Siria. Bombardato l’ennesimo ospedale

La struttura, di Idlib, sostenuta da “Save the children” è l’unica clinica ostetrica nel raggio di 110 chilometri. Due i morti accertati, diversi i feriti.

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Attraverso Twitter e la BBC, Save the Children ha diffuso ieri la notizia che una clinica ostetrica di Kafar Takharim nella provincia di Idlib, gestita unitamente a Syria Relief, è stata gravemente danneggiata da un bombardamento aereo.

Due i morti finora accertati e diversi i feriti.

Non si conoscono ancora gli autori dell’incursione, ma si sa che la zona è controllata dai ribelli del Libero Esercito Siriano, ostili al regime di Bashar al-Assad.

Colpito anche un edificio della Difesa Civile.

La clinica, unica nel raggio di 110 km, fornisce assistenza a circa 1.300 persone, fra donne e bambini, ogni mese. 340 i parti nelle ultime quattro settimane.

Distrutto il settore dell’ingresso principale.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani riferisce che la struttura, provvista di sei incubatrici per i neonati prematuri e di un ambulatorio che assiste le donne in gravidanza, "non è quasi più operativa".

La guerra in Siria, iniziata con le rivolte popolari contro il regime di Assad il 15 marzo 2011, ha causato finora più di 275mila morti.

Il 2015 l’anno più drammatico, secondo i dati diffusi da Oxfam.

Tra le vittime, 79.585 sono civili. Almeno 13.694 i bambini e 8.823 le donne.

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Gli ospedali sono stati da sempre presi di mira. 135 quelli attaccati nello scorso anno.

Cinque quelli da campo colpiti qualche giorno fa ad Aleppo, assieme a una Banca del sangue.

Ida, l’Associazione dei Medici Indipendenti, ha parlato a La Presse di bombardamenti da parte di aerei da guerra siriani e russi.

Un neonato è deceduto a soli due giorni di vita nella clinica del quartiere Shaar. Respirava artificialmente. Il suo ossigeno è venuto meno a causa di quegli attacchi scellerati.

Due raid nell’arco di dodici ore, hanno riferito i medici dell’Ida. “Potevano solo urlare di proteggere i bambini”, ha scritto l’associazione nel suo comunicato.

La Siria, secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è il posto più pericoloso per gli operatori sanitari. 10.000 i medici che hanno lasciato il paese. Tantissimi i morti.

Sono 1.000 quelli che ad oggi continuano nella loro “missione di vita”.

Il 25 maggio scorso a Istanbul iniziava il vertice mondiale umanitario. 1.755 operatori hanno chiesto alla comunità internazionale, maggiore protezione, unitamente a un più forte impegno nel far arrivare gli aiuti. Zone no-fly e garanzia che ospedali e scuole non siano presi di mira dagli attacchi missilistici.

Roba Mhaissen, fondatore e direttore di Sawa per lo Sviluppo e gli aiuti, ha detto che è difficile “dover continuare a ripetere gli stessi messaggi e non vedere un singolo cambiamento o risultato […] Noi andiamo in campo e sperimentiamo in prima persona la cruda sofferenza umana”.

I tentativi internazionali per far cessare la guerra sono falliti. Le organizzazioni mediche devono preoccuparsi ogni giorno di salvare le vite di personale e pazienti. Si sentono soli. Per sfuggire alla morte stanno allestendo nosocomi in sotterranei e grotte.

cms_4302/foto_3.jpg“Tutti sanno – ha detto Zedoun Al Zoubi, capo dell’UOSSM, l’Unione delle Cure mediche e Organizzazioni di Soccorso, operante sul territorio – che gli ospedali sono il luogo più sicuro al mondo in un tempo di guerra, ma in Siria al contrario sono il luogo più rischioso”.

I bombardamenti non si fermano

Negli ultimi dieci giorni, nei pressi di Manbij, nel nord, sono morti almeno 56 civili, di cui 11 bambini.

