SAPERE, PENSARE E PARLARE CHIARO È LEGGEREZZA

Bisogna nutrire e far indossare lenti di ingrandimento alla mente e al cuore, per guardare dentro in tutti i campi, e poi dell’oltre essenziale colto, invisibile agli occhi

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Pensare è indispensabile! Il termine deriva dalla madrelingua latina, etimologicamente rimanda a pesare, valutare, esaminare e, pur per le altre sfumature, mette in campo un coinvolgimento della mente nell’ambito immaginativo, elaborativo, sentimentale. Impegnativo, pensare! Sembrerebbe così e in specie nella nostra era della rapidità, dell’istantaneità, dell’immagine, e anche della delega progressiva all’intelligenza artificiale, del meccanicismo da catena di montaggio, dell’omologazione da bestiame tipica dei soggetti che trascorrono l’esistenza come le pecore che, a dir di Sallustio,la natura ha creato prone a terra e schiave del ventre, che seguono semplici e quiete, a dir di Dante, le altre senza sapere il perché. Eppure la “pensosità” è leggerezza. Ossimoro, apparente! Condiviso spontaneamente da chi conosce il grande Calvino, il quale intende proprio leggerezza per pensosità, “la leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso”. Il termine leggerezza potrebbe indurre ad equivocare, ma solo chi è volteggiante come una piuma, frivolo come una cicala, superficiale come la polvere che si deposita sul piano, astratto dalla realtà che non riesce a leggere né comprendere. La non “pensosità” autentica o simulata, perfida quanto mai, si nutre del caos e genera caos, non quel disordine che esprime libertà in contrapposizione all’ordine formale, retorico, di apparenza, imposto, ma ingarbugliamento del filo che non si riesce a sbrogliare, disordine da puzzle senza le tessere confacenti, paradossalmente, secondo l’etimologia greca, voragine, abisso, in cui gli elementi sono a sé stanti dunque vi è mancanza di incontro, comunicazione. La leggerezza del Pensare scaturisce dalla logica che sottende all’analisi, alla disamina, alla comprensione del tutto, del corso del vivere, dunque è linearità come lo scorrere di un lento maestoso tranquillizzante fiume, è bellezza della verità a cui puoi giungere o meno ma nell’autenticità e purezza del pensiero, è libertà e forza di non permettere a nessuno di renderti schiavo della pesantezza ignorante e tergiversante, è competenza, è intelligenza che si coniuga con la cultura, magistra vitae, risultando anche logos, arguzia, ironia, ludico sorriso.

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Confusione, confondere, confusi sono termini ricorrenti oggi, scaturenti da modi vivendi disturbanti, devianti, ansiogeni, particolarmente al tempo del Covid, e non solo, e in tanti ambiti che punteggiano il caos che ci avvolge. Ciò non dovrebbe verificarsi mai, specialmente in un momento in cui pensare con rigore morale e “competenziale”, esplicitando chiaramente, in quanto la parola è pensiero, dovrebbe essere alla base di tutto. Pensare è diritto e dovere, lasciando l’esercizio deduttivo aristotelico alla peculiarità dei dotti e degli accademici, in maniera induttiva partendo dai dati reali, per avere sempre di mira il progresso della verità e del bene, da cui non si dovrebbe mai prescindere, nel volere che si determinino le condizioni perché si mettano le ali al pensiero. Pensare è conquista democratica nel momento in cui, riconoscendosi come principio che tutti gli uomini sono uguali, hanno stessi diritti, a nessuno deve essere impedito in primis di “sapere”. La conoscenza è libertà, Tutti gli uomini desiderano sapere, Aristotele docet; siamo allegri, dunque, recandoci, partecipando al banchetto del sapere, a cui, come scrive Dante nel “Convivio”, siedono i dotti ma il pane e le vivande sono distribuiti a tutti.

