Selinunte in …3D!

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Per quanto il nostro Paese presenti migliaia di attrazioni turistiche e culturali, soltanto poche di esse riescono anche solo ad avvicinarsi al valore storico di Selinunte. Ad oggi, l’antica città magnogreca non è solo un autentico museo a cielo aperto, ma è perfino il parco archeologico più grande d’Europa.

Malgrado la sua storia fu alquanto breve (la città venne rasa al suolo dopo soli 240 anni dalla sua fondazione), fin da subito Selinunte divenne uno dei più fiorenti centri siciliani in epoca dorica. Grazie infatti alle estese piantagioni di sedano e ad un sistema di monetizzazione estremamente moderno per l’epoca, la città riuscì a crescere e ad espandersi in tempi incredibilmente celeri, raggiungendo perfino, almeno secondo gli antichi censimenti, la popolazione record di 100.000 abitanti.

Non tutti sanno che fu a causa di Selinunte e ad una sua richiesta d’aiuto se Alcibiade intraprese la celebre spedizione in Sicilia, uno degli episodi più emblematici nell’ambito del declino e della caduta di Atene.

cms_8121/2.jpgAd ogni modo, proprio la sconfitta di Alcibiade e della sua flotta lasciarono Selinunte alla mercé dei cartaginesi, i quali, guidati da Annibale Magone, rasero al suolo la città siciliana nel giro di soli nove giorni! L’Agropoli venne distrutta e saccheggiata, i suoi abitanti vennero uccisi, fatti schiavi o (nei casi più fortunati) costretti a fuggire nella vicina ed amica Agrigento.

Eppure, la terribile fine di Selinunte non ha in alcun modo scalfito quella che è stata la sua grandezza o la sua importanza artistica e culturale. Tutt’ora, decine di migliaia di turisti ogni anno si recano nel maestoso parco archeologico per ammirare le grandiose fortificazioni che proteggono l’Agropoli, piuttosto che la collina orientale con i suoi tre magnifici templi, o la Galera Bagliazzo con le sue tombe (spesso collettive) scavate nel tufo. In altre parole, le meraviglie di Selinunte sono state attentamente conservate nel corso di tutti questi secoli, riuscendo ancora oggi ad affascinare qualunque amante dell’arte antica.

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Ma per quanto interessanti possano essere i resti della città, a chi non è mai capitato di chiedersi come doveva essere la situazione territoriale di Selinunte … all’epoca della sua fondazione?

Bene, da oggi sembra che questa domanda potrà trovare presto risposta. Grazie al lavoro portato avanti dai geomorfologi dell’università di Camerino, la sovrintendenza del Parco Archeologico di Selinunte potrà finalmente offrire a tutti gli appassionati una ricostruzione in 3D del contesto paleoambientale della città all’epoca dell’arrivo dei primissimi colonizzatori. In altre parole, a partire dal 17 gennaio saranno accessibili al pubblico le immagini non del territorio di Selinunte, ma di come doveva essere 2700 anni fa.

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È come se si scoprisse una Pompei antica antecedente a quella che oggi vediamo e che possiamo visitare - ha dichiarato Gilberto Pambianchi, Presidente dell’AIGeo (associazione nazionale di geografia fisica e geomorfologia) - Le indagini geofisiche stanno per rivelarci un ambiente che ad occhio nudo non si vede e che è nascosto sotto il suolo (...) Siamo riusciti anche a definire lo stato delle pericolosità idrogeologiche e sismiche insistenti su tale territorio e che potrebbero gravemente colpire l’eccezionale patrimonio monumentale esistente. In questo modo, non solo abbiamo visto gli ambienti sottostanti, ma abbiamo potuto valutare il livello di rischio geologico in modo tale da poterlo prevenire ed aumentare la sicurezza di questo patrimonio culturale siciliano e non solo.”

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Le novità, tuttavia, sembrano non fermarsi qui. Fin da ora, l’università di Camerino, il Parco di Selinunte e la direzione dei beni culturali ed ambientali dell’ex provincia di Trapani hanno annunciato di essere intenzionati a lavorare congiuntamente per garantire nuovi progressi e nuove scoperte archeologiche all’antica città. Nuove ricerche, attraverso attenti studi analitici e sistematici, mireranno a rappresentare in maniera più dettagliata lo scenario storico dell’area. In modo particolare, tali interventi avranno lo scopo di definire la stratigrafia (la datazione delle rocce) del sito, nonché una sua contestualizzazione paleo-ambientale e cronologica. Il tutto sarà reso possibile grazie ai cosiddetti sondaggi litostratigrafici, ovverosia la moderna tecnica che consente di penetrare con innovativi macchinari le antiche rocce fino a raggiungere una profondità di circa 30 metri. Vista la loro imponenza e complessità, i lavori verosimilmente non dureranno meno di due anni.

Al termine di queste ambiziose operazioni, dovrebbe essere possibile comprendere con esattezza quali fossero le piantagioni, le condizioni climatiche e perfino gli alimenti più diffusi a Selinunte nel V secolo A.C. (oltre al sedano, s’intende). Inoltre, per rendere maggiormente agibili le nuove conoscenza, su ogni zona del parco archeologico dove tali scoperte avranno luogo verrà posta una stele che espliciterà ai turisti ognuna delle recenti scoperte.

Com’era immaginabile, il direttore del Parco, Enrico Caruso, ha manifestato tutto il proprio entusiasmo per i progetti in essere. Già in passato alla guida del museo regionale Lilibeo, nella sua lunga esperienza professionale Caruso ha sempre dato la massima importanza al significato storico dei luoghi in cui si è trovato a operare. Non è un caso, infatti, che le sue prime dichiarazioni siano state dedicate proprio al ricordo della centralità e la grandezza che Selinunte ebbe in epoca antica: “Fu una delle prime colonie greche in Sicilia (…) In breve tempo è diventata la più grande Megalopoli della Sicilia occidentale” ha spiegato il direttore, citando poi l’uomo grazie al quale tutto ebbe inizio: “(la città) nel 1551 venne riscoperta da un Monaco domenicano di Sciacca, Tommaso Fazello”.

cms_8121/6.jpgGià, perché fu proprio il monaco domenicano, su indicazioni dello storico Diodoro Siculo, a effettuare la brillante scoperta, nonostante all’epoca Selinunte fosse sommersa da una fitta coltre di sedimenti sabbiosi. Risulta incredibile pensare che, nel corso degli anni, Tommaso Fazello fu inoltre il responsabile della scoperta dei siti di Akrai, Eraclea Minoa e del Tempio di Zeus Olimpio ad Agrigento. Non a caso viene tutt’ora definito come “Padre della storia siciliana”.

Ad oggi, tutto ciò che possiamo dire è che nonostante le immancabili difficoltà il sito di Selinunte continua a generare ammirazione in tutto il mondo, non solo per le sue bellezze o per ciò che rappresenta, ma anche per la competenza dei suoi dirigenti. Varie sono state le lodi ricevute in questi anni dai responsabili del Parco; non ultime, quelle assai lusinghiere dell’università di New York. L’auspicio è che quest’antica città possa diventare in breve non solo il simbolo di una regione ricca di storia e di monumenti, ma anche e soprattutto l’emblema di una terra capace di rialzare la testa e di dimostrare che no, non tutto funziona male.

Gianmatteo Ercolino

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