SCUOLA: TIC, QUESTE SCONOSCIUTE!

Troppi docenti non hanno provveduto all’acquisizione di aggiornate competenze tecnologiche, a danno del sistema e degli studenti

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Il digitale ha rimodulato sicuramente il modo di insegnare, di apprendere, di comunicare, di spiegare un argomento. Di conseguenza, la scuola spesso ha dovuto dar luogo a diverse rivoluzioni - anche strutturalmente importanti - per poter usufruire delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, dette TIC.

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Vi sono state aule adibite o trasformate in laboratori, prima cablati e poi wireless; laboratori mobili per portare il laboratorio in classe e non la classe in laboratorio; sono stati acquistati e installati armadietti, switch, access point, canaline… per far giungere la connessione nelle aule. Ma i docenti, che dovrebbero essere il “mezzo” per il trasferimento del sapere utilizzando come canale proprio la rete di comunicazione digitale, quanto conoscono di questa metodologia tecnologica?

Spesso si legge ancora nelle programmazioni di classe che il digitale è stato utilizzato a livello di metodologia perché è stato realizzato PowerPoint!

Nel 2022, nell’era della condivisione, delle fake news, degli strumenti interattivi, di tutte le applicazioni presenti sul mercato, anche gratuite o fornite dalle case editrici, tra tutti i libri digitali (che non sono la versione PDF del libro cartaceo!), ancora ci sono docenti che concretizzano le loro competenze digitali con un PowerPoint! La scuola è ferma proprio alla penultima fermata, quella che conduce alla stazione dei saperi dei discenti, quella che dovrebbe far scendere le obsolete e ormai radicate metodologie che richiamano la vecchia ECDL e che forse, essendo spesso stati costretti da un’indole innata o per formazione deliberata, a conseguire quei famosi 7 moduli, hanno stoppato l’aggiornamento tecnologico sulle TIC.

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E dall’inizio del fenomeno ECDL il mondo è stato travolto e stravolto, ma ancora i docenti rispolverano quelle competenze in bianco e nero acquisite in tempi sospetti, in tempi in cui l’abbandono del gesso e delle lavagne in ardesia non era sicuramente nelle programmazioni e progettazioni ministeriali… chi ne paga le conseguenze, in fin dei conti, sono sempre i nostri studenti!

Ivano De Luca

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