SI CERCA LA VERITÀ SULLA MORTE DI LUANA

Due indagati per il decesso della 22enne, sequestrati i macchinari

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In Italia il lavoro è un bene prezioso, da conquistare e proteggere. Ma spesso, troppo spesso, finisce per spezzare giovani vita. È il caso della 22enne Luana D’Orazio, inghiottita dall’ingranaggio dell’orditoio su cui stava operando nell’industria tessile di Oste di Montemurlo (provincia di Prato) che l’aveva assunta da circa un anno. Il collega che stava lavorando a due passi da lei ha detto di non aver udito alcuna richiesta d’aiuto: si sarebbe accorto dell’incidente solo voltandosi verso di lei e avrebbe prontamente chiamato i soccorsi. Sono intervenuti sul posto vigili, carabinieri e sanitari; ma per Luana non c’è stato nulla da fare. La Procura ha subito disposto l’autopsia sul corpo della giovane nonché il sequestro di due macchinari: quello implicato nel fatale incidente e un suo “gemello”, per comprenderne il funzionamento e risalire a cosa possa essere andato storto.

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Intanto, è stata aperta un’inchiesta e due persone sono state iscritte nel registro degli indagati. Secondo le prime indiscrezioni, per il momento gli inquirenti si starebbero focalizzando sugli accertamenti tecnici. “Siamo al lavoro per capire se e cosa non abbia funzionato nel macchinario, compresa la fotocellula di sicurezza. Abbiamo ricevuto i rilievi e nelle prossime ore nomineremo dei periti per gli accertamenti tecnici sui documenti raccolti dalla polizia giudiziaria” ha fatto sapere il procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi.

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Luana viveva con i genitori, il fratello e il figlioletto di soli 5 anni a Pistoia. A 17 anni era rimasta incinta e aveva cresciuto da sola il piccolo, supportata dalla famiglia. “Luana era bella, buona e umile. Era contenta del lavoro che svolgeva anche se poi tutti i lavori possono pesare, anche i più leggeri, ma le piaceva lavorare. Era bella, solare, amava la vita, non litigava. Era solare, si vede dalle foto, anche su Facebook. Aveva tanta voglia di lavorare per costruirsi un futuro - racconta la madre, Emma Marrazzo - Il nostro pensiero adesso è per mio nipote che ha cinque anni e mezzo e ancora non ha chiesto niente”.

Massimo Montinari

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