SE I TUOI OCCHI UN GIORNO

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cms_21100/1v.jpgHo letto il libro dell’amico Bartolomeo Smaldone “Se i tuoi occhi un giorno” (Ed. Gelsorosso) e, devo dire, che non leggevo un libro così bello ed avvincente da un bel po’. Sono cresciuto alla corte di grandi autori ed alla scuola di grandi temi, i più svariati… e ciò, se da una parte insegna a riconoscere la vera Bellezza e, dunque, la vera Arte, dall’altra acuisce ed esaspera quel senso critico… che fa prendere le distanze, inesorabilmente, da ciò che viene definita “letteratura contemporanea”!

Chi, come me, ha fatto della lettura la propria principale ragione di vita, nutrendosi quotidianamente di mostri sacri della Letteratura di ogni latitudine ed epoca (l’amore per essa mi ha condannato a vivere), mal digerisce coloro che, oggi, nemmeno possono definirsi “emuli” di quelli!

La buona Letteratura, oggigiorno, langue! E non aggiungo altro perché critico letterario non sono; sono un poeta e scrivo (o meglio, tento di scrivere) emozioni e sentimenti (i miei), non saggi (su altri). Per fortuna, però, ci sono le eccezioni; anche oggi c’è, nonostante tutto, chi sa scrivere e scrivere storie che ti tengono incollato alla pagina: Smaldone, senza alcun dubbio, è uno di questi!

Non sono contro gli sperimentalismi in generale, né contro le sperimentazioni sulla Lingua in particolare; so quanto esse siano utili a sondare possibilità altre al di là dei confini del già conosciuto e già sperimentato dalla quotidianità dell’uso. Ma so, pure, quanto sia arduo ed intrigante al contempo per uno scrittore genuino puntare oltre… muovendosi all’interno di spazi e regole ben precise, soprattutto quando tali spazi e tali regole ben precise attengono, costituendolo, il proprio linguaggio, la propria Lingua e, quindi, la propria forma mentis.

Se da un lato, come ho asserito poco sopra, le sperimentazioni linguistiche per sondare nuovi tipi di espressione cercano di ringiovanire quel linguaggio e la sua conseguente estrinsecazione ritenuta sorpassata dall’impietosa usura temporale, dall’altro inquina fatalmente la purezza ed il nitore di quella stessa Lingua che rappresenta l’identità storico-culturale del popolo di una nazione.

Smaldone è uno scrittore che appartiene a buon diritto alla schiera dei genuini; uno di quelli, cioè, che spiega le vele del suo genio non per oltrepassare le Colonne d’Ercole del linguaggio e scoprire, così, nuove terre ma, più modestamente e superbamente insieme, per approfondire, con gli strumenti a disposizione, la conoscenza di terre già conosciute, ma sbrigativamente… compito, come si diceva, più impegnativo! Una sorta di legame indissolubile con le proprie radici e con la volontà tenace di studiare a fondo ciò che è sotto gli occhi tentando di giungere al nucleo e, dunque, all’essenza del Senso!

Il romanzo, che consiglio a tutti di leggere e di leggere come sempre deve leggersi la buona Letteratura, e cioè come un esercizio del cuore prima ancora che del pensiero, si pone sulla scìa di quella che va sotto il nome (limitante, ma paradossalmente preciso nella sua limitatezza) di “letteratura delle scatole cinesi”! Voglio dire, di quel genere singolare che racconta storie su storie, concatenandole l’una all’altra in una sorta di rito di passaggio tra “momenti di essere” di diversi personaggi e più o meno sviluppati.

Illustri antecessori di così illustre prosapia mi son tornati sul proscenio della mente: “Le mille e una notte”; “Frankenstein” della Shelley; “Manoscritto ritrovato a Saragozza” di Potocki; “Cuore di tenebra” di Conrad; “Una scrittura femminile azzurro pallido” di Werfel. Inutile aggiungere parole sui differenti intenti di ciascuna delle opere citate, non è questa la sede per paragoni, paralleli e corrispondenze: il presente scritto non vuole essere, ripeto, pezzo di critica testuale, bensì un’umile segnalazione ad amici piena d’un entusiasmo sincero per un libro assolutamente da leggere e conservare gelosamente nelle librerie dei nostri salotti.

Perché mi ha avvinto il romanzo di Smaldone? Perché è un romanzo che pensa se stesso, come un cervello che col proprio funzionamento cerca di comprendere quel funzionamento! Perché avvince la buona Letteratura? Per un aspetto, incontrovertibile nella sua estrema e disarmante semplicità: la magia dell’evocazione! Cos’è la scrittura se non evocazione e ri-evocazione prodigiosa di esistenze e mondi, propri ed altrui? La Scrittura non possiede i colori della Pittura, non possiede la plasticità della Scultura, non possiede la dinamicità della Cinematografia né possiede l’accuratezza della Fotografia; la Scrittura, in fondo altro non è… che una serie di macchie d’inchiostro su dei lindi fogli di carta! Solo che si tratta di macchie d’inchiostro da qualcuno ben organizzate in differenti strutture, nonché da secoli di prova. E ciò le rende macchie fascinose! Macchie seducenti! Macchie ammalianti… se riescono nell’incanto di evocare il tempo trascorso, i sentimenti provati, le emozioni percepite, insomma tutto l’universo che comprende in un unico abbraccio la Vita!

Ottimo scrittore sarà colui il quale, al pari di un alchimista medievale, da quelle gocce d’inchiostro e da quelle macchie, come ingredienti di ricette magiche, con maestria riuscirà ad ottenere e somministrare pozioni per curare il Dolore di cui è infetto l’animo umano. Smaldone è ottimo alchimista e, dunque, ottimo scrittore. L’arte di Smaldone mi ricorda ciò che scrive Bernanos: “Le piccole cose hanno l’aria di nulla, ma ci danno la pace”; sebbene il concetto, più aderente al Nostro, sia più compiutamente espresso da Pasolini in due suoi versi: … le piccole cose in cui la grandezza della vita in pace si scopre…

Note biografiche:

cms_21100/2v.jpgBartolomeo Smaldone è nato ad Altamura, dove vive ed opera, il 1972. Ha pubblicato svariate sillogi di poesia. Tra le tante si ricordano: "Del vento e del rovescio della medaglia" (2003), "Gente" (2009), "Atomi" (2011), "Poesia semplice" (2014), "La contadina furba, ovvero il sassolino ridotto in polvere che trovò dimora in una scarpa fuori moda" (2016), "Sine die" (2017), "Alta sui gorghi -miscellanea di critica e poesia- (2017), "Sottrazioni" (2018), "Disobbedienza" (2018), "Viene una seconda volta il cane fulvo" (2019),

"Per ischerzo" (2020). Ha al suo attivo anche due romanzi: "Se i tuoi occhi un giorno" (2012) e "Sub noctem" (2016). Sempre nel 2016 pubblica una raccolta di filastrocche dal titolo "Sotto la panca -filastrocche per tutti, o quasi"; mentre nel 2017 dà alle stampe "ABS -apparente buona salute-".

Bartolomeo Smaldone è Presidente del Movimento Culturale Spiragli di Altamura.

Nel 2020 ha vinto il premio “Montale Fuori di Casa” per la Sezione Mediterraneo.

Giovanni Amoruso

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