SIRIA, NOVE ANNI DI GUERRA

Una catastrofe umanitaria con lo spettro del coronavirus alle porte

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Sono passati ormai 9 lunghi anni da quando, a causa delle dirompenti proteste originate dalla Primavera Araba, e dell’insistente richiesta di dimissioni (mai avvenute) del Presidente-dittatore Bashar al-Assad, scoppiò la Guerra Civile Siriana, poi divenuta, di fatto, un conflitto che coinvolge la quasi totalità delle grandi potenze mondiali. Da allora, i numeri sono terrificanti: 384mila morti, di cui 116 mila civili. Questo per limitarsi ai danni relativi ai decessi, senza contare gli innumerevoli sfollati, le città distrutte, le condizioni di vita che da difficili sono diventate letteralmente impossibili, le continue violazioni dei diritti umani fondamentali. Nascere in Siria, oggi, equivale praticamente ad una condanna alla sofferenza inflitta da un crudele destino.

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I Paesi che si sono interessati alla questione siriana, fondamentalmente, non l’hanno fatto per motivi umanitari, ma per puri interessi economici, militari, strategici. Gli Stati Uniti volevano avere la possibilità di mettere pressione all’Iran da uno Stato vicino, i Russi hanno enormi interessi in Medio Oriente, la Turchia ha purissime ambizioni imperialiste… e così via dicendo. Questa divergenza di interessi egoistici ha di fatto impedito fino ad oggi una soluzione delle controversie, e si è arrivati fino al vergognoso “via libera” dato alla Turchia da parte del governo USA per l’avvio dell’esodo e del massacro dei curdi del Rojava, esplicitamente voluto da Erdogan per ampliare la zona di controllo turca, a scapito di quegli stessi eroi che, quasi in solitaria, avevano scacciato l’Isis dalla regione. Allo stato attuale, Russia e Turchia hanno negoziato un cessate il fuoco che ha, anche se solo parzialmente, acquietato la situazione. A Beirut, droni russi sorvolano la regione nord-occidentale siriana di Idlib, che era stata teatro da dicembre dell’offensiva governativa siriana e russa contro milizie filo-turche e che aveva causato lo sfollamento di circa un milione (!) di civili.

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E proprio agli sfollati e ai profughi bisogna dedicare un ultimo, ma non ultimo, riferimento. Dalla Siria, infatti, hanno tentato il viaggio della speranza verso l’Europa centinaia di migliaia di disperati, i quali, però, sono stati costretti da motivazioni logistiche a passare attraverso la Turchia, dove sono stati prontamente fermati e trattenuti dall’Amministrazione del dittatore Erdogan. A questo punto, complice la vergognosa codardia dell’Unione Europea (specie degli Stati del Nord, i quali non ricevono sbarchi diretti e, forti degli iniqui accordi di Dublino, se ne lavano costantemente le mani), che sembra temere più i poveri che i dittatori sanguinari, il Presidente turco ha potuto usare questi profughi come strumento di ricatto. Una volta che l’UE ha, giustamente, negato alla Turchia un esplicito sostegno alle operazioni militari in Siria, è arrivata la ritorsione: porte aperte ai migranti siriani, tutti insieme.

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E così, un vero e proprio esodo (non la si chiami invasione, perché è un termine barbaro che fa sembrare dei poveri disperati senza casa al pari di una minaccia di carattere militare) è giunto sulle coste greche, spianando la strada al partito neonazista Alba Dorata e ai comportamenti criminali della Guardia Costiera, che è stata ripresa nel tentativo di affondare dei gommoni dove erano presenti anche bambini. Ora i campi profughi di Lesbo sono arrivati a dover ospitare persone per più di cinque volte la capienza massima, con le ovvie conseguenze di invivibilità e di non rispetto delle basilari norme igienico-sanitarie, in barba, tra l’altro, all’emergenza Coronavirus. Morale della (brutta) favola: quello che sta succedendo in Siria da 9 anni riguarda tutti noi. Voltare la testa dall’altra parte potrà far sembrare il problema più lontano per un certo periodo, ma, in realtà, renderà l’emergenza, e le sue ripercussioni sul Mondo Occidentale, sempre più grave, sempre più disastrosa, sempre più inevitabile.

(foto dal web)

Giulio Negri

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