Rileggendo POESIA – SILVIO RAMAT

"Labor limae"

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cms_21381/1.jpgSilvio Ramat, inediti appare su POESIA nel dicembre 1989 (n. 12/anno II). In quell’occasione non ci fu neppure un breve cenno biobibliografico, eppure Ramat aveva già cinquant’anni e al suo attivo numerosissime pubblicazioni. Provvediamo ora, a beneficio dei nostri lettori, sebbene non sia semplice condensare in poche righe una vita dedicata alla poesia e alla critica. Silvio Ramat (1939) è nato a Firenze e vive a Padova. La sua attività di critico ha inizio negli anni ’60, nel ’76 è titolare della cattedra di Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università di Padova.

Il numero delle pubblicazioni è davvero considerevole, tanto che ci risulta difficile affermare se sia più grande come poeta o come critico.

Le sue raccolte di poesia: Le feste di una città (Quartiere, 1959), Gli sproni ardenti (Mondadori, 1964), Corpo e cosmo (Scheiwiller, 1973), In parola (Guanda, 1977), L’inverno delle teorie (Mondadori, 1980), L’arte del primo sonno (San Marco dei Giustiniani, 1984), In piena prosa (Amadeus, 1987), Orto e nido (Garzanti, 1987), Una fonte (Crocetti, 1988), Serials (Biblioteca Cominiana, 1988), Ventagli (Amadeus, 1991), Pomerania (Crocetti, 1993), Numeri primi (Marsilio, 1996), Il gioco e la candela (Crocetti, 1997), Le rose della cina (Medusa, 1998), Per more (Crocetti, 2000), Mia madre un secolo (Marsilio, 2002), Tutte le poesie 1958-2005 (Interlinea, 2006), Uno di quei rami (Panda, 2008), Banco di prova. Racconto in versi (Marsilio, 2011), Il canzoniere dell’amico espatriato (Nomos, 2012), La dirimpettaia e altri affanni (Mondadori, 2013), Elis Island. Poesie da un esilio (Mondadori, 2015), Fuori stagioni (Crocetti, 2018). Un autoritratto è La buona fede. Memoria e letteratura (Moretti & Vitali, 2011). Come critico ha pubblicato: Montale (Vallecchi, 1965), L’ermetismo (La Nuova Italia, 1969), Storia della poesia italiana del Novecento (Mursia, 1976), Protonovecento (Il Saggiatore 1978), L’acacia ferita e altri saggi su Montale (Marsilio, 1986), I sogni di Costantino (Mursia, 1988), Particolari (Mursia, 1992), La poesia italiana 1903-1943. Quarantuno titoli esemplari (Marsilio, 1997), Il lungo amore del secolo breve-Saggi sulla poesia novecentesca (Cesati, 2010), informazioni che ricaviamo dal sito https://www.italian-poetry.org/silvio-ramat/.

cms_21381/silvio-ramat-295696.jpgCinzia Demi ha affermato: Conosco Silvio Ramat da sempre come poeta. All’epoca di questo articolo posso raccontare di averlo incontrato personalmente, circa un anno fa, ad un evento di lettura di poesie, organizzato a Padova, all’interno della Fiera delle Parole, un grande contenitore culturale nel quale confluiscono eventi di letteratura, teatro e poesia. Da buon toscano mi è sembrato subito una persona molto incline all’ironia e all’autoironia, propria anche dei grandi poeti fondatori della nostra civiltà letteraria: penso a Dante e Boccaccio, ad Angiolieri e alla cerchia del Berni. La sua poesia mi ha appassionato perché vi ritrovo in parte quegli stessi fondamenti, e in sostanza quella liricità tipica degli autori del nostro primo novecento, quegli autori che egli stesso cita nella propria poesia, o che si ritrovano giustamente presenti, qua e là nella versificazione dei suoi testi. Maurizio Cucchi così si è espresso sulla sua opera recente: “presenta il carattere di una generosità affabile molto rara nella poesia” diventando “dunque un’opera di invidiabile freschezza”. Silvio Ramat: un signore e un galantuomo. Quella “generosità affidabile” che caratterizza le sue opere è anche quella della sua persona.

Labor limae

Che io sappia orientarmi, esservi guida,
è una vostra illusione. Non lo nego,
vissi in questa città, in questo rione
forse metà della mia vita; e adesso
neppure il sole mi sembra lo stesso
da come bagna il piede delle case,
mutato il chiasso del genere umano,
modificato il profilo dei tetti,
stravolti i profumi che ancora piovono
da tigli acacie ligustri (per chi?).
Fate conto che io sia giunto qui
da forestiero – esperto di crocicchi
e labirinti, più che di passioni –
e venite dietro di me, non siamo
al tramonto della lunga giornata.
Qualcosa troveremo: forse l’ultima
frasca sull’ultima osteria rimasta,
forse il sospiro di un’ultima rima
perduta nel travaglio della lima.

Raffaele Floris

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