STORIA DI STORIE DIVERSE” - XLX

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_21995/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana. Partendo da una discussione sulle questioni di più stretta attualità, negli articoli della rubrica si affronteranno anche le problematiche più generali del sistema scolastico, con una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.

Spero davvero che, quanto prima, termini quest’anno scolastico: sono divenuta intollerante verso ogni forma di virtualità, è una comunicazione del tutto spersonalizzante, che mette da parte le persone. Io non vedo i miei colleghi da ottobre, le nostre riunioni si svolgono solo a distanza. Non riesco a confrontarmi con loro, non riusciamo a parlare della situazione di classe e delle emergenze educative in corso.

Intanto ogni giorno arrivano link su link per i collegamenti a distanza e per riunioni di ogni tipo, che si rivelano in gran parte infruttuose. Non vi è produttività, le situazioni rimangono irrisolte. Siamo ormai dei burocrati, dei passacarte preoccupati della forma, impegnati nella compilazione di inutili documenti. Tutti bravi a parlare di educazione e ad usare le parole giuste ma, nella pratica, vi sono pochissimi veri educatori, coloro che hanno fatto propri i principi più importanti della pedagogia.

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Nelle riunioni a distanza non riusciamo a vederci né ad ascoltarci, la connessione spesso cade e quindi non si riesce a seguire correttamente ciò che viene detto; nel frattempo alcuni abbandonano involontariamente, altri gesticolano affannosamente perché vorrebbero parlare ma non riescono a farsi sentire. È frustrante.

Sono modalità lavorative di emergenza che non possono protrarsi a lungo, come avvenuto. Inoltre, talune riunioni trattano argomenti delicati, come quelle che riguardano gli alunni disabili, ed è difficile intervenire efficacemente in questi incontri: ad alcuni operatori non viene data nemmeno la parola, come se non facessero parte del consesso.

Ora che tutto si sta concludendo e la speranza finalmente ci abbraccia possiamo con certezza dire di aver lavorato, per oltre un anno, in un modo pessimo. Una esperienza che speriamo non si ripeta più poiché ci sono certe professioni in cui non si può fare a meno del contatto umano.

Intanto si sta cercando, a fatica, di far procedere il Piano Scuola Estate 2021. Nella mia scuola la situazione è a dir poco convulsa. C’è stato un primo collegio dei docenti per decidere se approvare il Piano. La votazione ha avuto esito negativo grazie all’astensione di un gran numero di docenti decisi a non condividere l’idea di una scuola aperta d’estate, dopo un periodo di grande stanchezza per insegnanti, alunni e famiglie.

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In una totale assenza di democrazia e di mancanza di rispetto del voto espresso dal collegio (che riunisce tutti i docenti dell’istituto ed è il suo organo di governo), il Dirigente convoca un secondo collegio con il pretesto di dover offrire dei chiarimenti rispetto alla riunione del giorno precedente.

In sintesi, da non essere stato approvato nessun provvedimento, durante il secondo collegio vengono votati tutti e il Piano Scuola Estate passa. Verremo a scuola nei mesi di giugno e luglio, con temperature che sfiorano i quaranta gradi, in locali non climatizzati. Abbiamo approvato la progettazione di tredici Pon, un numero enorme quanto a difficoltà realizzative, pari ad un finanziamento di sessantamila euro.

Alunni e insegnanti saranno costretti a partecipare a questi progetti, che saranno molto impegnativi dal punto di vista degli orari ed i bambini saranno sovraccaricati oltremodo.

Ormai è una scuola irriconoscibile e impazzita, lanciata verso una sfrenata competitività; non si sofferma più sulla delicatezza del suo ruolo e sulla necessità di avere dei tempi lenti, rispettosi dei ritmi di crescita.

Vincenza Amato

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