Ritratti del cinema. Marty Feldman

Lo stralunato sguardo di un geniale folletto

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Naso rimodellato da un incontro giovanile di boxe, occhi "fuori dalle orbite" a causa di gravi problemi alla tiroide, aspetto straordinariamente singolare e irresistibilmente comico.Lui, Marty Feldman, avrebbe travalicato i limiti fisici dell’esistenza, entrando di diritto nel "club degli immortali", per la strabiliante interpretazione del servo/assistente del dottor Frankenstein, il gobbo Igor...anzi "Aigor" in quel capolavoro del mondo della celluloide firmato Mel Brooks, commistione di genio e demenza divenuta parodia, da tutti amata e conosciuta col nome di Frankenstein Junior.Il nostro Marty nasce a Londra nel 1934, figlio di ebrei ucraini, Karl Feldman e Maria Kabanov.All’età di quindici anni abbandona gli studi, sognando di diventare un trombettista jazz e maturando solo più tardi la sua innata vocazione: far ridere la gente.Inizia la carriera attoriale lavorando ad alcune commedie in teatri minori, sviluppando pian piano una comicità tratteggiata da una vena surreale, secondo l’esempio dei suoi idoli di sempre: Buster Keaton e i fratelli Marx.

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Nel gennaio 1959 sposa Lauretta Sullivan, che gli resterà accanto fino alla sua morte.In quel periodo, raggiunse un enorme successo partecipando a programmi radiofonici, in coppia con Barry Took, ma nel 1961 seri problemi tiroidei anticiparono quello che di lì a poco gli sconvolse i connotati: il Morbo di Basedow-Graves. Una benedizione in senso artistico. La sua faccia divenne una maschera surreale, trasudante comicità allo stato puro e ben presto lo rese un’icona. I suoi spettacoli radiofonici e televisivi in patria lanciarono nuovi talenti, tra questi i futuri componenti dei "Monty Python", Michael Palin, Terry Jones e John Cleese.In tutto il Regno Unito si diffusero i suoi modi di dire e le sue battute esilaranti. La BBC lo incaricò di realizzare spettacoli nella veste di protagonista assoluto. Negli Stati Uniti il successo arrivò con le gag nel famoso Dean Martin Show, che lo portò a divenire ospite fisso di molte trasmissioni.

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Ma la consacrazione della notorietà arrivò con il " Marty Feldman’s Comedy Machine", uno show tutto suo, meglio conosciuto dalle nostre parti come "L’occhio che uccide".Il 1974 è l’anno della svolta. Young Frankenstein raccoglie un successo sbalorditivo, grazie anche alla sua caratterizzazione, fatta di battute estemporanee fuori del copione, di sguardi sapientemente dosati e di uno strabismo artatamente accentuato.Accanto a Gene Wilder, si dimostra in grado di tratteggiare un personaggio surreale "orribilmente simpatico", con la sua gobba “mobile” capace di spostarsi, sotto il manto nero, da destra a sinistra.Una rivisitazione in chiave parodistica geniale, l’Opera Summa’ di Mel Brooks, un cult-movie divenutoriferimentodi spensieratezza a tinte piacevolmente macabre. Girata in un suggestivo bianco e nero, che in alcune sequenze utilizza gli stessi attrezzi di scena usati nei film degli anni ’30 ai quali esplicitamente si richiama, costò tre milioni di dollari e ne incassò 90 solo negli Stati Uniti. Conquistando l’immaginario collettivo di una platea planetaria, ha elevato i protagonisti ad eroi di celluloide senza tempo.

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Incoraggiato da tale risultato, Marty partecipò a altri progetti. Un anno dopo, a fianco dell’amico Gene Wilder, recitò ne " Il fratello più furbo di Sherlock Holmes ", e ancora ne " L’ultima follia di Mel Brooks ".L’anno ancora successivo, sull’onda di un’inarrestabile ascesa, esordì come regista con " Io, Beau Geste e la legione straniera", altra parodia sui film di genere.Durante la lavorazione di "Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo" un attacco di cuore spazzò prematuramente la sua parabola artistica.Appena quarantottenne, si spense pochi giorni dopo, il 2 dicembre 1982, nella sua camera d’albergo a Città del Messico.La sua tomba si trova al Forest Lawn Memorial Park di Los Angeles, accanto a quella del suo mito, Buster Keaton. “Aigor”, invece non potrà mai andar via.

…..“Sono troppo vecchio per morire giovane, e troppo giovane per crescere”...

(Marty Feldman)

Massimo Lupi

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