SCANDALO SESSUALE IN UNA DIOCESI PUGLIESE

Un ex seminarista: «Ho partecipato a delle orge itineranti tra laici e chierici»

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Il vescovo non ammette di prendere lezioni né da giornalisti né da chi ha una vita che diverge dal Vangelo”. Con queste parole esordiva, esattamente due anni fa, mons. Luigi Renna, riferendosi allo scandalo che ha travolto la diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano. Precisamente, nel luglio del 2018 un paesino della provincia di Foggia, di poco più di 2000 anime, si ritrovò a dover fronteggiare uno scandalo senza precedenti: sui cellulari della piccola comunità arrivarono, da fonte tutt’ora ignota, diverse foto dell’ex parroco don Michele De Nittis nudo nella propria abitazione. Al di là della veridicità delle foto, l’opinione pubblica del paese si divise, contestando la realtà dei fatti; ma la stessa chiesa diocesana, seppur contro voglia, ammise la terribile vicenda. Il vescovo, ben consapevole della gravità dei fatti, cercò subito di insabbiare tutto, scaricando la colpa sui cittadini di Candela, negando addirittura il segno di pace nelle celebrazioni quotidiane. Un gesto veramente grave, che ha fatto parlare in lungo e in largo, ma al vescovo non interessava, perché il suo unico obiettivo era quello di non far trapelare la notizia. Ovviamente gli episodi che si stavano verificando a Candela, finirono sotto la lente di ingrandimento della stampa locale e nazionale.

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A rompere il ghiaccio sulla vicenda ci pensò Francesco Mangiacapra, famosissimo escort di prelati, con il suo dossier che continua a far tremare la Chiesa italiana. Lo stesso Mangiacapra, rispondendo alla nostra redazione, ha rilasciato in queste ore un’esaustiva memoria dei fatti, ponendo numerosi interrogativi: “Una partita a scacchi, quella del mons. Renna, alla ricerca della verità sul caso di don De Nittis, che non è finita ma che continua con uno spostamento di pedine. C’è stata poca chiarezza da parte del vescovo e ad oggi non si capisce se si sia mai svolto un processo canonico o se, piuttosto, tutto si sia sommariamente risolto con una semplice ammonizione”.

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In realtà, il diritto canonico (Cic 1983) non prevede che la pena sia resa pubblica ai fedeli, ma quanto meno si invita alla chiarezza e alla trasparenza verso il popolo di Dio. Nel contempo, il vescovo parla di un processo svolto nei confronti del parroco De Nittis; un procedimento resosi necessario dopo la testimonianza di un laico (ex seminarista) che ammette di aver partecipato a festini erotici in cui era presente anche don Michele De Nittis: “Ho partecipato alle orge itineranti che si sarebbero consumate tra laici e chierici in quel di Candela”. Pertanto oltre allo scandalo delle foto hot si aggiunge quest’altro elemento di vitale importanza, dove si evince un sistema ben collaudato di incontri a luci rosse tra parroci e laici. Da quello che emerge, l’ex parroco del paese al confine con la Campania, era ben avvezzo a questi spostamenti che chiariscono in maniera ineccepibile una piaga da sempre presente all’interno della chiesa.

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A risvegliare il malumore e le perplessità della comunità di Candela e dell’opinione pubblica italiana, comunque, ci ha pensato lo stesso vescovo Luigi Renna, apparendo in diretta tv e sui canali della diocesi con don De Nittis. Nella nostra ricerca, abbiamo trovato delle foto recenti su Facebook in cui il vescovo della Diocesi Cerignola-Ascoli Satriano è don De Nittis, sono ritratti mentre celebrano messa insieme. Uno schiaffo morale a tanti fedeli che hanno sofferto a causa di questa vicenda, ma il vescovo ha ben pensato di reintrodurre il sacerdote in sordina, buttandosi alle spalle, come se nulla fosse, tutti i precedenti.

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Francesco Mangiacapra che, come detto prima, ha un peso importante con le sue rilevazioni, durante la breve intervista rilasciata all’InternationalwebPost, ha aggiunto: “A mio avviso, il tutto dovrebbe passare da un ravvedimento e soprattutto dalle scuse pubbliche da parte di un sacerdote che ha degli obblighi morali. Inoltre, bisogna anche tenere conto del fatto che in questa storia sono intervenuti a testimoniare dei soggetti terzi, per questo il vescovo non dovrebbe continuare a gestire questa situazione senza esprimersi, solo per il pretesto di tutelare la buona fama del don (De Nittis, ndr).

cms_19380/0.jpgConcludo auspicando che il vescovo possa presto chiarire pubblicamente le sorti e il futuro di don Michele De Nittis, per ribadire alla sua comunità di continuare a rappresentare degnamente non solo l’autorevolezza della propria mitria ma soprattutto i doveri morali che essa rappresenta”.

La verità avrà vita difficile fino a quando non si deciderà di lasciare spazio al Vangelo. Gli interessi personali e la paura di uno scandalo non devono minare le basi di nessuna comunità cristiana. Nessun vescovo o sacerdote ha il diritto di abusare della ingenuità del popolo fedele, perché esso merita rispetto e comprensione. Tutto questo si spera che si possa risolvere nel più breve tempi possibile, perché certe vicende indeboliscono la credibilità della chiesa.

Giuseppe Capano

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