RUSSIA

La corsa contro il tempo per salvare l’Archivio di Memorial

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L’archivio di Memorial Internazionale, frutto di più di trent’anni di lavoro di migliaia di volontari e familiari delle vittime delle repressioni in Urss, "rischia di essere sottratto all’associazione", nel caso in cui il 28 sarà respinto il ricorso in appello e quindi confermata la sentenza che ne impone la chiusura. Per questo, come raccontano fonti dell’organizzazione all’Adnkronos, gli attivisti a Mosca in questi giorni stanno "scannerizzando a tutto spiano" i documenti dell’archivio nato nel 1989, insieme all’organizzazione, mano a mano che le persone inviavano spontaneamente materiale, fotografie e memorie autografe, racconti in prima persona, o di familiari e amici detenuti nel gulag o comunque colpiti dal terrore e dalle altre ondate di repressione.

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L’archivio aperto al pubblico, consultabile senza restrizioni, che fa capo a Memorial internazionale è in realtà diviso in diverse collezioni: l’archivio della Storia del Gulag (1918-1956), quello sulla Storia del dissenso in URSS (1953-1987), la raccolta di documenti sugli Ostarbaiter, Archivio del concorso scolastico "L’individuo nella Storia: Russia, ventesimo secolo" (Memorial lavora molto con le scuole), la collezione di materiali audio e video, il Centro di storia orale e biografie, l’Archivio fotografico. Fanno parte di questo fondo i documenti fotocopiati in archivi di Stato ora non più accessibili, aperti per un breve periodo negli anni Novanta, fra cui quelli dell’Nkvd e del Kgb. "Una parziale digitalizzazione è stata fatta - il lavoro abbandonato nel 2005 è disponibile online e all’Istituto di storia sociale di Amsterdam, ndr - ed è in corso, ma è certo che non sarà completata entro la fine del mese".

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"In caso di chiusura, è possibile che Memorial Internazionale sia costretta a spostare le sue attività nell’Unione Europea (mentre è difficile pensare al trasferimento dell’archivio vero e proprio), "un’operazione che non sarà facile e per la quale serviranno fondi". Memorial Italia, come Memorial Germania, Francia e Repubblica Ceca ha avviato una raccolta di fondi, proprio per sostenere l’eventuale trasferimento delle attività di Memorial Internazionale che "mai come ora ha bisogno del nostro sostegno, sia materiale sia in termini di iniziative pubbliche", sottolinea Memorial Italia, organizzazione ispirata ai valori di Memorial internazionale ma indipendente.

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"Le sentenze contro Memorial ci impediscono di finanziare direttamente il loro lavoro in Russia, in particolare per preservare l’archivio, ma è importante adesso raccogliere fondi per organizzare iniziative con e a favore di Memorial Internazionale nell’Unione Europea".

Il contributo "volontario e straordinario per aiutarci a sostenere Memorial Internazionale nel contesto di crisi in cui è costretto ad operare" può essere versato sul conto intestato a MEMORIAL ITALIA, con IBAN: IT71K0306909606100000129084 e causale "Donazione a supporto di Memorial Internazionale"). Memorial Italia si impegna a "tenere informati tutti i donatori su come saranno utilizzati i fondi inviati e - come sempre - su tutte le attività dell’associazione in questo momento drammatico per Memorial Internazionale e, in generale, per le sorti della società civile in Russia".

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Prigionieri al lavoro (dall’Archivio fotografico di Memorial Internazionale)

"Lo scopo dell’archivio - si ricorda- è quello di preservare la memoria di pagine tragiche della storia della Russia e di raccogliere testimonianze storiche sul terrore di stato e sulle sue vittime, sulla resistenza contro il regime e sulla difficile vita quotidiana del popolo sovietico". "L’archivio a Mosca offre, a chi lo desideri, anche consulenza e assistenza per trovare informazioni su parenti vittime delle repressioni e sui loro luoghi di esecuzione e di sepoltura, così come assistenza per ottenere i documenti necessari alla loro riabilitazione ufficiale, e per fare richiesta in modo da ricevere le indennità previste dallo stato".

La questione degli archivi in Russia à cruciale nel momento in cui, come ora, la politica cerca di appropriarsi della storia per riscriverne interi capitoli e i giudici esplicitamente accusano Memorial di "distorcere la storia". Gli storici non nascondono la loro preoccupazione anche perché all’Archivio di Stato russo, che pure è ancora aperto, molti documenti sono scomparsi o resi inaccessibili.

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Il giorno prima della sentenza contro Memorial Internazionale, lo scorso dicembre, era stata estesa da 13 a 15 anni la condanna per lo storico Yuri Dmitriev, presidente di Memorial Karelia che era stato arrestato nel dicembre del 2016, dopo che, ad agosto, si era esposto criticando l’annessione della Crimea da parte della Russia e le politiche di Mosca per l’Ucraina. Occasione per queste sue dichiarazioni era stata la commemorazioni delle vittime della foresta di Sandarmokh - le fosse comuni con i resti di 6.100 vittime del terrore staliniano, uccise fra il 1937 e il 1938, che Dmitriev aveva scoperto in Karelia.

A Sandarmokh - dove la Società per la storia militare russa ha iniziato nel 2018 scavi nel sito proprio per riscrivere la storia, vale a dire per cercare resti di prigionieri di guerra sovietici uccisi dai finlandesi fra il 1941 e il 1944- moltissime delle vittime sepolte nelle fosse comuni sono ucraine, esponenti del ’Rinascimento ucraino’, il movimento culturale, dei giovani intellettuali dei primi anni dell’Urss, che furono quasi tutti arrestati e molti fucilati proprio in quella foresta, il luogo fisico in cui è stata eliminata la possibilità di creare una Ucraina indipendente.

(fonte AdnKronos - foto dal web)

Redazione

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