SANDRA MONDAINI & RAIMONDO VIANELLO

Istantanee d’autore

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Per gran parte degli anni nei quali ho avuto i miei incontri e le mie frequentazioni “speciali”, non era disponibile la tecnologia odierna, che ci permette di cogliere qualsiasi attimo vogliamo immortalare.

Di molti incontri non ho alcuna foto, di molti ne ho fortuitamente solo una.

E’ il caso di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.

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Ero appena diciottenne quando incontrai la prima volta la signora Sandra.

Seppi che aveva deciso di ritirarsi e che aveva aperto una boutique a Roma, di fronte al teatro Sistina.

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E in una delle mie prime escursioni alla conquista della capitale, andai a farle visita.

Con una ingenuità ormai introvabile e irripetibile, le raccontai i miei propositi e le chiesi consigli.

Ricordo che mi trattò con grande dolcezza.

Col senno di poi penso che le facesse tenerezza la mia ignoranza e la mia spontaneità.

La donna con cui parlavo era lontanissima da quella che eravamo abituati a vedere.

Mi colpì quel velo di tristezza che mi disorientava e che associai, a distanza di anni, a una sorta di delusione che l’ambiente di lavoro le aveva inferto.

Molto tempo dopo, ottenni un’intervista da Raimondo Vianello, che mi invitò a casa sua.

Allora vivevano a Roma, nei pressi della via Cassia.

Ero un pò intimorito per quell’incontro, conoscendo la sua tagliente ironia e immaginando una certa sua insofferenza verso tutto ciò che è banale.

Il Vianello con cui mi trovai a conversare fu, inaspettatamente, un uomo cordiale, disponibile, gentile.

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Mi tranquillizzai rapidamente e fu davvero piacevole.

Solo dopo molto tempo entrò nel salotto la signora Sandra ed era ciò che speravo che accadesse. Avevo portato con me la nostra prima foto, che le mostrai, raccontandole quanto mi avesse fatto piacere il nostro primo incontro.

Al che Vianello intervenne dicendo: “Ah ti ha dato dei consigli, allora non seguirli, se sei ancora in tempo”

E lei: “Se ti sta dando i suoi, tu assecondalo. Basta dirgli sempre di si per comprartelo”.

Ridevo ricordando rapidamente quanti battibecchi avevo visto tra loro in TV.

Questo era un siparietto per me solo, che mi godei sentendomi ancora una volta privilegiato.

Ricordo solo una delle domande che gli feci, dicendogli che mi sembrava alquanto un orso, racchiuso nel suo mondo, che guardava tutti dall’alto (della sua ironia) in basso. Si mise a ridere di gusto dicendo che nessuno mai l’aveva definito così.

Ma ricordo la sua reazione ma non la sua risposta.

Ripensando a quel giorno posso dire che mi è rimasta addosso una sensazione di serenità: quella stanza in cui non arrivava alcun rumore dall’esterno, arredata con colori tenui, i loro movimenti e il loro modo di parlare pacato, la mia percezione di trovarmi di fronte a due entità riuscite ad entrare e a stabilirsi nella mente e nel cuore di un intero Paese.

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A due protagonisti delle favole televisive della mia infanzia e della mia adolescenza.

Anni dopo ebbi occasione di lavorare con Vianello, che conduceva un programma preserale molto seguito.

Quella leggerezza (calviniana) che avevo gustato a casa sua, la ritrovavo nel suo lavoro.

Non di rado ci raggiungeva nel salottino di attesa degli ospiti per intrattenersi con noi.

Lo osservavo, per esempio, trattare con deferenza Tino Carraro e poi ironizzare con Massimo Boldi, passando con disinvoltura da una dimensione all’altra.

In un’occasione, presumendo ingenuamente che si potesse ricordare di me, gli chiesi se rammentasse di essere stato definito un orso.

Col suo tipico tono burlone mi rispose: “Ah ecco, mi sembrava di averti già visto, tu sei quello dell’orso! pensa che, dopo che sei andato via, l’ho raccontato a mia moglie e mi ha risposto che eri un ragazzo perspicace. Quindi anche lei l’aveva pensato....”

Non l’ho mai visto preoccupato o in ansia.

La sua schiettezza e il suo non essere ingessato in un ruolo ufficiale gli permettevano quella leggiadria che fu per me una lezione fondamentale di comportamento.

Un principio che mi ha consentito spesso di sdrammatizzare situazioni e affrontarle con maggiore sicurezza.

Al di là dell’aspetto artistico, ho qualche altra ragione per ricordarli con grande affetto.

(Le foto sono di proprietà dell’autore)

Giacomo Carlucci

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