gas dalla Russia, si è registrato un aumento in percentuale delle importazioni. Sulla Siria, destinata a diventare un hub energetico, c’è grande attenzione. Ed è ovvio che chiunque miri a controllarne quanto più possibile il territorio. Se la Russia fosse costretta a cedere per il bene comune, si farebbe più concreta l’ipotesi di resa per Assad, impossibilitato senza Putin ad andare avanti nella guerra.

Massimo Lupi

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