SANZIONI PER MINSK

Bielorussia, via libera degli ambasciatori europei a nuove misure contro il regime

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Si allunga la lista nera per la Bielorussia. Secondo quanto si apprende da fonti diplomatiche europee, gli ambasciatori riunitisi nel Coreper hanno dato il via libera alla quinta tornata di sanzioni a danno di 17 persone e 11 entità legate al regime di Minsk. Fattualmente queste punizioni da black list consistono nel congelamento dei beni e nel divieto di viaggi all’interno dell’Unione Europea. Questo nuovo provvedimento sarà pubblicato nella giornata odierna, a seguito della sua avvenuta adozione formale, all’interno della Gazzetta ufficiale europea. All’interno dell’elenco dei cattivi ci sono anche Belshina e Belorusneft: la prima è uno dei principali produttori statali di veicoli, mentre la seconda è una società operante nel settore petrolchimico. E sono in buona compagnia: ci saranno sanzioni anche per la compagnia di bandiera Belavia, la società di charter siriana Cham Wings Airlines, alberghi, tour operatori e agenzie di viaggi che hanno fatto sì che fosse facilitato l’ingresso di migranti in Lituania, Lettonia e Polonia.

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Questo per utilizzarli contro le frontiere dell’Unione Europea. Il Comitato Europeo dei Rappresentati permanenti, o Coreper, accentua dunque la crisi umanitaria e diplomatica al confine tra Bielorussia e Polonia. Due giorni fa, in una riunione NATO, Stoltenberg e Blinken avevano preannunciato una risposta veemente nell’ambito di questa crisi. Entrambi puntano il dito contro il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, accusato appunto di utilizzare i migranti vulnerabili per minare l’equilibrio dell’Europa. Per quanto riguarda la Polonia, il capo di stato Andrzej Duda ha presentato un disegno di legge che pone il veto all’accesso nell’area di confine con la Bielorussia alle ONG e ai giornalisti.

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Per entrare in questa zona grigia, ma che in realtà sembra più un campo minato, sarà obbligatorio ottenere un permesso dalle guardie di frontiera, che potranno decidere se concederlo o meno a loro discrezione. Secondo quanto riferisce la stampa polacca la legge è entrata ufficialmente in vigore dopo il termine dello stato di emergenza, che Varsavia aveva fatto partire il 2 settembre per contrastare l’afflusso di migranti. L’altro fronte importante in gioco è quello ucraino: il presidente Volodymyr Zelensky ha asserito che l’Ucraina non potrà prendere voce in capitolo senza colloqui diretti con la Russia e la NATO, cui chiede segnali forti come il sostegno nelle operazioni militari, scelta alla quale pare costretto: “se agiamo in modo coordinato saremo in grado di esercitare deterrenza su Putin e di demotivarlo dallo scegliere lo scenario peggiore, che è l’operazione militare”.

Francesco Bulzis

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