SPOLETO...MUSEO DEL TESSILE E DEL COSTUME

Alla scoperta dei Musei D’Italia

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Formatosi negli anni grazie anche a generose donazioni effettuate da collezionisti.

Il museo è ospitato al piano nobile di uno dei palazzi storici più importanti di Spoleto, in pieno centro storico, il palazzo Rosari-Spada. Edificato nei secoli XVII e XVIII, appartiene alla famiglia spoletina Rosari fino a metà del ’600; successivamente nel 1664 viene acquisito dai marchesi Spada di Roma, eredi dei Rosari; nei primi anni del XIX secolo diventa proprietà della famiglia Marignoli. Le sontuose e ampie stanze ornate da soffitti a cassettoni e fregi murali, in precedenza hanno ospitato la pinacoteca comunale.

La collezione annovera moltissimi manufatti provenienti da varie raccolte. Il percorso si articola in cinque sale, corrispondenti ad altrettante sezioni tematiche (paramenti sacri, costumi, accessori di costume, tessuti operati, tessuti umbri), che rappresentano uno spaccato della storia del tessuto e del costume tra il XIV il XX secolo. Nella sala dedicata ai paramenti sacri, è possibile ammirare una serie di pianete di varie epoche ed un prezioso velluto con decorazione “a melagrana” del XV secolo. Segue la sala del costume, che custodisce preziosi elementi dell’abbigliamento maschile e femminile, tra i quali l’abito stile impero appartenuto ad Alexandrine Bonaparte, cognata di
Napoleone. Attraverso la sala degli accessori, dove è esposta una vasta gamma di cuffie, scarpe e borse, si giunge alla sala dei tessuti operati, che ben illustra la ricchezza e varietà di questo genere di manufatti. Chiude l’esposizione la sala dedicata ai tessuti locali, tra i quali spiccano le antiche “tovaglie perugine”, che vennero riprodotte in pittura da artisti quali Leonardo da Vinci, il Ghirlandaio, Giotto e molti altri.

I manufatti provengono da tutte le regioni italiane e da numerosi paesi esteri quali: Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Austria, Paesi Balcani, Isole dell’Egeo, Turchia, Persia, Cina e Russia.

Il percorso si articola in cinque sale ed è organizzato secondo un criterio tematico.

Prima sala:

(Sala dei paramenti sacri), comprende una serie di pianete di varie epoche, ed un paliotto, una manifattura fiorentina del XVI secolo realizzato in velluto di seta rosso cremisi decorato con trame a bouclé in oro.

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Paliotto d’altare in velluto in seta

Seconda sala:

(Sala del costume) custodisce numerosi elementi di abbigliamento maschile e femminile, tra cui un abito stile impero appartenuto ad Alexandrine Bleschamps Bonaparte, cognata di Napoleone. Comprende inoltre: abiti dei priori della città, completi di copricapo, cravatte e catene d’oro; livree e gilet dei valletti comunali; divise della Marina Militare della prima metà del XX secolo. Dell’ultimo quarto del secolo XVIII è una livrea da valletto di carrozza, realizzata in panno di tela di lana azzurro, ornata con galloni in seta e con stelle a otto punte.

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Livrea di valletto da carrozza, in panno di lana

Terza sala:

(Sala degli accessori) mostra una vasta gamma di cuffie, cappelli, scarpe, cravatte, borse, guanti, fazzoletti, calze, scialli, merletti e oggettistica varia.

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Copricapi del XIX secolo

Quarta sala:

(Sala dei tessuti operati) illustra la ricchezza e varietà di questo tipo di manufatti. La sezione è stata arricchita nell’ultimo trentennio grazie ad acquisti e donazioni; comprende tappezzerie da parete, tessuti d’arredamento, coperte, bandiere storiche, una serie di cinque arazzi provenienti dall’eredità della Regina Cristina di Svezia e successivamente acquistata dai Marchesi Collicola[4], e un raro tappeto persiano seicentesco.

Quinta sala:

(Sala dei tessuti locali) ospita tessuti di artigianato popolare provenienti da paesi dell’Umbria meridionale; interessanti i tessuti perugini, teli rettangolari bicromi con fondo in lino di colore avorio decorati a bande di cotone di colore indaco, raffiguranti soggetti vegetali, animali e architettonici.

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Tessuti perugini

Le antiche tovaglie perugine sono state molte volte riprodotte in pittura da artisti quali Leonardo da Vinci, il Ghirlandaio, Giotto, Duccio di Boninsegna, il Sassetta ed altri[5].

La raccolta si è costituita grazie a numerose donazioni e acquisti.

Inizialmente composta di soli 300 pezzi, si è poi arricchita con gli acquisti che il Comune di Spoleto ha effettuato negli anni ’80: il "Fondo Bianca e Virgilio Portoghesi", costituito da oltre 1.500 pezzi databili tra il XIV ed il XX secolo, la raccolta di tessuti popolari umbri databili tra il XIV ed il XVIII secolo di Amleto Morosini, e i tessuti operati di Giuliano Angelini.

Nobili famiglie spoletine come gli Arroni hanno donato costumi femminili ed accessori del XIX e XX secolo; altrettanto hanno fatto il conte Cesare Zacchei Travaglini, che nel 1931 ha donato alcuni costumi appartenuti ad un suo avo, il conte Valerio, al servizio di Napoleone; Elio Panizzi ha contribuito con le divise della Marina Militare della prima metà del XX secolo; la marchesa Amalia Costa con i copricapi maschili e femminili; Maria Vittoria Sordini, nipote di Giuseppe Sordini, con duecentotrenta pezzi di manufatti tessili appartenuti alla famiglia. Si sono aggiunte più recentemente donazioni di Lina Caravani, Ester Giovacchini e Giovanna Silvestri.

Altri tessuti popolari provenienti da paesi dell’Umbria meridionale, databili tra il XVII ed il XIX secolo, provengono dalla generosa donazione del Fondo Lamberto Gentili, poi depositato dal Comune presso il Museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco, nell’ottica degli scambi culturali tra Comuni.

Tutto il patrimonio tessile donato e acquisito è stato inventariato, solo una parte di esso è esposto.

Vi fanno parte anche abiti teatrali, libri, copioni e appunti di lavoro dei costumisti Marcel Escoffier[6] e Enrico Sabbatini.

Grazia De Marco

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