STRAGE DI VISONI IN DANIMARCA, RIEMERGONO LE CARCASSE

Paura di una nuova contaminazione

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Ennesimo disastro umano prodotto da un modus operandi egoisticamente moderno: eliminare ciò che “disturba” in maniera ecologicamente e umanamente crudele. Non importa che le procedute sfruttate siano al limite della quotidiana disumanità, come se il problema fosse slegato completamente dalle conseguenze e bastasse uno schiocco di dita per cancellare la vita sulla terra.

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Ricordiamo il prologo di questa triste vicenda: alcuni lotti di visoni risultano contagiati da una variante del Covid, la paura prende il sopravvento e comincia il massacro. Una carneficina condotta oltretutto seguendo strategie contrarie alla legge e con grande dispiacere per il mancato fatturato di quasi un miliardo di euro. Così la Danimarca, dopo aver assassinato indistintamente 17 milioni di visoni, adesso piange sul latte versato. Certamente sarebbero comunque morti poiché, purtroppo, va ancora di moda vestirsi con animali quando, in realtà, ci sarebbero soluzioni di abbigliamento ugualmente riscaldanti e morbide. Insomma, la pelliccia di animale è un lusso per pochi e spesso frutto di una morte sanguinosa e inevitabile. Ebbene, quanto accaduto è la dimostrazione del fatto che la natura presenta sempre un conto: questa volta è dannatamente salato e riguarda tutti.

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La premier della Danimarca piange a fronte di un disastro ambientale e, forse, anche umano creato esclusivamente dall’uomo, che in seguito all’uccisione dei visoni decide di deporre i corpi vicino ad acque potabili. Le carcasse riemergono con foga dal terreno ghiacciato e vicino ad un lago, dando vita ad un’altra possibile catastrofe. Si teme ora la contaminazione del territorio circostante.

Alessia Gerletti

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