SPIRITUALITÀ DAL BASSO - XIII^ PARTE

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Tutti sogniamo ad occhi aperti, ed è una cosa assolutamente naturale e gratificante. A meno che, questo nostro fantasticare non ci disconnetta dalla realtà. È breve, infatti, il passo fantasia e alienazione, tra il progettare nuove idee e costruire castelli in aria.

La differenza tra l’uno e l’altro? La concretezza.

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Sognare ad occhi aperti fa bene all’anima perché fa riemergere quel lato infantile che c’è in ciascuno di noi.

I bambini e gli adolescenti lo fanno molto più spesso degli adulti perché, per loro, sognare significa esplorare le possibilità della vita in un ambiente sicuro. Più l’individuo cresce, meno si approccia al mondo della fantasia: da un lato perché ha già raggiunto alcuni degli obiettivi che si è prefissato, dall’altro - purtroppo - perché disilluso dalla realtà. In quest’ultimo caso, due sono le reazioni possibili: rassegnarsi a vivere un’esistenza mediocre oppure rifugiarsi totalmente nel mondo dei sogni.

Sono tantissime le persone che, rifiutando la realtà, preferiscono crearsene una propria, escludendo dal proprio entourage chi non la pensa come loro. Per la maggior parte si tratta di persone insospettabili, di quelle che incontriamo ogni giorno andando al lavoro o al supermercato. Ma hanno una caratteristica comune: non sono concrete.

Posto che la realtà viene creata da ciascuno di noi singolarmente e non solo comunitariamente, questi soggetti, anziché contribuire a cambiare lo stato delle cose, girano le spalle alla realtà costruendosene una su misura. Proiettando il problema all’esterno di loro stessi e non all’interno, si isolano dal mondo rinchiudendosi nelle loro idee a doppia mandata.

Come comprendere se i nostri sogni ad occhi aperti sono sani oppure no? È semplice: lo sono se trasferisco il desiderio nella realtà.

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Quando il sogno ad occhi aperti si trasforma in desiderio, viene a crearsi un passaggio fondamentale: quello che permette alle nostre fantasie di diventare azioni. È così che chi sogna - ad esempio - di diventare medico, corona il proprio desiderio iscrivendosi all’università, laureandosi e, infine, praticando la professione. Ovviamente questo - come tutti gli altri sogni - ha un prezzo: i lunghi anni di studio, la fatica e le rinunce per arrivare alla laurea, le notti insonni, i turni in ospedale. Il sogno è sano, quindi, se ne considero anche le conseguenze e le accetto consapevolmente.

Diversa è la situazione di chi, al contrario, ha una visione “romanzata” della vita e desidera - per prendere un altro esempio - creare una famiglia con una persona che non prova gli stessi sentimenti. Qui si crea una frattura tra ciò che si vuole e ciò che si può ottenere, fino a generare quelle situazioni di cui la cronaca ci parla quotidianamente.

È fondamentale che sia ben chiaro questo passaggio. Spesso la vita non ci dà quello che vogliamo ma quello che ci serve ed è importante avere l’umiltà di riconoscere il nostro bisogno.

Il percorso spirituale che abbiamo intrapreso ci viene in aiuto. I Padri del Deserto insegnano quanto sia importante dialogare con la propria anima, come se fosse divisa in due parti: quella triste e quella che infonde coraggio, così che la frustrazione trovi una valvola di sfogo.

Quando i nostri sogni crollano come un castello di carte, rendendoci scontenti, è necessario mettere a confronto il sogno con la realtà, raffigurandocela in tutte le sue conseguenze. Perché, ricordiamocelo, la fantasia ci promette spesso cose più belle e allettanti di quanto non lo siano veramente.

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“Decalcomania” - René Magritte

È necessario riportare SULLA TERRA il nostro castello IN ARIA per trasferire i sogni nella realtà. Così facendo, la fantasia ci farà finalmente vedere ciò che realmente potrebbe accadere, rappresentandoci i nostri desideri in tutte le loro conseguenze.

Del resto l’albero si riconosce dai frutti. Quale effetto provocano i vostri pensieri? Vi danno pace, gioia? Oppure vi rendono tristi e insofferenti? Vi aprono agli altri o vi chiudono in voi stessi? Ecco alcune delle domande che potrete farvi quando sarete nel dubbio nei confronti di un pensiero o di un desiderio. Ricordate: "Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero, infatti, si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo.” (Lc 6,43-45)

Ed ancora, i Padri del deserto insegnano che dobbiamo scrutare con attenzione quali pensieri vogliono entrare in casa nostra, negando l’accesso a quelli che ci turbano. Evagrio Pontico ricorre all’immagine del portiere: “Sii un portiere del tuo cuore e non lasciar entrare alcun pensiero senza averlo prima esaminato. Interroga per bene ogni pensiero e domandagli: «Sei uno dei nostri o un nemico?» Se è uno di casa, ti riempirà di gioia ma se è un nemico, ti turberà. Sono di questo genere, infatti, i pensieri dei demoni”.

Simona HeArt

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