ROMA (Terza parte)

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Roma ha oltre due millenni di storia alle spalle, ha vissuto invasioni barbariche e stragi silenziose, bagni di sangue e pellegrinaggi, giubilei ed eccidi. Passeggiando per il centro capita ancora di trovare angoli nascosti, sconosciuti, vicoli ciechi sotto cui si nascondono antiche strade, edifici dimenticati. E Roma, come altre città italiane, ha i suoi lati oscuri, i suoi misteri, i suoi fantasmi. Iniziamo dal più noto, quello di Beatrice Cenci. La sventurata era figlia di un uomo violento, Francesco, che non rispettava la seconda moglie e maltrattava i figli; si mormorava che avesse rapporti incestuosi anche con la povera Beatrice. Finché un giorno lei, la matrigna e i suoi fratelli lo uccisero.

cms_8045/2.jpgPurtroppo, il loro piano per non essere scoperti andò in malora, e vennero tutti condannati a morte dal papa Clemente VIII. Decapitata la matrigna prima, Beatrice poi, colpito con un maglio e squartato il fratello, solo l’ultimo venne risparmiato, anche se privato di tutti i suoi beni. L’anima tormentata di Beatrice non trovò pace nemmeno da morta in quanto, durante l’occupazione francese di Roma nel 1798, un soldato aprì la sua tomba e giocò a palla col suo cranio. Così il suo fantasma torna a vagare su Ponte Sant’Angelo, nella notte tra il 10 e l’11 settembre. Se vedrete poggiata, sulla balaustra in marmo del ponte, una giovane donna piangente, donatele un sorriso, e spezzerete un altro anello della sua catena. Mentre, se siete su Ponte Sisto e vedete una carrozza nera, fatevi da parte, è la Pimpaccia, Donna Olimpia Maidalchini. Costei era una donna di bassa estrazione che, grazie alla sua bellezza e alla sua astuzia, riuscì a sposare due uomini ricchi e potenti; l’ultimo, soprattutto, era anche nobile, fratello del Papa Innocenzo X, di lei cui divenne consigliera. Con la morte del cognato però, ormai defunto anche il marito, venne esiliata, non prima di essersi impossessata di alcune casse contenenti oro. Nonostante l’ordine di restituirlo, lei si rifiutò, finché non morì di peste nel 1657. Ma evidentemente non trova pace nemmeno lei, perciò dinanzi alla carrozza scansatevi, o verrete investiti.

cms_8045/3.jpgA volte i fantasmi si manifestano in modi strani, come nel caso di Costanza De Cupis. Questa donna, vissuta nel 1600 in via dell’Anima, dietro Piazza Navona, aveva delle mani che destavano ammirazione per quanto belle, però un giorno una profezia da parte di un uomo, forse un frate, decretò che le avrebbe perdute. Lei spaventata si ritirò in casa, non osava uscire per timore di un incidente: il suo tempo lo passava a cucire finché, pungendosi con un ago, prese una infezione che portò prima all’amputazione di una mano e poi alla perdita della vita. Allora, se passeggiando per via dell’Anima nelle notti di luna piena, alzate lo sguardo verso una finestra di un palazzetto accanto a Palazzo Pamphilji, non vi stupite se vedrete una mano che carezza un vetro: è solo uno spirito che cerca di raggiungere la sua padrona.

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Ci sono molti altri fantasmi nella città eterna, da quelli degli invasori barbari che, sembra, si vedano affacciandosi dal Muro Torto, a Villa Borghese, a quello dell’ombra del marchese De Marchettis che si getta nel vuoto all’incrocio tra via dei Quattro Venti e via San Calepodio, e a quello degli incappucciati sull’Isola Tiberina. Ma se dovesse capitarvi di incontrarne uno, e voleste allontanare la sua anima da voi, non dovrete far altro che recarvi in una erboristeria vicino Largo Argentina, lì dove sembra comparire a Marzo il fantasma di Giulio Cesare. Quando entrate chiedete pure un rimedio per i fantasmi, a quanto sembra sono richieste che ricevono spesso, e vi daranno dell’incenso, da utilizzare seguendo un determinato rituale. Ma decidete bene, perché poi quell’anima che vi stava accanto non tornerà mai più, e vi lascerà in un mondo sempre più tecnologico e con sempre meno mistero.

Paolo Varese

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