SICUREZZA E VENDITA DI ARMI: CONNUBIO IMPOSSIBILE?

L’ennesima strage annunciata in una scuola della Florida scuote il popolo d’America

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La Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland (Florida) ha vissuto istanti di paura e orrore nella tarda mattinata di ieri (ora locale). Un ex alunno, identificato con il nome di Nikolas Cruz, si è introdotto nell’enorme campus e ha sparato all’impazzata contro i presenti, ferendo circa 14 persone e uccidendone 17. Tra le vittime anche una insegnante e un istruttore di football, che si sarebbero sacrificati facendo da scudi umani ai loro alunni. Il bilancio – che avrebbe potuto contare molte più vittime, considerando che l’istituto ospita ogni giorno ben 3.208 bambini tra i 9 e i 12 anni – è stato arginato dalla tempestiva e massiccia presenza delle forze dell’ordine, che hanno scortato gran parte degli studenti, accompagnandoli verso l’uscita mentre il giovane armato seminava il panico con la sua AR-15 semiautomatica. Alcuni docenti, provvidenzialmente, si sono nascosti insieme ai loro alunni, attendendo la fine del raid.

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Cruz, dotato di una maschera a gas, massicce munizioni e alcune granate fumogene, ha fatto scattare l’allarme antincendio, chiamando a raccolta l’intera comunità studentesca nell’atrio del campus. Lì ha potuto dare avvio, secondo un piano ben organizzato, a una carneficina proseguita per oltre un’ora. Poi si è dato alla fuga, confondendosi nella folla di studenti sotto shock, ma le forze dell’ordine sono riuscite a catturarlo due ore dopo.

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Dalle prime indagini effettuate, emergono alcuni macabri particolari sull’autore della sparatoria. Pare che il 19enne fosse arruolato nell’esercito come riservista, il che spiegherebbe la sua dimestichezza con le armi da fuoco. Ma, ancor prima del suo attuale impiego, sono stati i dettagli della sua permanenza al campus ad attirare l’attenzione dei media: Cruz era stato allontanato dall’istituto “per motivi disciplinari”. Il giovane è stato descritto da alcuni testimoni come un “ragazzo difficile”, che aveva più volte manifestato la sua propensione verso la violenza già ai tempi del liceo. Alcune voci sostengono che Nikolas sia stato espulso proprio perché in possesso di armi, che avrebbe mostrato con fare minaccioso ai suoi compagni di corso: “L’anno scorso ci avevano detto che non sarebbe potuto entrare a scuola se avesse avuto con sé uno zaino. - sostiene il suo ex insegnante di matematica - Ci sono stati dei problemi, ha minacciato degli studenti e mi sembra che gli fosse stato ordinato di lasciare il campus”. Si vocifera anche che, in passato, il giovane sia stato sottoposto a un trattamento sanitario per via di alcuni problemi mentali.

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D’altronde, è stato lo stesso profilo Instagram di Nikolas - che attualmente risulta chiuso - a rendere nota la sua passione per le armi e la violenza in genere. “Qualunque suo post era riconducibile alle armi. E’ malato” riferisce appunto un suo ex compagno di classe. Negli scatti si mostrava quasi sempre coperto da una sciarpa e un cappello nero, come a voler celare il suo volto. Tante erano le foto in cui sfoggiava con orgoglio il suo arsenale: sparare era “la sua terapia”, come lui stesso sosteneva. “Diventerò un killer professionista nelle scuole”, aveva addirittura auspicato in un filmato su Youtube. Una tragedia annunciata, di cui si aveva sentore già da parecchio tempo: un blogger del Missisipi aveva segnalato all’Fbi i video caricati dal giovane killer, ma pare che gli agenti non fossero riusciti a risalire alla sua vera identità e al suo recapito.

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La strage di cui Cruz si è reso artefice segna il raggiungimento di un drammatico traguardo per gli Usa: la 19esima sparatoria avvenuta in una scuola dall’inizio di quest’anno, vale a dire in soli 45 giorni. 22 persone – perlopiù bambini e adolescenti – hanno incontrato la morte nel luogo deputato alla loro educazione, dove ogni giorno si combatte per sconfiggere le ombre dell’ignoranza e dell’odio. L’America è stanca di veder puntualmente vanificato il lavoro di chi crede in un mondo il più possibile privo di violenza, impegnandosi nella diffusione del sapere e nella trasmissione di solidi ideali. Il Paese chiede a gran voce un provvedimento che sappia porre fine a questa folle ondata di intolleranza e alleviare le preoccupazioni di genitori, zii, nonni. Fanno perciò discutere le scelte del governo Trump, che ha apportato tagli di milioni di dollari ai fondi del Gun Background Check System, il sistema di controllo della distribuzione di armi. In particolare, sarebbero state abolite le verifiche relative alla salute mentale degli acquirenti, laddove in passato, sotto l’amministrazione Obama, i malati psichiatrici non avevano accesso alle armi. Ad acuire la polemica anche i mancati provvedimenti sul bump-stock, il dispositivo utilizzato dai criminali per dimezzare il tempo che intercorre tra un colpo e l’altro.

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Rendere sicure le nostre scuole e affrontare la spinosa questione della salute mentale: questi sono i nostri prossimi obiettivi. Nel corso del mese incontrerò i governatori e gli attorney general: la sicurezza dei ragazzi nelle nostre scuole sarà la nostra priorità assoluta. Nessun bambino o insegnante dovrebbe essere in pericolo in una scuola americana. Nessun genitore dovrebbe aver paura per i propri figli, quando li bacia ogni mattina e li manda a scuola” queste alcune delle dichiarazioni rilasciate dal presidente Trump in un discorso di 6 minuti trasmesso sulla tv nazionale. Parole che non sono affatto bastate a placare gli animi ormai infiammati degli americani, come testimoniato dall’inaspettata popolarità del tweet pubblicato da una sedicente studentessa: “Non so cosa farmene delle tue preghiere, fottuto pezzo di m****, piuttosto fai qualcosa contro la diffusione delle armi, l’unica cosa che potrebbe fermare il ripetersi di queste stragi”.

Parafrasando lo slogan che fin dalla campagna elettorale ha accompagnato l’attuale Presidente, l’America ha davvero bisogno di essere “tranquilla” come un tempo, prima ancora di riacquistare la sua grandezza.

Federica Marocchino

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