STORIA DI STORIE DIVERSE - XLXXIII

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_23016/Foto_1.jpgOggi è una giornata bella: cambio lavoro!

Un cambiamento a cui aspiravo, rinnovarsi è vitale.

Luoghi e persone assorbono le nostre energie, per cui è bene ricominciare con l’entusiasmo della prima volta ed io, infatti, mi sento curiosa, felice per una nuova serenità, desiderosa di capire come potrò svolgere il mio nuovo lavoro ed infine umile, perché non ho esperienza di insegnamento con gli adulti.

Sarò una neofita ma non mi disturba, potrò filtrare questa nuova realtà con l’esperienza degli anni passati, non ci sarà routine.

cms_23016/Foto_2.jpgPrendo servizio in una nuova scuola: conoscerò nuovi colleghi, lavorerò in un paese diverso e le persone a cui il mio insegnamento sarà rivolto sono gli stranieri; insegnerò loro ad esprimersi nella nostra lingua, seppure in forma elementare, sulla base di bisogni concreti. Sosterranno poi un esame di conoscenza della lingua per poter ottenere il permesso di soggiorno. In tanti sono analfabeti, per cui con loro si seguirà un programma di prima classe. Devono imparare a conoscere un alfabeto diverso da quello della loro lingua e invertire la direzione della scrittura sul rigo, se sono arabi.

Analfabeti nella lingua italiana, che si sta apprendendo in un secondo momento rispetto alla lingua materna; tuttavia è anche facile trovarsi di fronte a persone istruite che si sono laureate nel loro paese. I livelli di conoscenza della lingua italiana saranno dunque eterogenei e di qui discende la difficoltà di organizzare un percorso didattico che contemperi esigenze diverse di apprendimento.

Per me sarà una sfida perché non ci potranno essere tempi di attesa, la motivazione va tenuta sempre desta quando si insegna. Se dovrò dedicarmi ad alcuni studenti, per gli altri dovrà essere stata programmata un’altra attività. Spero di essere all’altezza e di riuscire a gestire questo insieme variegato di persone, le diverse nazionalità, le difficoltà ad esprimersi; per questo conto di far ricorso anche ad altre lingue a seconda che gli studenti provengano da paesi francofoni o anglofoni.

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In ogni caso oggi si formalizzerà il mio passaggio a questa forma di insegnamento, dedicata alla crescita culturale degli adulti; non nascondo di avere un po’ di paura, di sentirmi disarmata e con meno sicurezze. È una paura che deriva dalla non conoscenza del nuovo lavoro e dall’incontro con un’umanità multiforme: ognuno dei miei studenti avrà una sua storia, ricca ed anche sofferta. Io voglio giovarne per la mia crescita, trarre il meglio dalla relazione con loro. Mi sembra un qualcosa di molto bello questo scambio reciproco, l’importanza che si attribuisce all’altro come fonte della propria ricchezza.

Insegnare è dare agli altri, è prendersi cura degli altri; fa parte della mia indole essere attenta, mostrare vicinanza, immedesimarmi nei vissuti delle persone. Fa altresì fortemente parte della mia identità insegnare, mi sento naturalmente portata verso questo lavoro e soprattutto verso la cura delle persone più fragili, che spesso la società pone ai margini. Sono figlia di insegnanti e ricordo, con emozione, che mio padre aveva un meraviglioso e appassionato modo di spiegarci le cose, mentre noi bambini vivevamo accanto a lui la scoperta del mondo.

Vincenza Amato

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