STORIA DI STORIE DIVERSE - XLIX

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_21929/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana. Partendo da una discussione sulle questioni di più stretta attualità, negli articoli della rubrica si affronteranno anche le problematiche più generali del sistema scolastico, con una visuale privilegiata, quella di chi lavora al interno.

A stento ricordo una fine d’anno così terribile ed apparentemente interminabile. Siamo letteralmente a pezzi, ci sentiamo fiaccati mentalmente e privi di quelle forze che normalmente non ci mancano. Negli altri anni scolastici, dopo le festività pasquali il tempo letteralmente volava e si arrivava così agli scrutini finali e agli ultimi giorni di scuola. Gli ultimi due anni, invece, sono stati vissuti con problematicità e paura. Le scuole, compresa quella in cui insegno, sono state luoghi di contagio e spesso abbiamo avuto la sensazione, andando a lavorare, di sentirci accerchiati dal virus.

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La seconda ondata è stata del tutto violenta e inaspettata, in quanto a numero di ricoveri e morti, per noi che eravamo stati toccati solo in modo marginale dalla prima. Anche il secondo lockdown, sempre a marzo ma a distanza di un anno, è stato molto duro da affrontare, le scuole chiuse ed ogni altro aspetto di normalità precluso.

Gli insegnanti, rispetto ad altre categorie di lavoratori, non hanno vissuto il disagio economico ma sono stati privati, davvero a lungo, del rapporto con i loro alunni: è togliere tutto ad un insegnante, sarebbe come dire ad un medico di curare il paziente senza visitarlo. Certo esiste la telemedicina, come pure la didattica a distanza, ma si tratta di due professioni per cui è fondante e indispensabile avere un rapporto con le persone di cui ci si prende cura.

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Noi abbiamo una bambina collegata a distanza che, ogni volta che deve essere interrogata, chiude per breve tempo la videocamera e poi la riattiva. Un altro bambino usa una sua foto ingrandita come sfondo da porre di fronte alla telecamera e poi si dedica ad altro.

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Questi sono i bambini che il presidente Emiliano ha lasciato a casa consentendo ai loro genitori l’opzione di scelta, fino a fine anno. Bambini abbandonati e annoiati da questa tortura che è la didattica a distanza. Mentre noi siamo a scuola è terribile vedere queste faccine così, su un computer: è come se non fossero delle persone in carne ed ossa.

Io provo una grande pena quando vedo questi bimbi e non perdo occasione per esortarli a tornare a scuola. Hanno studiato davvero male e perso mesi interi di lavoro accumulando lacune spaventose negli apprendimenti; sarà difficile recuperare con il Piano Scuola, come afferma il ministro dell’istruzione Stefano Bianchi.

Come si può pensare di dedicare il mese di giugno al recupero degli apprendimenti? Non è secondaria la questione climatica perché già in questi giorni le temperature sono altissime, l’aria in classe è afosa e irrespirabile e si fa molta fatica a studiare. Il Piano Scuola è stato presentato tardivamente, ponendo in grande difficoltà presidi e segreterie che, già estenuati dal grande lavoro dei mesi scorsi, probabilmente non riusciranno a rispettare le imminenti scadenze per i finanziamenti Pon; il rischio dunque è che si perdano i 340 milioni di euro stanziati a livello europeo.

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Gli insegnanti poi, dal canto loro, non presenteranno alcuna domanda di partecipazione poiché per più di un anno hanno lavorato tanto e male, con continui cambiamenti e stravolgimenti a livello di organizzazione didattica, a danno di una stabilità che è assolutamente indispensabile per i bambini quando si svolge un intervento di tipo pedagogico.

Si sostiene che il Piano Scuola stenterà a decollare, è stato presentato troppo tardi, non ci sono adesioni da parte di maestri e professori e sembra che anche la partecipazione degli alunni sarà scarsa. Sarebbe stato meglio, invece di progetti faraonici, vivere la pausa estiva normalmente per poi ricominciare a settembre, dimenticando ciò che è accaduto.

Vincenza Amato

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