Siamo un popolo. Siamo l’Italia.

Ritroviamo insieme nel dolore la nostra forza!

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Chi ha conosciuto il terremoto è abituato a quelle sensazioni. I vestiti ti si incollano addosso, la polvere si impasta al sudore della fronte. Il cuore ti batte forte e l’adrenalina rende gli arti d’acciaio. Le macerie tagliano le mani quanto basta per sentirle bruciare. Gli occhi lacrimano, ma non hai tempo di piangere perché il tempo è il tuo principale avversario.

L’attenzione si acuisce, catturata da ogni sibilo. Una voce, un vagito, un guaito.

Ogni volta che succede pensi a quella precedente. Un istante, solo uno. Poi di nuovo al lavoro.

L’atmosfera ovattata, l’odore della calce sfranta. Le braccia degli altri soccorritori. Divise sgualcite, sovente strappate. Ci si muove nel disastro in ordine sparso eppure perfetto. È in questi frangenti che ti accorgi che anche il caos ha un suo criterio.

L’aria è pesante, spesso irrespirabile, nondimeno ti appare inconsistente.

Si annulla la percezione del corpo. È una macchina che va guidata al meglio. Il dolore diviene collettivo. Le coscienze si fondono. Una forza più grande sovrasta il terrore. Nelle operazioni di soccorso l’inesperienza si annulla e ogni gesto diviene essenziale. Un sorriso, un abbraccio, una piccola pietra spostata. E quando al letto di morte sottrai una vita, la gioia si mescola al pianto. Perché in quegli istanti le emozioni fluiscono anch’esse nell’incoerenza.

È questo che fa il terremoto. Sgretola le tue cose. Ti spoglia delle tue costruzioni.

Eppure sa renderti forte.

Nessun guerriero si addestra indossando l’armatura. Affinché impari a difendersi e ad attaccare, deve conoscere sé stesso. E nulla è più efficace di qualche istante trascorso in estrema solitudine interiore.

Il terremoto ti spoglia, costringendoti a una sensazione di assoluta impotenza di fronte alla forza devastante della Natura. Non importa quale sia il tuo ruolo. In virtù di quella coscienza collettiva la sensazione è di tutti.

È in questi momenti di profonda inettitudine che inizi a percepire la forza. Quella vera. Quella che nessuno mai potrà portarti via. È in te. Ti scorre nelle vene.

È in questi momenti che senti l’essenza della condivisione. Perché se è vero che la solitudine è un percorso necessario alla rinascita, è altrettanto vero che mai avresti potuto elaborarla senza il supporto dei tuoi fratelli.

Così nulla è più confortante in tale frangente che condividere. Noi siamo un popolo. Siamo l’Italia. Ritroviamo insieme adesso la nostra forza!

Silvia Girotti

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