Rogue One

Quando lo spin-off è meglio della saga

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“Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana..”

Così i primi attimi di Rogue One - A Star Wars Story, ma poi le cose cambiano, virando in qualcosa di inaspettato.Non ci sono i consueti titoli in evidenza che scorrono, accompagnati dalle celeberrime note sinfoniche della marcia di John Williams, non c’è quello che ti aspetteresti, eppure tutto è comunque familiare.È da subito evidente che la rotta seguita da Gareth Edwards segue stelle che portano in un’altra direzione, all’interno di uno stile di narrazione diverso dal solito.Il primo spin-off della serie va ben oltre quello a cui abbiamo assistito un anno fa col settimo episodio della saga diretto da J.J. Abrams.

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Non siamo davanti a un’operazione più o meno nostalgica, ma a una novità autentica.Una ventata di freschezza destinata a lasciare il segno.Rogue One introduce elementi mai visti, riuscendo ad incardinarli all’interno dell’universo di Star Wars, pur mantenendone le linee guida e coniugando alla perfezione tutti gli elementi.La storia si muove in modo del tutto autonomo, sebbene si riallacci all’Episodio IV della saga, il primissimo Guerre Stellari, quello del 1977,che tutti abbiamo amato.Ricordate la famosa “Morte Nera”, l’Arma Suprema dell’Impero, dotata di una potenza distruttiva in grado di distruggere un pianeta?Ricordate quel manipolo di uomini, appena accennati, che avevano rubato i piani di sviluppo contenenti il modo per distruggerla?Ebbene questa è la loro storia.Per la prima volta personaggi secondari della leggenda diventano protagonisti.

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Se Rogue One convince, se è il più coinvolgente della saga dai tempi della prima trilogia, è perchè i suoi personaggi hanno tratti realistici, quasi si muovessero all’interno di un Guerre Stellari apocrifo, per certi versi eretico ma che riesce - e qui sta l’impresa – a compiacere anche i fans più accaniti.Dunque a suo modo rivoluzionario.Le figure di riferimento di quest’universo cambiano, in dimensioni prospettiche diversificate.L’iconico Darth Vader o il governatore Tarkin - fatto “rivivere” dalla CGI, essendo Peter Cushing, che lo interpretava, scomparso nel 1994 - vengono relegati ai margini.Gli odierni riferimenti sono figure che hanno vissuto da sempre nelle pieghe della storia, e che oggi si scoprono eroi, loro malgrado.Alle originarie radici western volute da Lucas, Edwards sostituisce quellequelle del War Movie.Eroi spesso solitari, una semi “sporca dozzina” di personaggi assolutamente indovinati, ben tratteggiati da attori in forma, su tutti la bella e convincente Felicity Jones, il cui modo d’essere fa vivere una protagonista che funziona alla grande: Jyn Erso.Così come funzionano il pilota imperiale disertore Bodhi Rook , di Riz Ahmed, o la coppia Cirruth e Baze, il primo una sorta di versione orientale di Jedi, il secondo una formidabile spalla che sembra uscire da un cartone vintage.E ancora Diego Luna nei panni di un tormentato e politicamente (quasi) scorretto Capitano Cassian.

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Che dire poi del droide K2SO, con un ruolo di alleggerimento, in stile con i suoi predecessori, ma dotato oggi di un sarcasmo che ne fa un personaggio molto dei nostri tempi.La prima parte del lungometraggio introduce con maestria il gruppo, delineando le singole figure, con spunti di carattere introspettivo non propriamente usuali in tali pellicole.La grandiosità della suggestione visiva in questa fase non manca di certo.Rimarrà negli annali la distruzione di una città di chiaro stampo medio orientale per mano della Morte Nera, generatrice di un grandissimo impatto che non può non richiamare nella mente dello spettatore la tragicità dei nostri giorni, un chiaro riferimento attuale al dramma infinito di quelle aree del globo.Nella seconda parte troviamo battaglie classicamente in stile star wars, nello spazio, alternate ad altre su terra stile “D-Day” che sono il preludio, attimo dopo attimo, dell’epicità di una fine che incombe, epilogo per nulla scontato di una missione suicida.Ciò che accadrà dopo lo sappiamo tutti.Ci ha accompagnato per quasi quarant’anni, facendoci sognare e da oggi anche commuovere.Un inaspettato affresco quello dipinto in questo capitolo, che ha nella speranza la sua sottile linea rossa, indelebile filo conduttore.In suo nome si fanno cose impossibili.

Nel mondo di Star Wars tutti la chiamano : “La Forza”.

Massimo Lupi

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