STRETTO DELLA MANICA: È SCONTRO PER GLI ACCORDI POST-BREXIT

UK viola le disposizioni sulla pesca, la Francia schiera le navi da guerra

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Gli effetti collaterali della Brexit si registrano sul piano del diritto marittimo, in virtù del venire meno degli accordi che hanno fino ad oggi disciplinato lo sfruttamento delle acque dello Stretto della Manica tra i due paesi frontisti, Francia e Regno Unito. Si ribellano infatti i pescherecci francesi, fermi a largo di Jersey, isola a 20 km dalle coste della Normandia, ma sotto giurisdizione inglese, contro i limiti all’accesso alle acque territoriali, per via di un’interpretazione restrittiva degli accordi post-Brexit. I pescatori francesi ritengono infatti penalizzanti le condizioni imposte da Londra alle loro attività, vedendo circoscritta la propria libertà d’azione al limite di 12 miglia dalle coste britanniche solo se disposti di un legame comprovato e di lunga data con le acque interessate, oppure tramite un’apposita autorizzazione che però attualmente è stata concessa dalle autorità di Jersey solo a 41 imbarcazioni su 344. Ulteriori strette sarebbero state imposte alla quantità di pescato concessa ai pescherecci stranieri e sarebbero state estese le specifiche sulle tipologie di rete utilizzabili per le attività di pesca in acque inglesi.

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La contiguità geografica nell’ambito del diritto marittimo e dei procedimenti di delimitazione dei limiti interni delle acque territoriali, è sempre stato un tema ostico in situazioni in cui la conformità e la morfologia delle coste, in applicazione del criterio di equidistanza, può comportare risultati iniqui, e perciò si tende a ricorrere ad appositi accordi bilaterali per regolare la materia in una prospettiva più equa. Il pugno duro adottato dal Regno Unito, con lo schieramento delle navi Severn e Tavarn, a pattugliare l’area circostante l’isola per scoraggiare l’intento di blocco avanzato dai pescherecci francesi, non lascia sperare in una soluzione ragionata sulla base della disponibilità dei britannici alla rivalutazione delle misure adottate. Sulla vicenda è intervenuta anche la Commissione europea, accusando Londra di non rispettare le disposizioni dell’accordo di transizione post-Brexit sulla pesca, e invitando alla moderazione e alla calma, considerando che la risposta dal fronte francese, successiva alle dichiarazioni della ministra francese responsabile del mare, Annick Girardin, circa il favore di Parigi a ricorrere a misure di ritorsione, è stata appunto quella di inviare a sua volta due navi militari a presidiare l’area.

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La Commissione europea ha inoltre aggiunto che: “in attesa di ulteriori giustificazioni da parte delle autorità britanniche, le disposizioni da esse intraprese non debbano essere applicate”. Intanto i pescherecci si sono ritirati, pretendendo che sia la politica ad intervenire per condurre ad una soluzione concordata, ma la tensione resta alta vista la minaccia di privare St.Helier e l’intera isola di corrente elettrica, per il 95% di fornitura francese; un ulteriore aspetto quello della dipendenza dalla fornitura francese al vaglio delle istituzioni britanniche, che a partire dal 2026, anno di scadenza del contratto per la fornitura di corrente elettrica e contemporaneamente data di finalizzazione del processo di transizione sulla pesca, potranno effettivamente barrare l’accesso alle proprie acque territoriali, alle imbarcazioni straniere.

Federica Scippa

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