SMARTPHONE

Il nuovo oppio dei popoli

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cms_23208/1.jpgScientificamente è conosciuta con l’acronimo IAD, ma dai profani è meglio conosciuta con il nome di Internet Addiction. Per affermare però di trovarsi di fronte a una vera e propria patologia, vi devono essere queste quattro caratteristiche: un uso eccessivo delle tecnologie, assieme alla perdita della cognizione del tempo (trascurando bisogni fondamentali dell’organismo come sonno e alimentazione); sociopatia e sentimenti di rabbia se il pc o lo smartphone non è accessibile; richieste di sempre nuovi device tecnologici e di maggior tempo da dedicare a stare connessi; stanchezza e frequenti litigi con i propri familiari. A patire maggiormente ciò che è un vero e proprio abuso della tecnologia collegata alla rete sono in particolare gli adolescenti, tanto che si parla di technostress e di infobesità. Se però queste due forme di patologia si riferivano in particolar modo all’abuso del pc all’interno delle case di molte famiglie, l’arrivo degli smartphone ha aperto nuovi e ben più pericolosi scenari, tanto da far emergere due sindromi connesse all’abuso dei cellulari connessi alla rete: la No.Mo. fobia, ovvero la paura di rimanere senza connessione e la FOMO, fear of mission out, la paura di essere tagliati fuori da ciò che accade online. Ben presto esse sono diventate vere e proprie stati di angoscia che hanno colpito milioni di adolescenti, spesso con bassa autostima e con problemi di relazione con l’altro. Il passare degli anni e il conseguente iper utilizzo dei device, non ha fatto altro che aggravare problemi legati alla salute di chi abusa della tecnologia della comunicazione, in particola modo intaccando quelli che sono gli aspetti psicocognitivi.

cms_23208/2_1632020265.jpgInoltre non solo chi abusa della tecnologia soffre di senso isolamento, depressione e ansia ma in questi soggetti si formano connessioni neurologiche nel cervello simili a quelle che si sviluppano in coloro che hanno una dipendenza da oppioidi per alleviare il dolore. Vi è poi un altro aspetto legato a una continua connessione con il device, una condizione cosiddetta di semi-tasking che porta a far scemare il rendimento di un lavoro svolto quindi più lentamente rispetto a se fosse svolto invece al massimo della concentrazione. I continui controlli dello smartphone ogni qualvolta arrivano notifiche, ci imprigiona in un rapporto con il nostro cellulare solo ed esclusivo. L’arrivo di e.mail, messaggi dai social, notifiche di ogni genere, ci spingono ad attivare gli stessi percorsi neuronali nel nostro cervello che un tempo ci avvisavano di un pericolo imminente, banalizzando le informazioni in entrata che vibrano sul nostro schermo. Il nostro sistema neuronale è quindi entrato in una specie di dipendenza dalle notifiche push per cui non sarebbe esagerato affermare che alla lunga, questa nostra incapacità di far riposare il nostro cervello anche quando sarebbe necessario (il sonno), potrebbe portarlo a una degenerazione neuronale. La dipendenza dallo smartphone ha arricchito di conseguenza il panorama delle patologie moderne con neologismi come nomophobia, ringxiety e vamping.

cms_23208/3.jpgSe la nomophobia come detto indica il vero e proprio terrore di rimanere sconnessi dalla rete mobile e quindi di non poter accedere ai social (con conseguenti problemi di angoscia, vertigini e nausea), vi sono poi altri due fenomeni meno conosciuti ma altrettanto particolari: la ringxiety, il disturbo di cui soffre chi crede di avvertire continue vibrazioni o squilli che causerebbero veri e propri stati di ansia, e il vamping, ovvero fenomeno associato all’inclinazione a restare connessi sui social per l’intera notte. Gli adolescenti, esattamente come i vampiri di tanti film a tema, aspetterebbero la notte per connettersi attraverso Internet ai social network per partecipare a una vita di comunità costituita da tanti altri utenti amanti delle ore più buie. La tecnologia mobile ha modificato le nostre abitudini e la nostra vita; i modi di comunicare e di interagire si sono indirizzati in una maniera tale da negare la possibilità di instaurare una comunicazione circolare comprensiva del linguaggio verbale, paraverbale e non verbale. Le conseguenze dirette e maggiormente visibili di tale cambiamento comportamentale evidenziano una crescente irritabilità e una scarsa attenzione nello svolgere compiti lavorativi e scolastici. L’ipertestualità, l’anonimato, l’elevata velocità nelle comunicazioni, il superamento dei vincoli spaziali e temporali, la libertà di trasgressione, la creazione di personaggi virtuali sono diventate tutte delle naturali conseguenze di un modello di vita che si sta imponendo come esperienza naturale per milioni di individui, non solo degli adolescenti. Le esperienze faccia a faccia richiedono un investimento di tempo e di risorse che oggi molti di noi, con la dittatura delle alte performance lavorative, sociali e scolastiche da raggiungere, non possono più permettersi.

Andrea Alessandrino

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