SCUOLE IN RETE… MA CHE NON SIANO AUTOGOAL

Si parla di far crescere il territorio, ma proprio la collocazione geografica finisce per essere il primo ostacolo

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La Legge 107/2015 ha reso operativo l’art. 7 del DPR 275/99 con cui le scuole possono costituirsi in rete ampliando la propria offerta formativa.

Se è vero che “l’accordo può avere a oggetto attività didattiche, di ricerca, sperimentazione e sviluppo, di formazione e aggiornamento; di amministrazione e contabilità, ferma restando l’autonomia dei singoli bilanci; di acquisto di beni e servizi, di organizzazione e di altre attività coerenti con le finalità istituzionali”, è anche vero che le possibilità offerte dal territorio sono vincolate dallo stesso, dalla sua “conformazione” e dalle possibilità di permettere spostamenti affinché possano essere messe in atto tutte le iniziative eliminando in primis problemi logistici.

Alcune provincie sono più fortunate, in quanto sono maggiormente evolute, hanno lavorato negli anni precedenti innanzitutto dal punto di vista strutturale e morfologico, investendo nell’ambito dei trasporti, e permettendo a tutti, in particolare agli studenti, di potersi muovere percorrendo 40 km in poco più di un quarto d’ora. Tuttavia sono molte le provincie in cui il capoluogo non è posto nel baricentro dell’insieme dei propri comuni, e questo crea di conseguenza possibilità di seria A e di serie B… Purtroppo le scuole che fanno parte di quest’ultima categoria faticano anche a concepire iniziative che possano apportare miglioramenti didattici proprio perché gli ostacoli sono troppo imponenti e difficilmente superabili; assistono passivamente, invece, ad accordi tra le altre scuole che lavorano in sinergia anche con grosse imprese, università, ecc.

Se si parla di inclusione e di tutela del più debole, non è possibile che queste situazioni passino in sordina facendo passare per “abbandonate” le scuole che per essere raggiunte subiscono la morfologia territoriale e dei collegamenti pubblici.

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Tutte le strutture appartengono alla stessa provincia e devono avere le stesse possibilità: dove non si arriva logisticamente sarebbe opportuno trovare strategie e soluzioni per, appunto, permettere alle scuole dei territori svantaggiati, di ampliare la propria offerta formativa magari prendendo accordi con università o enti di formazione affinché possano esserci delle succursali o delle sedi distaccate per non lasciare inerti e inermi gli abitanti del posto. E anche le Istituzioni pubbliche dovrebbero riservare maggiore interesse ai territori più bisognosi di sentirsi inclusi aumentando, magari, la presenza in loco e aprendo al dialogo con le amministrazioni locali.

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La denatalità ha, tra le cause, il mancato apporto delle Istituzioni che possano permettere una crescita che, oltre ad essere un diritto, dovrebbe essere un fatto, e, tra le conseguenze, una lenta e continua sterilità industriale e produttiva che spengono non permettono ad alcun barlume di luce di trapelare nel tunnel della formazione.

Se parliamo di rete, occorre andare in rete, evitando gli autogoal.

Ivano De Luca

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