STRAGE DI BOLOGNA: CI SONO NUOVI SVILUPPI

Una vicenda che fa ancora molto discutere

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Considerato da molti uno degli atti terroristici più grandi dopo il secondo dopoguerra, certamente tale brutalità ha segnato in modo indelebile il nostro Paese, facendo emergere la brutalità degli anni di piombo. Indubbiamente, insieme a questa strage vanno menzionate la strage di Piazza Fontana, la strage di Piazza della Loggia e, non per ultima, la strage del treno Italicus. Dall’agosto del 1980, l’Italia si risvegliò con la consapevolezza che il periodo stragista non era ancora terminato, anzi da lì a poco tempo avremmo assistito attoniti davanti alla vera essenza del male.

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Cercando di ricapitolare quello che è avvenuto alla stazione centrale di Bologna, ci rendiamo conto che la verità è ancora latitante. Il 2 agosto del 1980, la stazione era affollata di turisti e di persone dirette in vacanza, purtroppo la tranquillità apparente di una semplice giornata fu svanita a causa di un ordigno a tempo presente in una valigia abbandonata presso l’ala ovest dell’edificio; nella valigi, precisamente, erano presenti 23 chili di esplosivo con una miscela di tritolo. Nonostante gli immediati soccorsi e la grande tenacia di molti medici rientrati dalle vacanze, non si poté evitare il gran numero d vittime. Gli sforzi profusi dai civili furono ammirevoli, mettendo a disposizione degli ospedali ogni tipo di mezzo di trasporto. Lo sdegno fu tanto e si capì dalle parole del presidente della Repubblica Sandro Pertini che giunse sul luogo tramite elicottero: “Non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”.

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Gli inquirenti fino a oggi hanno battuto diverse piste, quasi tutte confluenti verso gli ambienti di destra terrorismo di quegli anni e dei servizi segreti italiani deviati. Nelle ultime ore, le indagini si sono concentrate attorno alla figura dell’ex membro di Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, imputato nel nuovo processo per la strage, che si trova nuovamente al centro della scena a causa di alcune dichiarazioni dell’ex moglie Maurizia Bonini. Proprio lei, che all’epoca dei fatti aveva confermato l’alibi del marito, ad oggi si ricrede, chiedendo pubblicamente scusa. Il riconoscimento è avvenuto tramite un video amatoriale, girato da un turista, tramite cui la Bellini avrebbe identificato con le seguenti parole: “Sembra Paolo, è Paolo perché ha una fossetta qua, ha i capelli più indietro, ma è comunque lui”.

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Attualmente, la Bonini (per motivi di sicurezza) testimonia al processo coperta in volto. Le critiche non mancano da parte dei legali del Bellini, ma gli inquirenti hanno assecondato la richiesta della testimone. Struggenti anche le dichiarazioni della figlia di Bellini, Silvia, che dichiara a cuore aperto: “Visto che mi trovo in questo processo mi sento di voler dire a tutti che è stata una mia decisione testimoniare. Questa vicenda ha scombussolato la mia vita e, nonostante io sia figlia di Paolo Bellini, vado a testa alta perché ho avuto una vita completamente diversa.” Dopo oltre quarant’anni la definitiva verità non è ancora venuta a galla e le vittime, a mio parere, non avranno giustizia. Poco conta il clamore mediatico dei processi, ma temo che, per tutti questi brutti episodi della Storia italiana, la fiducia nelle istituzioni svanisca sempre più.

Giuseppe Capano

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