SOCIAL ZOMBING OVVERO MORTI DI FAMA

1654392084Social_Zombing_ovvero_morti_di_fama.jpg

cms_26315/1.jpgÈ una pratica molto diffusa all’interno del vasto panorama social, un’azione simil terroristica a livello digitale che serve a “zombificare” i nostri account, letteralmente a farli sparire, sostituire o, nella peggiore delle ipotesi, a farli chiudere. Il social zombing è un fenomeno noto agli addetti ai lavori e fa parte di una serie di azioni come l’acquisto di fan, like booming, l’acquisto di follower, di like, d’interazioni, di visualizzazioni, di recensioni, ecc., che improvvisamente permette di vedere incrementare il proprio numero di follower su un profilo social, come Instagram e Twitter per esempio. L’account passa in men che non si dica da poche centinaia di follower a svariate migliaia, incremento che immediatamente fa allarmare l’algoritmo del social media che comincia a tenerlo sotto controllo rubricandolo come un’anomalia e procedendo prima a limitare le funzionalità dell’account e poi a decidere di cancellarlo. Il profilo dunque viene messo sotto attacco attraverso un fuoco incrociato rappresentato da un aumento di interazioni di persone sconosciute in merito a un post, dalla ricezione di decine e decine di recensioni negative o da segnalazioni di attività che magari non ci riguardano come attività pornografiche o legate al Revenge Porn.

cms_26315/2_1654391741.jpgParte subito da parte dell’algoritmo social il blocco dell’account, dovuto a centinaia di segnalazioni che affermano una loro verità sul nostro conto o che, per esempio, si rifanno a un profilo fake creato ad arte dove vengono pubblicati post che vanno a ledere la nostra immagine e la nostra reputazione. La chiusura dell’account e, paradossalmente, la non chiusura di quello fake, portano alla fase finale, ovvero a quella della zombificazione, la gestione cioè della nostra identità digitale senza aver mai intaccato i nostri dati personali. Per non cadere nella rete del social zombing, e vedersi chiudere il proprio account per attività che non abbiamo mai fatto, basterà allora fare attenzione a poche ma fondamentali regole, come per esempio controllare le notifiche, le statistiche, i like da parte dei follower, i commenti, moderare i post nei gruppi o nelle pagine legate al nostro account, fare attenzione ai risultati delle ricerche su Google che riguardano il nostro nome. Effettuare sempre un check di ciò che accade alla nostra identità all’interno del mare magnum del web e dei moduli di ricerca interni di ogni social network, è infatti sempre una buona pratica per scovare pericolosi cloni creati ad hoc per truffarci e truffare altre persone legate a noi da un rapporto di fiducia.

cms_26315/3.jpgL’arma per sfuggire a tentativi di zombificare il nostro account o il nostro profilo è la ricerca in ogni meandro del web di post, hashtag, pagine web, forum in cui si parla di noi ed è utile anche per capire come va il “sentiment”, come si muove cioè la nostra popolarità all’interno delle piattaforme social. Il social zombing nella sua pericolosità per utenti e aziende ha il pregio di evidenziare come la mutata struttura della società capitalistica avanzata abbia portato all’emergere di una nuova specie di umanità che ha come corollario una forte personalità nevrotica caratterizzata da un tempo sempre più caotico e incerto. Il bisogno di organizzare incessantemente le proprie vite, sociali e social, secondo particolari esigenze eterodirette, la necessità di vendersi come fossimo una merce con un preciso valore di mercato, l’esigenza di ottenere sempre conferme e gratificazioni, portano utenti giovani e meno giovani a cercare di essere appetibili verso gli altri, ottenere conferme della propria esistenza, assumere, come direbbe Fromm, una “cordialità mercificata”. Il pericolo è non riuscire alla fin fine a sfuggire a noi stessi, al nostro giudizio, il più severo e intransigente e trasformarci in zombi morti di fama.

Andrea Alessandrino

Tags:

Commenti per questo articolo

[*COMMENTI*]

<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


News by ADNkronos


Salute by ADNkronos