Scorie e rifiuti tossici

Perché la Puglia è coinvolta?

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Si legge in una nota testata che “l’Italia continua ad essere sfregiata dall’ecomafia ed in particolare dal traffico illegale dei rifiuti da circa 500 mila tonnellate di rifiuti. Ne è un esempio la discarica di Ordona, nel foggiano, dove sono stati effettuati degli scavi che attestano e dimostrano questa scomoda realtà”. La Guardia nazionale ambiente di Foggia, qualche tempo fa, ha scoperto una discarica abusiva di rifiuti speciali, pericolosi e non, adiacenti al torrente Carapelle in zona Masseria Campese. La discarica si estende per circa 1200 metri quadri e in parte occupa la sede adiacente del torrente sopra citato. Lì sono ammassati cumuli di rifiuti edili, derivanti da attività di costruzione e demolizione, fogli di catrame, lastre accatastate in fibrocemento, amianto-eternit spezzati.

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La discarica, naturalmente, si trova ad oggi sotto sequestro. È un dato di fatto, dunque, che le falde acquifere siano avvelenate e che buona parte del territorio circostante sia irrimediabilmente distrutto a causa dello smaltimento di alcuni rifiuti tossici e pericolosi. L’allarme in Puglia fu dato 20 anni fa, in riferimento alla mancanza di un adeguato controllo su tutti quei punti nevralgici attinenti allo smaltimento illecito dei rifiuti. Si parla della salvaguardia del creato, un’occasione in più per pregare, riflettere, capire e denunciare tutto ciò che lede l’ambiente. Un rappresentante di Legambiente ha rilasciato tale dichiarazione: “Lo smaltimento illegale dei rifiuti industriali, in particolar modo, è il più pericoloso. Questi, anziché essere trattati e gestiti secondo le norme che ne assicurino lo smaltimento in regime di sicurezza ambientale e sanitaria, vengono nascosti e così avvelenano l’aria, contaminano le falde acquifere, inquinano i fiumi e le coltivazioni agricole, minacciano la salute dei cittadini, contaminando con metalli pesanti, diossina ed altre sostanze cancerogene i prodotti alimentari”. È bene ricordare, inoltre, che il traffico illegale dei rifiuti rappresenti un problema in quanto la nostra regione è un luogo di passaggio da cui transitano imbarcazioni dirette verso i Paesi stranieri, dove vengono smaltite illegalmente le pericolosissime scorie. Nel 2009, il ministro dell’Ambiente lanciò il Sistri, un sistema innovativo di tracciabilità dei trasporti che permise di seguire il rifiuto dall’inizio alla fine. Un altro allarmante problema è rappresentato dalla destinazione di scorie tossiche per la salute dell’uomo verso i Paesi stranieri, specialmente quelli asiatici.

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Nel 2012 il giornalista Emilio Casalini, in un breve reportage, ebbe modo di focalizzare l’attenzione sulla falsificazione delle bolle di accompagnamento dei rifiuti, etichettati come nocivi e non sottoposti, dunque, ad un processo di smaltimento più costoso. In esso si fa esplicito riferimento al fatto che numerosi container salpino da alcuni porti italiani (anche pugliesi) diretti specialmente verso la Cina. Lì non vengono effettuati controlli, come è richiesto nei Paesi occidentali. Nelle fabbriche, successivamente, i materiali plastici tossici vengono trasformati in materie prime. Il suolo che circonda queste fabbriche viene contaminato dall’acqua di scarico, carica di sostanze chimiche provenienti dai rifiuti. Quell’acqua stessa viene poi utilizzata per irrigare i campi dei prodotti agricoli successivamente esportati.

Oltre alle scorie tossiche, arrivano in Cina enormi quantità di rifiuti elettronici. Durante la fase di riciclaggio di questi rifiuti, si diffondono nell’ambiente notevoli quantità di polveri di piombo che sono state rilevate non solo nel terreno, ma anche nel sangue degli abitanti, soprattutto dei bambini.

Ester Lucchese

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