ROSI BRAIDOTTI, IL PENSIERO NOMADE (II^ PARTE)

Oltre il genere. Femminismo e post-umanismo

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Il nomadismo

Nel ripensare la sessualità senza generi, il fattore essenziale di questa economia politica nomadica non è il genere, né la razza, ma il punto di partenza è la materia vivente che è sempre già sessuata.

Per Lacan, esiste una matrice originale del potere: il momento del significante maestro e magistrale è il fallo, la matrice del potere, tutto coniugato al singolare. Al contrario, Deleuze, in ”Logica del senso”, nell’”Antiedipo” e in tutti i lavori successivi, afferma che non esiste la matrice del potere. Per Deleuze e Guattari, scrivendo su Foucault, il potere è una situazione strategica continua, non è l’istante della caduta dell’uomo che nel momento in cui entra nel campo del simbolico, ne esce mutilato per sempre.

Il potere è nei meccanismi costanti di cattura e di resistenza da parte di una materia corporea, affettiva, relazionale e trasversale, che riesce a battersi per negoziare e resistere alle forze con le quali si confronta. Questo non significa che la resistenza vinca, ma esiste e si auto-organizza. Una politica del posizionamento non può prescindere dal linguaggio, ma neanche dal corpo, inteso come un’intersezione tra biologico, simbolico e sociale.

cms_27150/2_1660442866.jpgPer offrire forme di resistenza e smantellare linee di demarcazione antiquate, in “Madri, mostri e macchine” Braidotti mette in luce un’ affinità elettiva tra il femminile, il mostruoso e la tecnica, considerati ‘poli negativi’ e alterità assolute, ma in cui la fusione tra umano e tecnologico diventa il punto centrale per la nuova visione della soggettività.

Quello femminile è sempre stato il teatro dell’universo capitalista neoliberale, che ormai ha catturato tutte le specie negli ingranaggi dell’economia globale e sotto l’imperativo del mercato.

C’è tutta una tradizione nel femminismo che si interroga su come la scienza e la tecnologia manipolano, sfruttano e in un certo senso distruggono e danneggiano i corpi, la materia, il femminile, il materno.

Questa tradizione fa parte dell’ecofemminismo da sempre.

cms_27150/0.jpgSecondo Braidotti, il grande cambiamento è che con le scienze e le tecnologie contemporanee non siamo più nello sfruttamento, ma nella riproduzione e ricreazione della materia. Oggi la materia si fabbrica con le nanotecnologie, con le cellule staminali, con i codici del digitale, con gli algoritmi e con i codici genetici.

Quindi siamo davvero nella produzione del vivente. Si parla di invenzioni di mondi e di forme di vita possibili.

Esiste ormai un’intimità tra noi e le diverse tecnologie che è una cosa nuova rispetto al passato e cambia completamente il dibattito. Per offrire forme di resistenza e smantellare linee di demarcazione antiquate, una politica del corpo passa attraverso l’ibridazione e la mediazione tecnologica.

Nel rapporto tra umano e tecnologia, la filosofia della scienza, soprattutto francese, si interroga sulla tecnologia e se possa esistere un suo dominio assoluto. “Oggi c’è una tecnologia – afferma Braidotti - molto auto-organizzata e trasversale nei confronti delle specie e delle categorie. Sto pensando in modo particolare ai sistemi numerici di calcolo e di computazione, che forniscono per esempio tutti i calcoli per l’economia globale.

Ormai la tecnologia si auto-corregge, si auto-organizza con sistemi di calcolo velocissimi o con computer che fanno cose che il nostro cervello non riesce a leggere – qui rientra anche la questione dei droni preferiti dai militari. È proprio questa velocità e questa super-capacità dei sistemi di calcolo e di computazione che fa della tecnologia qualcosa di diverso: un superumano in un certo senso, ma che regola la nostra vita quotidiana con grandi livelli d’intimità”.

Guattari c’insegna che l’auto-poiesis tecnologica costituisce l’orizzonte del nostro divenire e forse anche di una nuova fase evolutiva per la nostra specie – basta guardare la velocità con la quale le più giovani generazioni si sono adattati ai nuove media e tecnologie, per capire che qualcosa di grosso si è messo in moto nelle strutture cerebrali, neuronali e cognitive che ci compongono.

La questione è che cosa siamo nel processo del divenire, ma questa domanda per i neo-spinozisti si poneva anche prima, prima che l’orizzonte fosse tecnologicamente mediato, quando ancora si parlava di “natura”. Quindi sul piano concettuale qui non c’è crisi, ma progresso.

C’è un’intimità ma anche un’autonomia dei sistemi di calcolo ed è per quello che i lavori interessanti nella teoria dei media, sono proprio sui sistemi di programmazione, sugli algoritmi, sui sistemi di calcolo che portano alla creazione di certi tipi di rete, di scambio di informazioni, che poi sono capaci di auto-organizzarsi.

Tra l’uomo e l’altro uomo, le macchine, gli animali c’è una relazionalità ontologica positiva che non tiene in considerazione il negativo, il precipizio su cui è sospeso il faccia a faccia con l’altro. In questa proposta filosofica l’azione politica non si risolve necessariamente in opposizione e il monismo spinozista viene alla luce come una sorta di pacifismo ontologico.

MA CHE COSA E’IL PACIFISMO ONTOLOGICO?

PER UN’ETICA RELAZIONALE

cms_27150/3.jpgLa questione del pacifismo ontologico mette al centro di tutto il dibattito la questione dell’etica, un’etica che non è morale, né un sistema normativo che attribuisce valori più o meno positivi ad un certo tipo di comportamento o di pensiero. È piuttosto un sistema di codificazione delle forze, forze che sono relazioni molteplici con altri, umani e non umani, tecnologici, indotti, etc.

