SANZIONI: LE CONTROMISURE CINESI

Pechino sul piede di guerra contro gli Stati occidentali

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La Cina ha approvato una nuova legge volta a contrastare le sanzioni imposte da altri Paesi, mentre Pechino tenta in ogni modo di fronteggiare la crescente pressione degli Stati Uniti e dell’UE sul commercio e sui diritti umani, insieme alla volontà, ribadita nell’ambito del G7, di far luce sull’origine del Coronavirus, che potrebbe rivelarsi, dopo le moltissime smentite dell’ultimo anno e mezzo, davvero causato da un incidente di laboratorio a Wuhan. La nuova legge controbatte punto su punto alle misure restrittive adottate da Paesi stranieri nei confronti di cittadini e aziende cinesi. Misure che, secondo Pechino, sarebbero in violazione della legge internazionale o dei principi di base delle relazioni internazionali e interferirebbero negli affari interni della Repubblica Popolare Cinese. Tra le contromisure previste dalla legge figurano "il rifiuto del visto, il divieto di ingresso, l’espulsione e il sequestro e congelamento di beni di individui o imprese che aderiscano alle sanzioni straniere contro imprese o funzionari cinesi". In parole povere, qualunque agente economico, che sia individuo o impresa, che rispetti le leggi decise dagli Stati occidentali i quali si sono opposti alle palesi violazioni del diritto internazionale e dei basilari diritti umani da parte di una Cina dall’aspetto sempre più imperialista, che ha già soggiogato Hong Kong e si appresta a fare lo stesso con Taiwan, rischierà gravissime conseguenze nel momento in cui dovesse trovarsi nel territorio cinese.

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E non solo: potrebbero essere colpiti anche i parenti di chi dovesse essere ritenuto “colpevole” di partecipare alle sanzioni contro la dittatura cinese. Una misura, questa in particolare, fuori da ogni logica e da ogni buon senso. Per quanto la Cina affermi, nella premessa della nuova legge, di continuare ad aspirare ad una “politica estera pacifica, indipendente e autogovernativa e aderente ai cinque principi di rispetto reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale, non aggressione, non ingerenza negli affari interni, uguaglianza e mutuo vantaggio e coesistenza pacifica”, la rabbia che esprimono queste contromisure dimostra tutt’altro.

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Ciò vale a maggior ragione se si pensa che esse arrivano non a seguito di nuove sanzioni implementate dall’Occidente, bensì a soli due giorni di distanza dall’approvazione, da parte del Senato USA, di una semplice legge sugli investimenti, che prevede 250 miliardi per ricerca e sviluppo e per il settore dei microcomponenti ad alta tecnologia, dove la Cina possedeva quasi il monopolio a livello mondiale. Il governo di Pechino, di fronte ad una misura di ciò che altro non è che un tentativo legittimo di operare una concorrenza sul mercato, si è però infuriato al punto da definire la misura americana un’“interferenza negli affari interni della Cina”, nonché l’effetto di una “illusione paranoica” di un’America “egemonica”. Di fronte al risveglio di un Occidente troppo a lungo dormiente di fronte al tentativo della Cina di ribaltare l’ordine mondiale e plasmarlo a propria immagine e somiglianza, Pechino ha perso completamente ogni atteggiamento diplomatico, ed è passato ad un atteggiamento di estrema aggressività: la Cina non può infatti permettersi di fallire l’assalto alla leadership economica mondiale. Che sia l’inizio di una nuova Guerra Fredda?

Giulio Negri

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