Secondariamente, a nessuno deve essere impedito consapevolmente o occultamente, di “pensare" o viceversa permesso di “far pensare” manipolando. Nel corso della storia è stato purtroppo messo in atto, fuor di metafora, come ci testimonia, esemplarmente dal punto di vista letterario, George Orwell in 1984, riguardo alla sudditanza del pensiero, ma ciò si verifica sempre, con strategie mutevoli, nuove e variegate. Allo stesso modo nessuno dovrebbe mai rinunciare a pensare (e chi ne ha gli strumenti, dovrebbe prodigarsi perché sia permesso a tutti) è un atto di rispetto nei confronti propri e degli altri, l’interlocuzione con i quali, attraversata dalla chiarezza, esplica le condizioni per esserlo vicendevolmente, con onestà, linearità, dignità. Sapere e pensare servono inoltre a fronteggiare e scardinare il pensiero che dà voce all’inganno e alla strumentalizzazione, in ogni settore, sociale e privato. Da sempre, come magistralmente scrive Aristofane nella commedia Le nuvole, Il Discorso migliore si scontra con il Discorso peggiore. La parola è materializzazione del pensiero che si vuole esplicitare, a cui dunque è connessa intimamente. Strumento di comunicazione e interazione formidabile, a cui affidiamo il nostro essere pensante, che merita di essere curato e preservato dalla corruzione e contaminazione. Fondamentale la chiarezza, non la superficialità, la sciatteria, quale elemento significativo di dignità. La locuzione “Vir bonus dicendi peritus” di Catone, ripresa da Seneca, ci ricorda che naturalmente la chiarezza del dire e dunque del pensiero devono essere al servizio dell’onestà, il quid, il centro nodale di tutto. Honestum è vivere secondo le attitudini della natura, scrive nel “De officiis” Cicerone, e dunque coincide con l’utile. Tale pensiero dovrebbe essere la linfa vitale di tutto, assioma della vita individuale, collettiva, sociale, lavorativa, politica! Fondamentale, dunque, il pilastro della cultura, in tutte le sue diramazioni che abbracciano non solo lo scibile, le competenze ma anche l’humanitas valoriale e civile. Un vademecum di vita, da seguire in ogni campo, nella condivisione e collaborazione, nell’eguale considerazione del piccolo e del grande, dell’alto e del basso. Come scrive Machiavelli, per vedere bene la pianura, questa si deve osservare dalla montagna, per vedere bene la montagna, questa si deve osservare dalla pianura. “Pensare” è ricchezza, "compagnia", ma se infarcito di arte, di letteratura, ti salva anche la vita, come accadde a Primo Levi che, nel lager rivolgendo il suo pensiero all’Ulisse dantesco, riusciva a trovare la forza di vivere, sopravvivendo in quell’abisso del nulla. È inoltre memoria da custodire, radici sotto una terra battuta, robusto vigore della quercia e rinverdita speranza di un filo d’erba.

Il “pensiero” è “una farfalla gialla che vola sopra i fili spinati”, Liliana Segre. È anche una musica ben orchestrata, un dipinto, un affresco tinteggiati con chiarezza, precisione, è una poesia che ti fa immergere nei suoi ritmi, per poi andare oltre, nella sfera delle emozioni, con le sensazioni dell’anima, coi rintocchi del cuore, con la magia dell’ abbandonarsi, mentre la confusione, il dubbio costituiscono un muro pesante, bloccante, ingombrante, che graffia, ottunde, che impedisce quella leggerezza alata del pensiero che fa schiudere le porte dell’oltre magico, in cui ci si può inoltrare senza la ben diversa realtà ossimorica quale è la superficiale leggerezza murante e incatenante. La leggerezza pensosa ci fa destrutturare, smontare e vedere i meccanismi, le identità dell’ingranaggio Uomo, come ci suggerisce Pirandello, quella pascoliana riversata sulla conoscenza e chiarezza epitetica ci fa inoltrare in modo incredibile nel mondo onirico, impressionista. Il limone è un agrume dal succo aspro ma Montale ci dice che la chiarezza anche terminologica rimanda ed evoca altro, l’asprezza, la solarità, la salubrità, la peculiarità della propria terra, il ricordo che ti lascia nell’anima, la gioia cromatica rallegrante, il contrasto di cui è intessuta tutta la vita.

Cogito ergo sum. Cogitare vuol dire agitare dentro la propria mente. Cogitiamo, agitiamo, fuor dall’immobilismo, le nostre menti, afferriamo il soffio leggero ma forte del sentirci padroni del nostro essere.

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Non è comune crederci ma in realtà semplice e meraviglioso trapassar dalla pensosità, chiarezza di pensiero, di parola e onestà intellettuale a quel mondo magico che tutti ricerchiamo in cui non è fuori luogo il viver autentico da fanciulli, la bellezza dei sentimenti, il canto di un poeta, la musica di un pittore, la speranza che una bacchetta magica ti faccia colloquiare con l’amica luna e baciare dalle stelle.

Cettina Bongiovanni

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