L’etica spinozista consiste nel privilegiare una relazione affermativa che ci apre alle infinite possibilità del divenire, una relazione di ricezione può essere passiva, ma anche apertura alle infinite forze e flussi di divenire, come quel “boato di energia cosmica” che struttura tutta la nostra relazionalità. Il rapporto etico è qui ciò che ci apre alle possibilità, una relazione non etica invece è quella che ci chiude nel narcisismo e paranoia dell’individuo moderno.

C’è all’interno della nostra corporalità, della nostra stessa immanenza radicale, un sistema di controllo: sono i limiti di ciò che un corpo è capace di fare, un corpo che è sempre materia intelligente, cervello incorporato. Il monismo è infatti un rapporto di intima connessione tra il cervello e il resto del corpo. Questa materia conosce i suoi limiti e sono i limiti della nostra pelle, i limiti del nostro posizionamento, i limiti del nostro antropomorfismo, che è una grande ricchezza a differenza dell’antropocentrismo.

L’antropomorfismo è, in questa etica postumana, la casa, mentre l’antropocentrismo è un delirio di onnipotenza. Essere questo tipo di materia, essere questo corpo implica tutta una serie di limiti che ci permettono di funzionare, di andare avanti e di contenere le forze all’interno di ciò che un corpo è capace di fare e di divenire nella soggettività relazionale.

L’etica di cui si parla nell’antropomorfismo, è un’etica vissuta, pragmatica, situata, che permette di evitare da una parte i deliri di onnipotenza e dall’altra di rinchiudersi in un discorso di pura opposizione negativa. Si tratta di un’etica, non di una morale, è la grande scommessa di Spinoza secondo cui l’essere umano, l’organismo che noi siamo, è un organismo – come segnalava Freud – che tende e si orienta verso il piacere, l’affermazione, la gioia e non verso la tristezza, la negazione e la paranoia.

C’è un conatus, un desiderio di esprimere questa forza affermativa che ci proietta9 avanti. Questa è la grande scommessa che segna inevitabilmente una differenza dal pessimismo di altre scuole filosofiche che partono da altre premesse. Avere il coraggio di desiderare l’affermazione è la scommessa etica di Spinoza, grande fonte d’ispirazione filosofica per la nostra epoca. In questo solco, l’ontologia processuale in cui è inscritto il concetto nomade di soggetto postumano è una forte etica eco-filosofica.

IL SOGGETTO NOMADE

cms_27150/4.jpgLa “contro-memoria attiva” del nomade resiste alla soggettività dominante, è il discrimine tra il futuro passato dell’esule e il passato prossimo dell’immigrato.

Come si colloca questa presa di coscienza del presente come “il migliore dei mondi postumani possibili” che si accompagna a un esito gioioso e a una speranza visionaria nel futuro, inteso come “oggetto attivo del desiderio”, in cui convergono cura, empatia e responsabilità, tutte aspirazioni dalla spiccata tendenza umanista ?

C’è una concezione diversa di temporalità, un diverso rapporto con il tempo? Mentre il soggetto nomade e il postumano si appoggiano a vicenda, fanno parte di due momenti del tempo, due temporalità diverse. Nella riscrittura del libro “Soggetti Nomadi” del 2011, nel capitolo “Contesti e generazioni”, Braidotti contestualizza il nomadismo del pensiero, che è un discorso d’opposizione, una cartografia delle condizioni di potere che da una parte ci condizionano e dall’altra ci valorizzano.

Nel contempo, il pensiero nomade è critica, ma è anche creatività e il postumano si collega al discorso sull’etica affermativa, che già si trovava in “Trasposizioni”. In questo modo si passa al livello della temporalità pura e diffusa del divenire, in un discorso più propositivo ed affermativo.

Se il politico è la costruzione di avvenire e di divenire sostenibili, il soggetto nomade attualizza forme di divenire che si scontrano con condizioni reali, materiali, semiotiche e simboliche e negozia con esse. Il momento politico non va inteso solo come negativo e opposizione – e rientrerebbe in questo tutto il discorso sulla violenza – ma il politico o la politica è un’attività in un certo senso ascetica e modesta di far avvenire, possibilità, progettualità, relazioni, azioni, pensiero, valori.

Si aprono così degli orizzonti del possibile che implicano un grande distacco dalla negatività che ci circonda. Ma come confrontarsi con gli orrori che sono ogni giorno sempre più atroci? Come continuare ad avere un atteggiamento politico ed etico propositivo ed affermativo?

Il lavoro del pensiero propositivo -, che agisce in favore della dignità femminile contro le disuguaglianze, per la giustizia inter-generazionale, per affermare mondi possibili, ontologicamente pacifici, creativi e pieni di possibilità, in un pensiero critico e creativo che difende un’etica affermativa -, fa un lavoro di proposizione e porta avanti un discorso di speranza.

La politica comporta entrambi questi aspetti, che si completano a vicenda: infatti, non si tratta di scegliere tra l’uno e l’altro, non si sceglie tra prigione e morte o affermazione e gioia. Tutto dipende da come uno interpreta il proprio ruolo, ed è anche una questione di temperature esistenziali, di senso della propria presenza nel mondo, sia di pensiero che di progettualità, facendo del proprio agire nel mondo, un’etica affermativa ed un discorso di speranza.

(Fine)

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Bibliografia generale

Rosi Braidotti, “Il postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte” (trad. it. di A. Balzano, DeriveApprodi 2014); “Dissonanze”, 1991; “Trasposizioni”, 2008; “In metamorfosi: Verso una teoria materialistica del divenire”, 2003;“Madri, Mostri e Macchine”, 2021; “Nuovi soggetti nomadi”, 2002;“Baby Boomers”, 2003

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Gabriella Bianco

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