La città si trova in un’area sotto il controllo delle milizie di Daesh insediate al confine con la Turchia.

L’attacco, secondo le informazioni divulgate dall’Osservatorio per i diritti umani, che ha sede a Londra, sarebbe stato coordinato da incursori dell’aviazione statunitense.

Durante l’ultima settimana di maggio, la Syria Democratic Forces, un’alleanza di combattenti a prevalenza curda e araba, sostenuta dagli Stati Uniti, aveva lanciato un’offensiva per riconquistare Manbij. Da allora si sono susseguiti raid aerei che hanno mietuto 104 vittime civili.

Il portavoce della coalizione statunitense contro lo Stato islamico in Siria e in Iraq, il colonnello Chris Garver, ha assicurato però che le forze americane sono state “straordinariamente attente” a condurre gli attacchi solo contro i combattenti del sedicente Stato islamico.

Secondo Rami Abdel Rahman, direttore dell’Osservatorio, solo il raid del 19 luglio scorso avrebbe ucciso 56 persone.

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Il Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha espresso ieri preoccupazione per la situazione ad Aleppo est. La città “si trova in stato di assedio e soggetta a bombardamenti sistematici del regime siriano che non hanno risparmiato ospedali, scuole e mercati, con un gran numero di vittime civili.

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale sostiene il dialogo tra Stati Uniti e Russia nell’ambito del Gruppo internazionale di supporto per la Siria, ed auspica che gli sforzi in atto consentano di raggiungere una nuova intesa suscettibile di rilanciare la cessazione delle ostilità e di creare le premesse per una ripresa dei colloqui intra-siriani di Ginevra per una genuina transizione politica”.

Un nuovo fronte comune di ribelli

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Da Asia News apprendiamo che il 28 luglio il Fronte di al Nusra, il ramo siriano di al Qaeda, ha annunciato di aver rotto i legami con l’organizzazione terrorista, realizzando il fronte “Jabhat Fateh al-Sham” (Fronte per la conquista della Siria).

Si pensa che possa essere una mossa presa in accordo con i capi di al Qaeda affinché il gruppo sia risparmiato dai bombardamenti da parte della coalizione americana e dei russi e possa avere una funzione di raccordo fra tutti i gruppi ribelli, ad eccezione di quelli “moderati”, coinvolti nei dialoghi sul futuro della Siria.

L’annuncio è stato dato da Abu Mohamad al-Jolani, capo di al Nusra.

“Serve a proteggere la rivoluzione siriana - avrebbe detto, sottolineando la necessità di una nuova organizzazione che - unisca le masse del popolo di al-Sham, liberando le loro terre, dando vittoria alla loro fede”.

Sembra dunque che una nuova organizzazione si stia prefiggendo l’obiettivo di radunare sotto la sua egemonia tutta l’opposizione ad Assad.

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La guerra in Siria ha assunto caratteri di assoluta rilevanza, di fronte ai quali il mondo non può restare indifferente.

Gli accenni di terrorismo in Europa non possono che dare una vaga idea di cosa significhi per la popolazione civile vivere nel terrore.

Si affronta la quotidiana esistenza, eludendo la preoccupazione per la propria incolumità. Si smette dopo un po’ di domandarsi perché quello scenario surreale seguiti a persistere. Non ha troppo senso confidare nella sua fine perché nella mente matura il convincimento di non essere che “microbi” in uno scacchiere troppo grande e importante. Entità troppo piccole per essere degnate di attenzione, al di là di qualche pietoso sguardo. Allora si prega affinché i propri figli non cadano sotto le bombe o almeno che non soffrano. Si spera di non lasciarli orfani. Ci si affida al credo, coltivando la certezza che, nell’eventualità, il cielo guiderà i loro passi. Questo impone la guerra.

Quanti innocenti dovranno ancora morire prima che azioni concrete possano essere intraprese per avviare le trattative di pace?

Silvia Girotti

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