STORIA DI STORIE DIVERSE - XLXI

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_22068/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana. Partendo da una discussione sulle questioni di più stretta attualità, negli articoli della rubrica si affronteranno anche le problematiche più generali del sistema scolastico, con una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.

L’anno scolastico è agli sgoccioli: clima caldo nelle classi, tanta stanchezza.

Non basta il ventilatore, le finestre spalancate, la porta aperta: l’aria è asfissiante e irrespirabile. Non ci consente di studiare.

Le ore a scuola sono troppe, le condizioni climatiche estreme: non si capisce, almeno al sud, come sarà possibile tenere le scuole aperte per il Piano Scuola. Alcuni genitori della mia classe hanno già manifestato il loro rifiuto ad aderire ad iniziative scolastiche estive, apparse fuori luogo dopo due difficili anni scolastici.

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Alunni e genitori desiderano poter vivere l’estate con la tradizionale discontinuità rispetto alle attività scolastiche, oggi avvertita ancora più necessaria dopo le prolungate pressioni poste in essere da insegnanti, che non meritano di poter essere chiamati tali e che hanno avuto la pretesa di insegnare a distanza così come facevano in presenza, assegnando una mole di lavoro anche maggiore a casa.

Ho conosciuto genitori disperati, stanchi della didattica a distanza ma anche furibondi nei confronti di insegnanti completamente insensibili che non comprendevano le difficoltà degli alunni ed il loro disinteresse verso una scuola presentata attraverso un computer.

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Posso, con certezza, affermare che gli insegnanti di scuola primaria, la cui mentalità è rigida, chiusa e centrata sul programma, hanno aggravato notevolmente le condizioni di vita delle famiglie durante il periodo pandemico. Serviva la massima comprensione, invece, per questi alunni e per le loro difficoltà; serviva essere soddisfatti di ciò che si riusciva a fare in condizioni così ostiche ed innaturali.

Ho ascoltato continue lamentele sugli alunni da parte di insegnanti perennemente insoddisfatti, così limitati e ignoranti da non essere in grado di mettersi in discussione, nemmeno a fronte di contestazioni da parte dei genitori. Una delle quali riguardava, ad esempio, la necessità di concedere agli alunni dieci minuti di pausa ogni cinquanta minuti di lezione.

È una pausa imposta dalla legge per tutelare la salute psico-fisica degli alunni ed evitare che rimangano diverse ore davanti al computer. La mia collega, nonostante le proteste dei genitori, aggirava la tutela, la cui violazione comporta gravi sanzioni da parte del datore di lavoro.

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Si giustificava, davanti agli alunni, dicendo che era necessario avere maggior tempo per spiegare, mentre i genitori avevano ribadito la necessità di momenti di pausa per consentire ai propri figlioli di alzarsi e di potersi muovere tra un’attività educativa ed un’altra. C’è solo da rimanere senza parole di fronte a questo tipo di abusi, di fronte a una tale insensibilità.

Vincenza Amato

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